Cronaca | News

Allarme mascherine: pronte ma non utilizzabili

3 Aprile 2020 | Autore:
Allarme mascherine: pronte ma non utilizzabili

Vietato l’uso dei dispositivi distribuiti ai medici: sarebbero scadenti. Nel frattempo, milioni di pezzi restano fermi nei magazzini di aziende riconvertite.

È proprio il caso di dirlo: oltre al danno, la beffa. Milioni di mascherine per proteggere il personale sanitario dal contagio da coronavirus sono pronte ma non sono utilizzabili perché non autorizzate.

Come svela questa mattina la giornalista Milena Gabanelli sul sito del Corriere della Sera, il presidente dell’Ordine dei medici ha recapitato due giorni fa una lettera ai responsabili regionali dell’Ordine in cui si legge: «Il Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, mi ha appena informato che le mascherine che riportavano la dizione ffp2 equivalenti, inviate dalla Protezione civile in data odierna agli Ordini dei medici capoluoghi di Regione, non sono dispositivi autorizzati per l’uso sanitario dalla Protezione civile. Vi chiedo quindi di sospendere immediatamente la distribuzione e l’utilizzo di quanto ricevuto, informando nel contempo eventuali medici o strutture che ne fossero già in possesso». In sostanza: si tratta di merce di scarsa qualità.

Proprio ieri sera, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, annunciava con soddisfazione, chiedendo di bloccare ogni polemica al riguardo, che finora sono arrivate in Italia 50 milioni di mascherine. Ogni giorno, 20 milioni di questi dispositivi vengono sdoganati da Paesi come la Cina, l’India o lo Sri Lanka grazie al decreto del 17 marzo che consente l’importazione in deroga ai vincoli in vigore. Questo significa che la merce può entrare nel nostro territorio anche senza la certificazione Ce. Viene richiesta dall’Agenzia delle dogane solo l’autocertificazione del produttore. Si va sulla fiducia, dunque. Il che, si scopre ora, rappresenta un problema: il Politecnico di Milano, su richiesta di qualche importatore, ha valutato i prodotti arrivati dalla Cina. Con risultati poco incoraggianti: si tratta di roba scadente.

Quanto alle mascherine prodotte dalle aziende italiane che, sempre in virtù delle autorizzazioni del decreto, hanno riconvertito la produzione – continua la Gabanelli – sono stati presentati al Politecnico 600 prototipi: sono 10 rispettavano i criteri di sicurezza, cioè il filtraggio fino al 98%. In tutti gli altri casi, si trattava di cotone senza nessuna capacità filtrante. «Le aziende che hanno fatto investimenti, ottenuto la certificazione dei test, inviato l’autocertificazione all’Istituto superiore di sanità», scrive ancora la giornalista.

Un esempio lampante è quello della Fippi di Rho, alle porte di Milano. Produce pannolini ma, su richiesta di Assolombarda ha avviato una linea di produzione di mascherine. Il Politecnico ha offerto la sua consulenza per la scelta del materiale più adatto, i test di laboratorio sono stati superati e due settimane fa ha avviato la produzione di 900mila mascherine al giorno. Nei suoi magazzini ce ne sono 4 milioni di pezzi. E lì resteranno, perché l’Istituto superiore di sanità, che per decreto deve rispondere entro tre giorni, non lo ha ancora fatto.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube