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Morte del debitore prima del pignoramento

20 Giugno 2020 | Autore:
Morte del debitore prima del pignoramento

Titolo esecutivo, precetto e pignoramento: qual è la procedura per l’esecuzione forzata? Cosa succede se il debitore muore prima dell’espropriazione?

Ti sei rivolto a un avvocato per recuperare un vecchio credito che vanti nei confronti di una persona che ti deve dei soldi da molto tempo. Dopo numerosi solleciti, decidi di ricorrere in tribunale: ottieni così un decreto ingiuntivo che il tuo legale provvede a notificare al debitore. Questi continua a non pagare. Si passa così alla notifica del precetto. Non ti resta ora che procedere con l’esecuzione forzata: hai in mente di pignorargli lo stipendio. Nel frattempo, però, il debitore muore a causa di un sinistro stradale. Cosa succede nel caso di morte del debitore prima del pignoramento?

Il problema non è di poco conto, in quanto il decesso del debitore rischia di compromettere l’intera procedura, fino a quel punto lunga e costosa. Cosa deve fare il creditore per recuperare ciò che gli spetta? Se il debitore muore prima del pignoramento, l’esecuzione forzata potrà essere fatta nei confronti degli eredi oppure bisognerà ricominciare da capo? Se l’argomento ti interessa, magari perché anche ti trovi in questa situazione, ti consiglio di prenderti cinque minuti di tempo e di proseguire nella lettura: vedremo insieme cosa fare se il debitore muore prima che abbia avuto inizio il pignoramento.

Pignoramento: cos’è?

Prima di spiegare cosa fare nel caso in cui il debitore sia morto prima del pignoramento, devo necessariamente spiegarti cos’è il pignoramento e a cosa serve.

Il pignoramento è un atto con cui si ingiunge al debitore di astenersi dal compiere qualsiasi condotta diretta a sottrarre alla garanzia del creditore i beni preordinati all’esecuzione forzata [1].

Il pignoramento è un semplice avviso, predisposto dal creditore e notificato a mezzo ufficiale giudiziario, attraverso il quale si comunica al debitore che gli è assolutamente proibito di disporre di alcuni suoi beni e, in particolare, di quelli che il creditore ha “preso di mira” con l’esecuzione forzata che ha intrapreso.

Di conseguenza, se ad esempio l’espropriazione è di tipo immobiliare, l’atto di pignoramento dirà al debitore di non disporre della propria abitazione poiché essa è destinata, mediante assegnazione diretta oppure vendita all’asta, a soddisfare il credito della controparte.

Pignoramento: a caso serve?

Ebbene, devi sapere che l’effetto principale del pignoramento è quello di rendere inopponibili al creditore gli atti di disposizione che il debitore compie sui beni oggetto di pignoramento.

Se il debitore dovesse contravvenire, gli atti compiuti sarebbero comunque inopponibili, cioè inefficaci nei confronti del creditore.

Detto in termini un po’ più giuridici, il pignoramento crea sul bene un vincolo di indisponibilità, nel senso che, dal pignoramento in avanti, il bene sarà preordinato a soddisfare il diritto del creditore.

Pignoramento ed esecuzione forzata

Il pignoramento è strettamente collegato all’esecuzione forzata. Mentre quest’ultima individua l’intero procedimento che porterà il debitore ad adempiere coattivamente, anche contro la propria volontà, il pignoramento costituisce l’atto introduttivo dell’esecuzione forzata [2].

Il pignoramento, dunque, fa parte dell’esecuzione forzata e ne rappresenta la prima, necessaria tappa verso la realizzazione delle pretesa creditoria. Detto ancora in altri termini: l’esecuzione (o espropriazione) forzata è il tutto, mentre il pignoramento ne è solo una parte.

Debitore muore prima di pignoramento: cosa succede?

Per cominciare l’esecuzione forzata e, dunque, prima di procedere alla notifica del pignoramento, occorre essere in possesso di un valido titolo esecutivo che giustifichi la pretesa del creditore. Il titolo può essere una sentenza, un decreto ingiuntivo, un’ordinanza, una cambiale, ecc.

Mettiamo il caso che tu abbia un valido decreto ingiuntivo, oramai esecutivo, nei confronti del tuo debitore. Dopo avergli notificato titolo e precetto (cioè l’atto con cui si intima di adempiere all’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non inferiore a dieci giorni [3]), scopri però che il debitore è morto. Cosa fare a questo punto? Cosa succede se il debitore muore prima dell’inizio dell’esecuzione forzata?

La risposta ci proviene direttamente dalla legge. Secondo il codice di procedura civile [4], il titolo esecutivo contro il defunto ha efficacia contro gli eredi; l’unico limite è che si può loro notificare il precetto soltanto dopo dieci giorni dalla notificazione del titolo.

