Coronavirus, verso il metodo tamponi a tappeto

2 Aprile 2020
Coronavirus, verso il metodo tamponi a tappeto

La Lombardia, finora restia allo screening di massa, si sta mettendo sulla strada dell’aumento dei monitoraggi. Decisione che probabilmente spingerà anche altre regioni ad agire in questo senso.

Piano piano anche i più titubanti si stanno convertendo. L’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera, oggi ha annunciato che i tamponi sul territorio stanno aumentando. Solo un paio di giorni fa aveva ribadito che la Lombardia non fa tamponi a tappeto. Certamente c’è stato un incremento generale dei monitoraggi, di cui oggi ha parlato lo stesso Gallera, che si è tradotto in una duplice metodologia: da un lato la decisione di iniziare a tamponare tutti i medici di medicina generale, aumentando, quindi, lo screening; dall’altro, la scelta di creare i cosiddetti “posti per le
degenze di sorveglianza del Coronavirus”, che garantiscono il controllo e l’isolamento di chi ha dall’influenza in su.

Una strategia, quella di aumentare il numero di tamponi, che è stata accolta di buon grado, com’è evidente da una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, che riporta la risposta di Paola Pedrini, segretaria regionale della Federazione italiana medici di medicina generale: “Assessore, noi ci siamo”.

Lo screening più massiccio andrebbe adottato ancora di più in un futuro prossimo e in vista di un’eventuale e graduale ripresa delle scuole e delle attività lavorative. Dopo le restrizioni anti-coronavirus, dice Pedrini, “è necessario testare in modo esteso la popolazione: sarà la grande opera delle prossime settimane”.

Come sappiamo, la gestione della sanità è di competenza regionale. Tuttavia diverse regioni, prima tra tutte il Veneto, hanno abbracciato presto il metodo tamponi a tappeto per individuare “il nemico” (leggi l’articolo: Coronavirus, tamponi a tappeto: partono le prime regioni). La Lombardia era più restia per una serie di problematiche di cui abbiamo già parlato (leggi l’articolo: Coronavirus: perché non si fanno tamponi a tappeto?). Ora è possibile che la decisione di aumentare in modo significativo il numero di tamponi possa fare da traino anche ad altre regioni che potrebbero optare per questa soluzione.

“Abbiamo accolto con estrema soddisfazione – afferma Pedrini in una nota – le dichiarazioni rilasciate ieri dall’assessore al Welfare Giulio Gallera, condividendo, come peraltro da noi sostenuto più volte,
l’importanza di sottoporre a controlli i numerosi contagiati che sul territorio non hanno ricevuto una diagnosi con tampone, prima di farli rientrare nel contesto sociale e lavorativo. A nostro avviso è essenziale che la ripresa lavorativa dei lombardi sia gestita in modo estremamente cauto per evitare, come ci sta insegnando l’attuale esperienza nella città di Hong Kong, una ripresa di nuove infezioni. Non è pensabile – sottolinea infatti Pedrini – che il rientro venga effettuato senza le dovute precauzioni e diventa imprescindibile accertare la negatività di tutti i lavoratori prima che ritornino alle loro mansioni”.

“Il tampone non è più strumento di diagnosi – evidenzia il segretario – ma diventa fondamentale per stabilire la non contagiosità dei nostri pazienti. Siamo disponibili a collaborare nella stesura di un piano di interventi strutturato e a discutere di un ruolo attivo della medicina territoriale in questa fase di passaggio che riteniamo estremamente critica”.



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