Diritto e Fisco | Articoli

Arriva la “escort-tassa”?

31 Dicembre 2011
Arriva la “escort-tassa”?

Per la Cassazione anche l’attività di prostituzione è soggetta a tassazione.

Anche i proventi derivanti dall’attività di prostituta sono sottoposti a tassazione (IRPEF, IRAP e IVA): tale attività, infatti, pur essendo discutibile sul piano morale, non può essere certamente ritenuta illecita. Potrà sembrare strano, ma queste parole sono della Cassazione [1].

L’Italia è in piena crisi economica. Nella caccia disperata di imposte e balzelli per riempire le casse dello stato c’è chi  suggerisce di tassare, in modo sistematico e senza tanta ipocrisia, anche le prostitute.

Ancora oggi nel nostro paese, infatti, il lavoro sessuale non rientra in nessuna categoria professionale, non ha uno statuto civico e una forma legale. Ai sex worker non è riconosciuta alcuna capacità contributiva, non hanno partita IVA, non sono censiti, non emettono ricevuta fiscale, non hanno un sindacato di categoria né un albo.

Eppure secondo l’art. 53 della Costituzione “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Si è convinti che tassare una prostituta significhi sfruttare la prostituzione. Ma, come detto, la Corte di Cassazione ha sfatato questo falso mito, dichiarando lecita l’attività delle lucciole ed equiparandone i proventi a quelli di tutte le altre attività economiche.

Tassando il sesso, però si dovranno riconoscere tutti i diritti connessi, quali il diritto alla pensione, il permesso di soggiorno, l’assegno di disoccupazione, ecc.

In Olanda e in Germania, dove le case chiuse sono legali e le lavoratrici del sesso pagano regolarmente le tasse, la prostituzione costituisce un’attività di grande impatto economico, con un fatturato ragguardevole che contribuisce attivamente all’economia del Paese.

In Italia la prostituzione non è reato. Si proibisce l’esercizio nelle case chiuse, ma nei fatti si finisce per esercitarla in strada, mettendo a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Perciò si è spesso suggerito, da entrambi gli schieramenti politici, di regolamentarne l’attività, assicurando zone dove praticare il sesso a pagamento in modo sicuro, con parametri anche urbanistici, controlli sanitari e fiscali.

La Chiesa, attualmente, ritiene le escort delle peccatrici in quanto lavorano con parti del corpo ritenute non mercificabili. In realtà, nella Roma papale, le prostitute (nel gergo di allora “Donne Curiali”, perché dipendenti dalla Curia che rilasciava loro le licenze per esercitare il mestiere, assegnando i quartieri di competenza) pagavano le tasse.

Molte opere urbane (quartiere di Borgo Pio, tutta la zona adiacente Porta del Popolo come via di Ripetta e via della Scrofa) furono costruite con i proventi della “tassa sopra i lupanari”, come venivano denominati i bordelli.


note

[1] Cass. sent. n. 20528 del 1/10/2010.


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4 Commenti

  1. Giustissimo.
    Si stima che il giro d’affari è sui 120-140 miliardi di euro. Con una flat rate del 20-25% si possono recuperare circa 30-35 miliardi di euro all’anno.
    Altro che Ici o pensioni di anzianità.

  2. É meglio promuovere un ” sesso ” controllato,anziché stare in uno stato di leggi no leggi. Ciò oltre a contribuire ad introiti fiscali ” notevoli ” c’è anche la sicurezza di controlli medici periodici,riducendo così il diffondersi di malattie trasmesse sessualmente. Io le penso così!

  3. Cosa aspetta la Guardia di Finanza a far rispettare in maniera vasta e prorompente i dettami dell’articolo 36 comma 34bis della Legge 248/2006 a riguardo della prostituzione tassata come indicato nella Sentenza della Cassazione n. 10578/2011. In effetti, grazie alla suddetta normativa, tutte le meretrici, dalla stradale alla escort, in Italia devono pagare le tasse con tanto di relativa partita IVA aperta. Questo sarebbe la salvezza delle casse erariali dello Stato.

  4. …Veniamo alla soluzione. Io ho fatto la mia scelta per il futuro; un futuro totalmente in nero da evasore totale, ma impunito. E come è possibile? Mi chiederete. Come fanno le prostitute, semplice. Chi vive di prostituzione può guadagnare grosse cifre e non dichiarare nulla; può essere curato come tutti noi negli ospedali con la stessa precedenza e attenzione, può usufruire dei servizi pubblici: strade, illuminazione, immondizia, parchi, insomma vivere la città da evasore totale; una vera goduria. Si, farò la prostituta a tempo pieno e chiuderò la partita iva, che è solo fonte di infinite preoccupazioni e di infinite tasse sproporzionate e illogiche (come l’IRAP, che la paghi anche se non hai utile). L’incasso che avrò dalle mie prestazioni sessuali (che ormai possiamo pubblicizzare liberamente anche su tutti i quotidiani) sarà netto e pulito ed equivarrà al mio utile. Fischietterò per la strada indisturbato e impunito alla faccia di tutti quei poveretti torturati dal fisco. Non so perchè ci ho impiegato tanto tempo a decidermi…

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