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Coronavirus, come incide sul matrimonio e sulla famiglia

2 Aprile 2020
Coronavirus, come incide sul matrimonio e sulla famiglia

In Cina è stato boom di divorzi. Del resto, con i ritmi frenetici di ogni giorno, molte coppie non sono abituate a trascorrere tanto tempo insieme come ora. E da noi che sta succedendo?

Ci sono coppie che non sopravvivono al coronavirus. La malattia ha effetti letali anche sul matrimonio. Dovevamo aspettarcelo: la quarantena è deleteria per la vita coniugale. Non è questo il modo in cui trascorrono in genere le nostre giornate, non sul divano con moglie/marito/figli nell’altra stanza. Passare tanto tempo insieme significa inevitabile rischio di attriti, con un comprensibile surplus di nervosismo dovuto alla difficile fase che stiamo vivendo: anche per questo si teme un’impennata di violenze domestiche. O di divorzi. Questa seconda evenienza è quella che si è verificata in Cina.

Ne ha parlato con Francesco Bianco dell’agenzia di stampa Adnkronos il professor Francesco Pira, sociologo della comunicazione all’università di Messina. Un’intervista interessante che ci fa capire che molti altri possono essere gli effetti del Covid-19, oltre a quelli immediatamente sotto i nostri occhi, sulla salute e sull’economia. “La paura che in questo momento abbiamo in Italia è tantissima, non la riusciamo a gestire nel modo giusto e non c’è dubbio che tante cose cambieranno“, ha detto Pira, affrontando il tema della coabitazione forzata cui il virus ci ha costretti.

Per Pira è possibile che cambi il concetto di famiglia anche in modo consistente per la nostra tradizione cattolico-cristiana. È ancora presto per prevedere un analogo boom di separazioni anche da noi, come in Cina. Ma agli avvocati matrimonialisti il lavoro non stava certamente mancando. Una spinta in questa direzione di frammentazione del nucleo familiare la tecnologia l’aveva già data. “Da quando esiste WhatsApp – afferma Pira – il numero delle infedeltà è triplicato e la documentazione video-fotografica è molto più accessibile”.

Il sociologo si sofferma anche su una delle più crude conclusioni che avevamo inizialmente tratto sul coronavirus. Molti di noi ricordano di uno Sgarbi adirato in Senato che, nei primi giorni dell’emergenza, diceva che era “tutto un equivoco, un grandissimo procurato allarme e solo perché era morto qualche vecchio”. Questa specie di pregiudizio cattivo nei confronti degli anziani molti di noi se lo sono portato dietro a lungo, probabilmente nel tentativo inconscio di trovare una qualche ragione per rassicurarci, anche estremamente cinica, trovata nel “purché non uccida i giovani”.

Ma il nostro istinto forsennato di sopravvivenza, che sa bene calpestare altruismo ed empatia, ci ha ingannati. Il virus colpisce indistintamente, uccidendo a caso, giovani compresi. E così ci siamo sbagliati due volte. “‘Non vi preoccupate tanto muoiono solo i vecchi’ è stata una delle fake news più terribili – ricorda Pira -. Questa falsa notizia distrugge gli anziani e anche i bambini perché penso al rapporto di un bambino con il proprio nonno e quello che per lui rappresenta. Sempre per i bambini poi si tratta di cambiamenti epocali non potendo giocare con i coetanei, abbracciarsi con i compagni di scuola stando insieme”.

Dopo questa esperienza, forse, saremo meno malati di quello che Pira chiama “cattivismo“. I sociologi avranno un bel da fare nello studiare gli effetti dell’epidemia sulle nostre libertà e sul modo di godercele. Probabilmente cambierà anche questo. Bisogna solo capire come e aspettare, come ha detto anche papa Francesco, che passi la tempesta.


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