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A che età si può accedere a Instagram

24 Giugno 2020
A che età si può accedere a Instagram

Quando i figli possono iscriversi ai social network? Come tutelarli sul web?

Hai un bambino che frequenta la scuola media. Tu e tua moglie gli avete praticamente impedito di iscriversi ai vari social network e cercate sempre di vigilare come meglio potete. Tuttavia, tuo figlio ha ricevuto in regalo un telefono cellulare e, adesso, intende utilizzare Instagram. Voi siete contrari, ma lui sostiene che a scuola ce l’hanno tutti. Come comportarsi in questi casi? A che età si può accedere a Instagram? Come tutelarlo dai malintenzionati del web? Cercheremo di rispondere a tutte queste domande nel nostro articolo. 

Instagram: cos’è?

Instagram è un social network che consente di condividere con gli utenti di tutto il mondo foto e video. 

Per utilizzare Instagram devi scaricare l’applicazione sullo smartphone oppure sul tablet da PlayStore (se hai un sistema operativo Android) oppure dall’App Store (se hai un sistema operativo IOS). Una volta installata l’app, devi registrarti con i tuoi dati e creare il tuo account personale.

Instagram: come funziona?

Come già detto, Instagram permette di caricare le tue foto e i tuoi video sull’applicazione per condividerli praticamente con tutto il mondo. Prima della pubblicazione, però, hai la possibilità di applicare una serie di filtri (sia alle foto che ai video) per dare alle immagini un tocco personale. Inoltre, puoi utilizzare gli strumenti per modificare le fotografie, ad esempio aumentare la luminosità e il contrasto oppure diminuire la nitidezza, cambiare il colore e così via.

Per raggiungere più utenti, puoi accompagnare la foto con un post, ossia una breve didascalia, taggare le persone e inserire il luogo in cui ti trovi al momento della pubblicazione. L’elemento che caratterizza Instagram è sicuramente l’uso degli hashtag (indicati con il simbolo #), una sorta di etichetta che serve a far visualizzare la foto o il video in base ad uno specifico argomento. Ad esempio, se condividi una foto sul cibo potrai aggiungere nel post, dopo la didascalia, l’hashtag #cibo, #food, ecc.

Inoltre, hai la possibilità di creare sia un profilo pubblico (cioè visibile a tutti) sia un profilo privato. In quest’ultimo caso, per visualizzare le tue foto e video l’utente devi inviarti una richiesta che puoi accettare o rifiutare.

A che età si può accedere a Instagram

Ed eccoci arrivati all’argomento che più interessa i genitori. In base alla nuova normativa, tutti gli utenti che intendano iscriversi ad Instagram, devono comunicare la loro età. Ad oggi, l’età minima per registrare un account è di 13 anni. Pertanto, coloro che hanno un’età inferiore, ad esempio 11 anni, non potranno iscriversi, a meno che l’account non sia gestito da un genitore o da un tutore (da indicare espressamente nella biografia del profilo in questione).

Se tuo figlio non ha 13 anni e ha creato comunque un account, in tal caso basta eliminare il profilo in questione andando nelle impostazioni dell’applicazione.

Instagram, inoltre, offre la possibilità di segnalare gli account che sono gestiti da persone di età inferiore ai 13 anni. È sufficiente compilare questo modulo e il social network, dopo le opportune verifiche, procede alla cancellazione dell’account.

Attenzione però: tutti gli utenti di età superiore ai 13 anni sono autorizzati ad avere un account su Instagram e i genitori, seppur preoccupati o ansiosi, non possono accedere al profilo personale gestito dal proprio figlio adolescente.

In ogni caso, il minore di quattordici anni che si iscrive a Instagram dovrà fornire i recapiti dei propri genitori affinché questi possano manifestare il loro consenso al trattamento dei dati personali del figlio.

Tutela minori su Instagram

Avere dei figli minorenni iscritti su un social network è un rischio, per questo motivo è sempre bene vigilare affinché ne venga fatto un uso corretto. Pertanto, i genitori devono:

  • insegnare ai figli ad utilizzare il social network senza condividere in rete ogni particolare della propria vita privata;
  • chiedere ai propri figli cosa fanno sul web;
  • vigilare per individuare e prevenire eventuali episodi di stalking, cyberbullismo o abusi nei confronti dei propri figli;
  • insegnare ai figli ad usare un account privato per proteggere la privacy;
  • avvertire i figli di non fare un uso eccessivo della geolocalizzazione. In questo modo, si impedisce a perfetti sconosciuti di sapere la loro esatta posizione nel momento in cui condividono una foto o un video. 

I pericoli del web: l’adescamento dei minori

Tra i tanti pericoli della rete c’è anche quello dell’adescamento minorile. In cosa consiste? Si tratta di un reato [1] che scatta quando concorrono due elementi:

  • la vittima ha un’età inferiore ai 16 anni;
  • la conversazione sul web con cui l’adulto, tramite lusinghe o altri mezzi indiretti volti a carpirne la fiducia, intende ottenere un rapporto sessuale con il minore oppure materiale pornografico (pensa, ad esempio, a un uomo di mezza età che chieda al minore di inviargli una sua foto).

Ti faccio un esempio.

Tizio ha 14 anni. Un giorno riceve sul suo profilo Instagram un messaggio da parte di Caio, un uomo di 50 anni. Caio fa numerosi complimenti a Tizio per le sue foto, gli dice che è molto bello e che vorrebbe una fotografia che lo ritrae completamente nudo.

L’esempio riportato è un classico caso di adescamento dei minori sul web (anche detto child grooming online). Spesso, l’adescatore prima di contattare la vittima, fa delle appurate ricerche su internet per capire i suoi hobby, i suoi gusti, ecc. Successivamente, crea un falso profilo e si guadagna subito l’attenzione e la fiducia del minore. Per questo motivo, come già detto, è importante far capire ai propri figli l’importanza di avere un account privato in modo da tutelare meglio la privacy.

Va precisato, inoltre, che il reato di adescamento di minorenni, posto in essere tramite internet o con mezzi di comunicazione a distanza, si consuma nel luogo in cui il minore è stato adescato.

In conclusione, chattare con un minore non è reato, ma lo diventa nel momento in cui la conversazione è finalizzata a carpire la sua fiducia attraverso artifici, lusinghe o minacce per ottenere, ad esempio, un rapporto sessuale o materiale pedopornografico.


note

[1] Art. 609 undecies cod. pen.


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