Coronavirus: un vaccino-cerotto in arrivo

3 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: un vaccino-cerotto in arrivo

Un sistema rivoluzionario viene testato a Pittsburgh. Nel team, anche un italiano: «Vantaggi enormi, vogliamo essere pronti in autunno».

Un vaccino contro il coronavirus da somministrarsi da soli, da tenere in casa senza conservarlo nemmeno in frigorifero e da applicare all’occorrenza. È l’idea che prende sempre più corpo e che potrebbe arrivare in tempi non necessariamente lunghi dagli Stati Uniti. L’Università di Pittsburgh, la stessa in cui a metà degli anni ’50 venne testato il primo vaccino anti polio, sta sperimentando questa soluzione attraverso l’applicazione di un cerotto.

Del team di scienziati al lavoro su questo rivoluzionario sistema c’è anche un italiano, Andrea Gambotto, professore associato di Chirurgia presso la facoltà di Medicina dell’università con sede nella Pennsylvania.

«Abbiamo una lunga esperienza sui vaccini – Gambotto al Sole 24Ore -. Il mio gruppo ha lavorato in passato con l’epidemia di Sars nel 2003 e Mers nel 2014, due virus, strettamente connessi a Sars-CoV-2, per cui sappiamo esattamente come combattere questo nuovo virus». In pratica, commenta il professore, per ottenere il cerotto contro il Covid-19 non c’è bisogno di ottenere la proteina che serve per attivare gli anticorpi nell’organismo (la proteina Spike) perché viene creata in laboratorio.

C’è, poi, il sistema rivoluzionario proprio del cerotto: ne è stato testato uno dalle dimensioni del polpastrello di un dito, dotato di 400 minuscoli aghi che entrano nello strato superficiale della pelle somministrando la proteina spike per via cutanea, senza toccare nervi o vasi sanguigni. Questi aghi, essendo fatti interamente di zucchero e frammenti di proteina, dopo un paio di minuti si dissolvono completamente nell’epidermide.

Quali sono i vantaggi del cerotto per somministrare il vaccino? «Innanzitutto, una risposta immunitaria molto superiore – spiega ancora Gambotto – perché lo strato superficiale cutaneo è la prima barriera del nostro sistema di difesa contro virus e batteri. E quindi la reazione è molto più attiva e potente. Secondo: consente di risparmiare la quantità di vaccino da inoculare. Col cerotto il preparato è localizzato in un punto (nel braccio per esempio), di conseguenza la concentrazione del vaccino è altissima. Questo aspetto è importantissimo quando si tratta di un vaccino pandemico, la cui necessità sono miliardi di dosi. Terza questione, il sistema è termostabile, il che significa che non perde potere a temperatura ambiente e può essere trasportato facilmente senza aver bisogno della catena del freddo». Inoltre, il cerotto è sterilizzato e facilmente applicabile.

La domanda clou, però, è quando arriverà questo vaccino. Nei prossimi mesi, verrà testato sull’uomo, in attesa del via libera della Food and drug amministration (la Fda). L’obiettivo sarebbe distribuirlo questo autunno, visto che, oltretutto, è compatibile con il vaccino contro l’influenza e che potrebbe diventare la quinta proteina da inserire nel siero stagionale.



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