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Denuncia per negligenza

29 Agosto 2020 | Autore:
Denuncia per negligenza

Quando è possibile far valere i propri diritti in sede penale? Quali sono le strade da percorrere? Ci sono dei criteri che bisogna rispettare? Norme e procedure applicabili in materia.

Quando si realizza un comportamento può capitare di danneggiare, volontariamente o colposamente, un’altra persona. Le lesioni dei diritti altrui sono molto frequenti nella prassi quotidiana, ma soltanto alcune di esse meritano reale attenzione. Le tipologie di danni che si possono considerare sono, infatti, tantissime: sono più o meno gravi, riguardano l’integrità fisica o l’aspetto patrimoniale del soggetto coinvolto, si riferiscono a beni o ad animali e così via.

Ad ogni modo, a prescindere dal caso specifico, un dato è certo: salvo ipotesi particolari (pensa, ad esempio, all’incapacità di intendere e di volere) non ci si può esimere dalla responsabilità per la conseguenza prodotta. Nel nostro sistema giuridico, infatti, sono previste diverse sanzioni tanto per il settore civile (pensa, quindi, al risarcimento a contenuto economico) quanto per il settore penale (condanna alla reclusione o pene di minore importanza).

Delle volte, perché l’autorità giudiziaria possa intervenire, è necessario che il soggetto danneggiato attivi una precisa procedura: egli deve comunicare alle istituzioni la cosiddetta notizia di reato. In tal caso la differenza principale è quella tra dolo e colpa e, con riferimento a quest’ultima ipotesi, particolarmente interessante è la denuncia per negligenza.

Vediamo di cosa si tratta.

Che cosa si intende per denuncia?

Nel corso della giornata, quando guardi il telegiornale o ti confronti con i tuoi amici sugli ultimi fatti di cronaca, senti spesso utilizzare il termine denuncia: ma sai a che cosa si riferisce e qual è il suo reale significato?

In ambito giuridico è indispensabile utilizzare le parole con cognizione di causa per evitare di incorrere in errori. Questo vale soprattutto quando sei il diretto interessato a una questione di diritto.

Il primo passo da compiere per comprendere meglio l’argomento è quello di distinguere la denuncia dalla querela. Si tratta, in entrambi i casi, di comunicazioni rivolte alle forze di polizia o all’autorità giudiziaria per metterle a conoscenza dell’esistenza di un crimine. Tuttavia, la scelta dell’uno o dell’altro rito assolve a funzioni diverse. La differenza fondamentale sta, infatti, nella tipologia di illeciti ai quali si riferiscono: mentre la denuncia si utilizza per i reati perseguibili d’ufficio, la querela è indispensabile per i reati a istanza di parte.

Chiariamo meglio i due concetti. La prima tipologia (la denuncia) fa riferimento a crimini talmente gravi (esempio, l’omicidio) per le quali l’autorità giudiziaria è obbligata ad attivarsi quando ne viene a conoscenza, a prescindere dal consenso della vittima. Nella seconda ipotesi (la querela), invece, per la repressione di delitti di minore importanza è necessaria una specifica richiesta del soggetto offeso.

In entrambe le ipotesi, la denuncia e la querela devono avere un preciso contenuto, anche se resta ferma la possibilità di presentarle oralmente o per iscritto alle forze dell’ordine o direttamente al magistrato competente.

Nel dettaglio, esse devono indicare:

  • il fatto di reato subito;
  • il soggetto che lo ha posto in essere (se conosciuto);
  • il luogo e il momento in cui si è consumato;
  • la presenza di eventuali testimoni;
  • la richiesta di intervento dei soggetti preposti alla tutela.

Reato colposo: qual è il significato giuridico di tale termine?

La denuncia può avere ad oggetto reati dolosi, ossia volontariamente cagionati, oppure reati colposi, ossia provocati senza l’intenzione di farlo. In ogni caso la qualificazione giuridica del fatto non spetta a te, ma è definita dal pubblico ministero che conduce le indagini.

Ciò che ti interessa sapere, nel caso in cui tu abbia subito una condotta illecita, è che il concetto di colpa è definito dal codice penale attraverso il ricorso a specifiche categorie giuridiche. Infatti, rientrano in tale nozione le condotte che producono un evento non voluto dal soggetto agente e che si realizza per:

  • imperizia: mancanza della preparazione necessaria per porre in essere un’azione (pensa, ad esempio, a un medico chirurgo che non è in grado di riconoscere i ferri della sala operatoria);
  • imprudenza: comportamento contrario a regole di prudenza socialmente riconosciute (pensa, ad esempio, ad un infermiere che dopo il turno di notte, pur essendo visibilmente stanco, si mette alla guida della sua macchina);
  • inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

Ulteriore categoria richiamata dal legislatore è, infine, quella della negligenza: è questa l’ipotesi nella quale ti puoi imbattere con maggiore frequenza nella realtà di tutti i giorni.

Che cosa si intende per negligenza?

Tra le cause della responsabilità di un soggetto per comportamento colposo rientra la cosiddetta negligenza. Tale termine, a primo impatto, può sembrare un sinonimo dei concetti di imperizia e imprudenza: in realtà, indica un aspetto del tutto specifico della condotta.

Per comprendere meglio il significato di tale istituto possiamo fare un esempio.

Immagina di essere incinta e di avere una gravidanza a rischio a causa del diabete gestazionale. La tua ginecologa ti impone di ricoverarti per seguire una terapia che faccia scendere la glicemia troppo elevata. L’infermiere di turno che deve metterti la flebo svolge le proprie mansioni svogliatamente e sbaglia farmaco da iniettarti. L’errore provoca un parto anticipato e la necessità di portare il bambino prematuro in neonatologia.

Dall’esempio che ti abbiamo proposto puoi dedurre le caratteristiche fondamentali della negligenza. Si tratta, in altri termini, di una situazione di scarso impegno nell’esecuzione dei propri doveri, di svogliatezza, di trascuratezza. Ed è proprio per questo motivo che tale categoria giuridica si adatta moltissimo al settore della salute e, soprattutto, alle ipotesi di malasanità.

In cosa consiste la denuncia per negligenza?

Se credi di essere vittima di una pratica negligente, a prescindere dal settore di riferimento (che può essere non solo medico, ma anche legale, commerciale e così via), e vuoi proporre denuncia o querela (a seconda dei casi), devi sapere che vi sono dei requisiti da rispettare. Infatti:

  • a seconda del tipo di reato posto in essere devi tenere conto di eventuali termini: per i reati meno gravi (procedibili a querela) devi attivarti entro tre mesi dal momento in cui si è verificato il fatto; per i crimini più gravi (perseguibili d’ufficio) non è previsto alcun limite temporale;
  • devi eleggere domicilio e, quindi, devi indicare il luogo in cui vuoi ricevere ogni comunicazione relativa al procedimento (puoi scegliere anche lo studio del tuo avvocato);
  • devi chiedere di essere avvisato in caso di archiviazione da parte del pubblico ministero per avere la possibilità di opporti a tale decisione;
  • devi valutare la possibilità di costituirti parte civile nel procedimento penale oppure di avviare sin da subito un giudizio civile per ottenere il risarcimento dei danni.

Assodato il carattere molto tecnico della materia ti consigliamo, in ogni caso, di rivolgerti a un avvocato di tua fiducia: il legale saprà suggerirti le soluzioni utili alla tua situazione particolare.



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