Le udienze online diventano realtà: emanate le nuove norme

2 Aprile 2020 | Autore:
Le udienze online diventano realtà: emanate le nuove norme

Stabilite dal ministero e dal Cnf le regole tecniche per partecipare via web; con i correttivi al decreto Cura Italia, potranno valere anche oltre il 30 giugno.

Quando il Coronavirus sarà passato nulla sarà più come prima. Lo stanno dicendo numerosi sociologi e scienziati e la realtà dei fatti dimostra che molti settori di lavoro e abitudini di vita quotidiana stanno cambiando in un modo che probabilmente si rivelerà irreversibile.

Questo accade anche nel mondo giudiziario, dove il processo, uno dei settori più rituali e regolamentati da precise e inderogabili norme di procedura, si sta adeguando all’emergenza: i tribunali si sono attrezzati all’impossibilità della presenza fisica delle parti processuali e in questo periodo le udienze non rinviabili si svolgono spesso via Skype o con altri sistemi di videoconferenza, come è previsto dalle norme eccezionali in vigore fino al 30 giugno.

Adesso arriva un vademecum con le istruzioni ufficiali impartite dal ministero della Giustizia – Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati: la Dgsia spiega ai magistrati come allestire la propria “stanza virtuale” utilizzando il programma Microsoft Teams per gli audio e videocollegamenti a distanza, offrendo così uno strumento di lavoro che rende possibile le udienze online dove le parti processuali possono collegarsi da remoto e prendere parte alle attività da svolgere quasi come se fossero presenti fisicamente.

Così l’aula di udienza si smaterializza e diventa virtuale; il metodo migliore per evitare contatti interpersonali che potrebbero favorire la diffusione del contagio. Anche gli avvocati forniscono il loro contributo, proponendo, con una guida realizzata dalla Fiif, la Fondazione per l’innovazione forense del Consiglio nazionale forense, le modalità per svolgere le udienze civili da remoto, sulla base di quanto stabilito da un’apposita norma contenuta nel Decreto Cura Italia [1] e già concordato con il Csm e la Dgsia; il Cnf assicura che «le scelte operative sono state ispirate alla massimizzazione della semplicità d’uso dei nuovi strumenti».

Queste disposizioni sono già in vigore e operative, ma permangono perplessità per la loro possibile estensione anche al processo penale, quando sarà cessata l’attuale emergenza epidemiologica: lancia l’allarme l’Unione delle camere penali, che scrive al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per prevenire il rischio di «un’ulteriore smaterializzazione del processo che fino ad ora nessuno aveva osato neppure immaginare», ma che ora diventa concreto qualora dovessero passare, in fase di conversione in legge, alcuni emendamenti proposti in tal senso come correttivi al decreto Cura Italia.

L’Ucpi espone al guardasigilli che «si tratta di misure destinate a stravolgere il processo ed a violarne le regole basilari più sacre e secolari, cioè quelle della materiale presenza in aula dei giudici, dei pubblici ministeri e degli avvocati, della garanzia di segretezza delle camere di consiglio, della inviolabilità dei colloqui tra l’avvocato ed il proprio assistito», ed il presidente, Giandomenico Caiazza, chiosa: «Il prossimo processo lo facciamo su Facebook?».

I penalisti si oppongono soprattutto all’estensione delle norme emergenziali già in vigore per i processi penali con imputati detenuti a quelli con imputati liberi, e chiedono che «il Governo receda da queste irragionevoli e gravissime prospettive di autentica illegalità processuale, che i penalisti italiani non mancherebbero di avversare, nei processi e fuori da essi, con tutta la forza della quale sono capaci».

Così la rivoluzione della giustiziasmart” rischia di decollare solo a metà, rimanendo circoscritta solo al settore civile, dove la tendenza alla smaterializzazione sembra ormai segnata e irreversibile, non appena avvocati e magistrati avranno preso dimestichezza e confidenza con i nuovi programmi e diventeranno capaci di destreggiarsi tra i vari link e clic necessari per partecipare alle udienze online.

Le nuove tecniche della videochat per le udienze a distanza, però, non trascurano i sempre necessari testi: la digitazione di deduzioni e osservazioni rimane essenziale e infatti è prevista dai programmi informatici e spiegata nelle istruzioni, come anche la condivisione e l’invio di documenti in pdf e l’insostituibile verbalizzazione a cura del magistrato.

Se il nuovo metodo riscuoterà consensi, è prevedibile che d’ora in poi le aule giudiziarie, almeno quelle civili, saranno molto più sgombre rispetto ad un passato recente ma che il Coronavirus fa sembrare un’epoca precedente e ormai conclusa. Forse è stata solo un’occasione per preparare alla svolta tecnologica un sistema, come quello giudiziario, che sembrava fossilizzato ed invece si sta dimostrando pronto al cambiamento.


note

[1] Art. 83, comma 7, del D.L. 17 marzo 2020, n.18.


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