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Consumi anomali energia elettrica: quali tutele

24 Giugno 2020 | Autore:
Consumi anomali energia elettrica: quali tutele

Importi anomali nelle fatture dell’energia elettrica: possibilità di contestazione e onere della prova.

A volte, capita di ricevere bollette dell’energia elettrica salatissime, i cui importi eccessivi sono da ricollegare ad un guasto del contatore oppure a delle condotte illecite di terzi. Si pensi, ad esempio, ad un furto di energia perpetrato dal soggetto che si attacca alla rete di corrente elettrica del vicino a sua insaputa. In tali ipotesi per i consumi anomali di energia elettrica quali tutele sono state previste dal legislatore italiano? E’ indubbio che i consumatori possono agire a difesa dei propri diritti.

Tuttavia, prima di rivolgersi all’Autorità Giudiziaria, devono compiere necessariamente alcuni passaggi stragiudiziali. Infatti, è previsto prima un reclamo nei confronti della società fornitrice dell’energia elettrica al quale, in caso di rigetto, segue un tentativo bonario obbligatorio di risoluzione da esperirsi dinanzi all’Autorità di Regolamentazione per Energia, Reti e Ambiente (Arera). Detto tentativo può consentire di vedere soddisfatte le proprie richieste, in tutto o in parte, in un tempo assai ridotto e con pochi costi. Nell’ipotesi di esito negativo, si passa alla fase successiva rappresentata dal ricorso all’Autorità Giudiziaria.

Qual è l’iter per contestare i consumi anomali di energia elettrica

La procedura per la contestazione dei consumi anomali di energia elettrica si articola in diversi step. Vediamoli nel dettaglio uno alla volta.

La contestazione alla società fornitrice

Di norma, il consumatore telefona al servizio clienti della società fornitrice. Tale passaggio, però, spesso si rileva un’inutile perdita di tempo. Perciò, se gli uffici commerciali della società interessata non dovessero fornire risposte adeguate alle sue richieste, il cliente deve inoltrare una contestazione alla società che eroga l’energia elettrica, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno.

Nella missiva, il consumatore deve spiegare i motivi della contestazione ed è opportuno che alleghi una fotocopia della bolletta e tutti gli eventuali documenti sui quali si fondano le sue lamentele.

Può richiedere anche la sostituzione del contatore. In quest’ultimo caso, la società invia un proprio tecnico il quale provvede ad installare il contatore nuovo e a ritirare quello vecchio. Successivamente, la società effettua un conguaglio sui consumi accertati. Se la società fornitrice riceve la contestazione non può provvedere al distacco della fornitura almeno fino al momento in cui non fornisce una risposta al cliente.

Se la contestazione del cliente viene rigettata, questi è tenuto a pagare la bolletta altrimenti la società fornitrice provvede al distacco della fornitura.

Il tentativo di conciliazione obbligatorio dinanzi all’Arera

In alternativa al pagamento della bolletta, l’utente può rivolgersi all’Autorità di Regolamentazione per Energia, Reti e Ambiente. Si apre così, la fase successiva del tentativo di conciliazione, obbligatorio e necessario prima del ricorso all’Autorità Giudiziaria, che può svolgersi anche in via telematica.

Al cliente viene comunicata una data per un incontro con un mediatore, al quale può partecipare personalmente o tramite il proprio legale. Pure in questo caso la società fornitrice non può effettuare il distacco della fornitura fino alla definizione del tentativo di conciliazione.

Il ricorso all’Autorità Giudiziaria

In caso di mancato accordo, il cliente può nuovamente scegliere se pagare la bolletta oppure iniziare una causa, presentando un apposito ricorso al giudice.

In cosa consiste l’onere della prova dei consumi anomali

Nel momento in cui il consumatore decide di agire dinanzi all’Autorità Giudiziaria, c’è un aspetto fondamentale che deve necessariamente considerare: quello relativo all’onere della prova. In parole più semplici, se vuole fare valere un proprio diritto in giudizio deve essere in grado di dimostrare i fatti che ne costituiscono fondamento [1]. E’ questo quello che in termini giuridici viene appunto definito onere della prova.

