Coronavirus, come difenderti se hai un partner violento

2 Aprile 2020
Coronavirus, come difenderti se hai un partner violento

L’obbligo di restare a casa non vale per chi è in pericolo. I consigli del ministero delle Pari opportunità e della famiglia a chi subisce violenza domestica.

Si parlava da tempo della necessità di pensare a degli strumenti per aiutare le vittime di violenza domestica, per lo più donne, in questo particolare momento. Avevamo già visto come alcune istituzioni siano corse ai ripari (leggi l’articolo: Coronavirus e uomini violenti, le donne come si difendono?), ma erano iniziative singole cui mancava la garanzia dell’unità d’intenti. La pandemia di Coronavirus ci costringe a sacrificare alcune libertà per proteggere la salute. Se lo facciamo a malincuore, ma con la convinzione che sia necessario per difenderci e non sovraccaricare il sistema sanitario, per alcune persone stare a casa tutto il giorno col proprio partner, in realtà, mette ancor più in pericolo.

L’ultimo femminicidio è di pochi giorni fa: Lorena Quaranta, siciliana di 27 anni, studentessa di Medicina, è stata strangolata dal fidanzato Antonio De Pace, infermiere di un anno più grande, che ha detto di averlo fatto perché “gli aveva trasmesso il Coronavirus”. Spiegazione fornita in stato confusionale e che, comunque, non convince gli inquirenti, anche perché pare che i tamponi eseguiti sulla coppia fossero stati entrambi negativi.

Le misure eccezionali prese dal governo, finora, hanno fatto registrare una generale diminuzione dei reati. Ma non sappiamo ancora se questo valga anche per lo specifico della violenza domestica. Certo è che la situazione rischia di aumentare lo stress dovuto all’isolamento e al fatto che per tanti, avere più tempo per starsene in casa e riflettere, sia poco sostenibile psicologicamente.

Per questo motivo il ministero della Famiglia e delle Pari opportunità ha predisposto un vademecum per le donne vittime di violenza, ad hoc per questa fase di emergenza. Come si legge sul sito del ministero, si tratta di un protocollo d’intesa firmato tra il ministro delle Pari opportunità Elena Bonetti, il presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti Italiani (Fofi), Andrea Mandelli, il presidente di Federfarma Marco Cossolo e il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi. Contiene alcune semplici linee di comportamento salvavita. E ricorda che la violenza domestica è una causa di giustificazione per la quale si può derogare all’obbligo di restare in casa.

Sul documento si legge, infatti, che “la quarantena stabilita dagli ultimi provvedimenti varati dal governo richiede a ogni cittadino di rimanere a casa, ma questo non significa che le donne vittima di violenza debbano sentirsi prigioniere dentro le mura domestiche. È possibile allontanarsi da casa oltre che per motivi di lavoro o di salute, anche per motivi di necessità, come è quella di vivere una situazione di estremo pericolo in casa”.

E la raccomandazione alle donne: “Se vuoi lasciare il tuo partner violento ma non sai come procurarti l’autocertificazione per uscire, ricorda che non è necessario perché le forze dell’ordine hanno una copia della dichiarazione ed è prevista la possibilità di lasciare la casa per motivi di estrema necessità”.

Come difendersi con l’obbligo di restare a casa

Ecco i consigli del vademecum:

  • non rivelare l’intenzione di lasciare il partner e di chiedere aiuto a un centro antiviolenza;
  • rivolgiti direttamente a un centro antiviolenza, chiamando il 1522 o andando sul sito 1522.eu nella sezione mappatura o utilizzare le app 1522 e YouPol;
  • porta sempre con te le chiavi di casa e dell’auto, nonché i documenti personali e dei tuoi figli;
  • se possibile, accantona una piccola somma di denaro per le urgenze;
  • nei momenti di tensione dirigiti verso la porta di ingresso per uscire immediatamente dall’abitazione. Evita di andare in cucina, dove ci sono oggetti pericolosi o in ambienti in prossimità di scale e finestre;
  • prepara uno zainetto utile per la fuga (tenendolo in un posto nascosto della casa oppure da vicini o amici, o in auto);
  • chiama il 112 nei seguenti casi: in caso di aggressione fisica o di minaccia di aggressione fisica; in caso di fuga con minori (per evitare una denuncia per sottrazione di minori); se il maltrattante possiede armi.

Per chi subisce stalking:

  • chiama il 1522 o consulta la sezione mappatura del sito 1522.eu o utilizza le app 1522 e YouPol per avere i contatti dei centri antiviolenza e poterti anche confrontare con un legale;
  • prepara un diario dei fatti accaduti;
  • conserva messaggi, chiamate, lettere, email e tutta le prove relative allo stalking;
  • cambia le abitudini per confondere lo stalker;
  • cambia le password di tutti i propri social network e la casella postale elettronica;
  • informa colleghi, datori di lavoro, amici e parenti per creare una rete di aiuto.

Le app da scaricare 

Il vademecum ricorda che l’app 1522 per smartphone è scaricabile attraverso i sistemi più diffusi di Ios e Android, ripropone alcune sezioni informative del sito 1522.eu e facilita la comunicazione in chate l’interazione con le operatrici. L’app 1522 ha anche all’interno l’accensione di emergenza di luce e segnali sonori, nonché la possibilità di effettuare una chiamata veloce al 1522.

C’è poi anche l’app YouPol, che permette di segnalare i reati di violenza domestica e trasmettere in tempo reale messaggi agli operatori della polizia. Le segnalazioni sono automaticamente georeferenziate, ma si può modificare il luogo in cui è avvenuto il reato. Inoltre, si può chiamare il numero unico di emergenza (112) direttamente dall’app (dove non è ancora attivo risponderà la sala operativa 113 della questura). Anche i testimoni diretti o indiretti di un episodio di violenza domestica possono segnalare il fatto all’autorità di polizia inviando un messaggio, magari accompagnato da una foto o da un video.

Per registrarsi basta inserire nell’app il proprio numero di telefono e il codice di verifica ricevuto, per poi procedere alla compilazione dei dati anagrafici. È possibile inviare una segnalazione anche in forma anonima, tuttavia registrandosi con i propri dati si possono ottenere aggiornamenti sull’operato della polizia, inviare un sollecito, integrare le informazioni già trasmesse, se incomplete, e visualizzarle in qualsiasi momento.


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