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Spese citofono: come si dividono?

2 Aprile 2020
Spese citofono: come si dividono?

Rottura del tasto di un citofono esterno: la spesa va addebitata al proprietario dell’appartamento o a tutto il condominio?

Quando in condominio si parla di ripartizione spese del citofono c’è sempre qualche dubbio da chiarire. Tra chi va diviso l’esborso necessario alla riparazione dell’impianto comune? Se il guasto riguarda un solo tasto, quello cioè di collegamento a un singolo appartamento, l’addebito va posto a carico del proprietario di quest’ultimo o a tutti gli altri partecipanti al condominio? E che succede nell’ipotesi in cui il condomìnio sia costituito da più scale e per, ciascuna di esse, sia previsto un autonomo citofono?

In questo brevissimo articolo faremo il punto della situazione, cercando di spiegare quali sono le regole sulla ripartizione spese citofono condominiale. Ma procediamo con ordine. 

Rottura di un tasto del citofono condominiale: chi paga?

Secondo la giurisprudenza l’impianto citofonico, essendo un impianto al servizio di tutti i condòmini, è un bene condominiale ossia di proprietà di tutti gli inquilini. Ne consegue che le spese per la riparazione del citofono condominiale vanno ripartite tra tutti i proprietari degli appartamenti. La modalità di ripartizione, in ossequio alla regola generale prevista dall’art. 1123 del codice civile, dovrà avvenire secondo i rispettivi millesimi di proprietà. 

Non importa, inoltre, quale parte del citofono sia interessata dal guasto: se anche dovesse trattarsi del tasto relativo al collegamento a un singolo appartamento, il costo dell’intervento dovrà essere addebitato sulla collettività e non sul proprietario di quest’ultimo.

Se anche si dovesse accertare che la rottura dell’impianto citofonico condominiale è imputabile a un atto vandalico o a un comportamento colpevole di uno dei condomini, non è possibile addebitare su quest’ultimo la spesa per l’intervento eseguito dalla ditta di riparazioni. Difatti il condomìnio non ha il potere di richiedere il risarcimento del danno a uno dei condomini, neanche nel caso in cui sia conclamata la sua responsabilità per un uso non corretto del bene comune. Affinché ciò possa avvenire è necessario infatti che l’amministratore agisca in sede civile, dinanzi al giudice, per ottenere una sentenza di condanna del colpevole della rottura. Solo il magistrato può valutare la sussistenza di una eventuale responsabilità del singolo e addebitargli l’esatto ammontare del risarcimento.

Se poi la rottura dovesse essere imputabile all’opera di terzi (si pensi al caso del classico scherzo della cosiddetta “zeppa”), il proprietario dell’appartamento non è tenuto a risponderne, non essendo questi responsabile per condotte estranee alla sua sfera.

Guasto citofono: quando paga il singolo condomino?

La giurisprudenza ritiene che la pulsantiera esterna, così come le condutture per il passaggio dei cavi sino al punto di diramazione all’interno delle singole proprietà esclusive, sia di proprietà comune della singola scala a cui essa si riferisce. 

Invece, a partire da tale punto di diramazione, ogni eventuale guasto – ivi compreso quello relativo alla cornetta del citofono all’interno dell’appartamento – riguarda il singolo condomino che dovrà sopportare la spesa per intero.

Rottura del citofono di una scala: chi paga?

In presenza di un condominio ove ogni scala è dotata di un autonomo citofono, la ripartizione della spesa relativa alle riparazioni del singolo impianto dovrà essere effettuata a carico solo di coloro che ne usufruiscono e non di tutto il condominio. 

Secondo la giurisprudenza [1]: «Nel sistema di comunicazione tra ciascun appartamento condominiale e l’esterno (citofono) possono distinguersi parti comuni (il quadro esterno e comunque tutta la parte dell’impianto che precede la diramazione dei cavi in direzione delle singole unità abitative) e parti di proprietà esclusiva dei singoli condomini. Da ciò la necessità di distinguere, anche in sede di riparto delle spese di installazione, la parte comune da quelle di proprietà individuale: di esse, la prima va divisa tra i condomini interessati all’impianto mentre le seconde gravano interamente su ciascun condomino in ragione della loro obiettiva entità».


note

[1] Trib. Bologna sent. del 22.05.1998.


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