Nel caso specifico delle contestazioni delle misurazioni effettuate tramite contatore, si parte dal presupposto che quanto affermato dalla società fornitrice nella bolletta è vero se non espressamente contestato (presunzione semplice di veridicità) [2]. Infatti, i rapporti tra gestore e utente sono regolati dal contratto di somministrazione, sulla base del quale il consumatore accetta i conteggi dei consumi così come rilevati dal contatore. Pertanto, qualora intendesse contestarne le misurazioni, ha l’obbligo di provare che le anomalie lamentate sono dovute a cause a lui non imputabili come ad esempio ad un guasto del contatore oppure alla condotta illecita di terzi.

Pertanto, se i tentativi stragiudiziali dovessero dare esito negativo ed il consumatore dovesse iniziare un’azione legale, deve dimostrare le proprie lamentele in giudizio.

Ma in concreto come può provare che i consumi anomali sono dovuti al malfunzionamento del contatore o alla condotta illecita di terzi? Attraverso degli indizi, mediante cioè le cosiddette presunzioni. Nel primo caso, può dimostrare un guasto del contatore attraverso la produzione in giudizio delle bollette delle mensilità precedenti o di quelle degli anni passati, in modo da confrontarle con quella/e in contestazione; oppure può dimostrare che il consumo riportato è eccessivo considerata la destinazione dell’immobile (studio o abitazione), il numero degli occupanti o le mensilità a cui si riferisce la bolletta/e (vedi ad esempio nel caso dei mesi estivi). Il fornitore dell’energia elettrica, invece, deve dimostrare il regolare funzionamento del contatore.

Nell’ipotesi in cui la contestazione ha ad oggetto la condotta illecita di terzi, il consumatore deve dimostrare che l’eccessività dei consumi contestati è da ricondursi a fattori esterni al suo controllo, che egli, anche con un’attenta custodia dell’impianto, non avrebbe potuto evitare ovvero di avere vigilato con adeguata diligenza affinché soggetti terzi non alterassero il normale funzionamento del contatore o aumentassero i consumi [3].

Cosa succede se c’è stato un errore nella fatturazione

Dal momento in cui la società fornitrice riceve la contestazione da parte del consumatore ha quaranta giorni di tempo per effettuare le verifiche che ritiene più opportune. Qualora dovesse avvedersi che i consumi lamentati sono anomali e quindi, la fatturazione inviata al consumatore è sbagliata, risponde riconoscendo l’errore.

Pertanto, se il consumatore ha già pagato la bolletta, la società fornitrice provvede entro novanta giorni a ricalcolare la bolletta e ad effettuare il rimborso della somma in eccesso. In tal caso può inviare all’utente un assegno o un bonifico oppure può decurtare l’importo dalla bolletta successiva.

Se il consumatore non ha pagato la bolletta, la società fornitrice la annulla e il cliente deve pagare l’importo ricalcolato.

Una bolletta errata va pagata?

Secondo un recente indirizzo giurisprudenziale [4] il cliente è comunque tenuto al pagamento della bolletta per la fruizione del servizio di energia elettrica anche in caso di omessa o irregolare rilevazione e fatturazione dei consumi. Egli, infatti, non può rifiutarsi di pagare quanto dovuto ma può chiedere il ricalcolo della fatturazione sulla scorta dei consumi storici o dei dati statistici, desumibili cioè dalla media dei consumi riferibili ad impianti con le stesse caratteristiche tecniche di quello del richiedente.

Il cliente, quindi, non può ritenersi liberato dall’obbligazione di pagamento della bolletta per via del mancato rispetto delle scadenze di fatturazione ovvero per l’omessa segnalazione dei consumi anomali da parte della società fornitrice del servizio bensì deve versare in ogni caso il corrispettivo riportato in bolletta.


note

[1] Art. 2697 co. 1 cod. civ.

[2] Cass. ordinanza n. 6562/2019.

[3] Cass. ordinanza n. 7045/2018.

[4] Trib. Oristano sent. del 12.01.2019.


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