Dunque, anche se il debitore dovesse morire quando si ha già un titolo esecutivo contro di lui ma non è stato ancora notificato il pignoramento, è possibile salvare il proprio diritto di credito e agire nei confronti degli eredi.

Nel caso in cui il decesso del debitore sia avvenuto dopo la formazione del titolo, ma prima della sua notifica, la legge impone che tra la notifica agli eredi del titolo e del precetto intercorra il termine minimo di dieci giorni, per dare agli stessi la possibilità di venire a conoscenza dell’esistenza del titolo garantendo un tempo minimo per adempiere spontaneamente o apprestare eventuali difese.

Al contrario, la legge non impone alcun obbligo di notificare nuovamente il titolo esecutivo ed il precetto agli eredi di una persona defunta alla quale siano già stati notificati sia l’uno che l’altro.

Dunque, se il debitore muore prima che abbia avuto inizio l’esecuzione forzata, è possibile agire contro gli eredi: si assiste pertanto a un fenomeno di ampliamento della portata soggettiva del titolo esecutivo rispetto all’indicazione letterale del titolo stesso.

Decesso debitore: contro quali eredi agire?

Nel caso di morte del debitore prima del pignoramento il creditore potrà avvalersi del medesimo titolo esecutivo (sentenza, decreto ingiuntivo, ecc.) che aveva ottenuto nei riguardi del debitore per poter agire contro i suoi eredi. Questo lo abbiamo detto.

Il problema del pignoramento in caso di morte del debitore è quello di individuare esattamente contro quali eredi agire.

Metti il caso che si voglia procedere all’espropriazione di un bene immobile: in tale evenienza, sarà necessario capire a quale erede è stata trasmessa la proprietà dell’immobile stesso.

Dunque, nel caso di morte del debitore prima del pignoramento, il creditore dovrà avere cura di accertarsi quali siano i reali eredi del defunto e quali beni abbiano acquisito dall’asse ereditario.

Peraltro, è appena il caso di ricordare che si diventa eredi a tutti gli effetti solamente a seguito di accettazione (tacita o espressa) dell’eredità.

Non è da escludere, poi, che gli eredi, essendo a conoscenza del debitore del defunto, abbiano deciso di accettare l’eredità con beneficio d’inventario: ciò comporterebbe la possibilità del creditore di aggredire solamente il patrimonio costituente l’asse ereditario, non anche quello dei singoli eredi.

Dunque, nel caso di morte del debitore prima del pignoramento, per poter procedere con sicurezza nei confronti degli eredi occorre effettuare un’indagine affinché si venga a conoscenza non solo dei nominativi di suddetti eredi, ma anche della quota di eredità che hanno acquistato.

Se il creditore vuole notificare il pignoramento per poi procedere all’espropriazione immobiliare, dovrà effettuare le dovute verifiche alla conservatoria dei beni immobili affinché possa risalire al nuovo proprietario del bene.

La notifica collettiva agli eredi

La legge prevede una speciale notifica agevolata, la quale consente al creditore di risparmiare tempo e fatica.

Secondo il codice di procedura civile, entro un anno dalla morte, la notificazione del titolo esecutivo e del precetto può farsi agli eredi collettivamente e impersonalmente, nell’ultimo domicilio del defunto.

A parere della giurisprudenza [5], la notificazione agli eredi della parte defunta, in via di principio, va effettuata personalmente a ciascuno di essi. La forma di notificazione collettiva, facoltativamente consentita sulla base della presunzione di sussistenza di un rapporto di fatto con l’ultimo domicilio del defunto, non può essere utilizzata oltre il periodo stabilito dalla legge (decorso il quale tale presunzione di conoscenza viene meno) o all’infuori dei casi in cui essa è riconosciuta dall’ordinamento.

Dunque, il creditore che deve comunicare il titolo e il precetto agli eredi può farlo notificando tali atti presso il domicilio del defunto, non oltre un anno dalla sua morte: entro tale limite di tempo la legge opera una presunzione di conoscenza da parte degli eredi.

Si badi bene, però: è da escludere che la notifica impersonale e collettiva possa estendersi al pignoramento. Ciò significa che l’atto di pignoramento dovrà essere notificato solo e soltanto al singolo erede contro cui si decide di procedere con l’esecuzione forzata.


note

[1] Art. 492 cod. proc. civ.

[2] Art. 491 cod. proc. civ.

[3] Art. 480 cod. proc. civ.

[4] Art. 477 cod. proc. civ.

[5] Cass., sent. n. 20680 del 25.09.2009.

Autore immagine: Canva.com


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