Coronavirus: posso entrare nell’appartamento del vicino di casa?


Si può stare nel giardino condominiale o in quello della villetta privata? Si può parlare con gli altri condomini?
Le restrizioni sul Coronavirus vietano, com’è noto, di uscire di casa. Ma chi ha la fortuna di possedere una villetta può certo farlo se resta all’interno del perimetro del proprio giardino privato.
In condominio, le cose non sono dissimili. Il cortile o il giardino condominiale sono aree comuni, ossia un luogo di proprietà di tutti, uno spazio privato accessorio della propria abitazione. Sono pertanto ben usufruibili senza timore di violare le restrizioni previste dalle ordinanze nazionali e/o locali.
Resta però, anche qui, l’obbligo di rispettare le regole fondamentali cioè, in primo luogo, il divieto di assembramento. Pertanto, anche i bambini non possono giocare insieme benché all’interno del proprio condominio (a meno che, chiaramente, non si tratti di fratelli che già vivono nello stesso immobile). Allo stesso modo, non è possibile, sempre nelle aree comuni del condominio, correre in gruppo o parlarsi a distanza ravvicinata. Bisognerà, quindi, organizzare dei turni per la “boccata d’aria”.
Qualcuno si è chiesto se si possono ritenere violate le restrizioni se una persona, pur non uscendo dal proprio palazzo, si reca dal vicino del piano di sopra o di sotto, di cui magari conosce le abitudini e sa che sta rispettando la quarantena.
Si potrebbe pensare che, in un’ipotesi di questo tipo, non si violino le restrizioni domiciliari visto che non si va per strada. Peraltro, difficilmente la polizia potrebbe venire a controllare cosa succede all’interno delle scale condominiali.
In teoria, però, le cose stanno in modo diverso. Il divieto, infatti, concerne tutti gli spazi diversi dal domicilio, il quale è costituito dalla propria abitazione, ossia l’appartamento. Chi si sposta all’interno dello stesso palazzo sta infrangendo le regole.
Pertanto, anche a casa propria – sia che si tratti di cortile o di singola unità immobiliare – c’è il divieto di riunirsi in gruppo o di invitare amici e/o conoscenti.
Buongiorno.
Vivo a Messina in un grande condominio dotato di aree condominiali molto ampie (strade interne, grandi zone di giardino, vialetti, campo da tennis ormai in disuso). Questa mattina (tra l’altro per la prima volta) usciamo di casa e nell’area adiacente al nostro palazzo ci soffermiamo per un pò (la mia compagna, io, nostra figlia ed il nostro piccolo cane). Mia figlia pattinava su una zona pavimentata del vecchio campo da tennis, mia moglie chiacchiera al telefono e io gioco con il nostro Maltese, assolutemente nessun’altra persona in vista da nessun lato… solo noi che viviamo nello stesso appartamento giorno e notte.
Vedo eccedere dal cancello una pattuglia delle forze dell’ordine e già immagino cosa succederà… Cominciano una ronda e dopo un paio di minuti si accostano a noi. Scende dall’auto il militare lato conducente e mi dice che non possiamo sostare in quell’area; faccio presente che ci troviamo in suolo condominiale. Il militare con tono seccato mi dice che ero vicino “alla signora” e non indosso mascherina o guanti; faccio presente che con “la signora” condivido il letto ogni notte e che il suo collega, che nel frattempo era sceso dall’auto era anche lui privo della mascherina. Ancora più infastidito mi ribadisce che li non possiamo stare e che dobbiamo rientrare immediatamente a casa. Indicando il cane che ho al guinzaglio chiedo: “Non posso neanche uscire per i bisogni del cane” e lui “Si, ma non può stare fuori mezza giornata!” a quel punto anche la mia pazienza comincia a diminuire: “Mi scusi, siete appena entrati nel condominio… a Lei chi lo dice da quanto sono fuori?” Il militare a quel punto visibilmante alterato: “Ho capito! Mi dia un documento che la verbalizzo!” Io: “Non ho il documento… sono uscito per portare fuori il cane. Se vuole salgo a casa a prenderlo” “Io non voglio niente! Adesso Lei mi da le sue generalità ed io la verbalizzo!” a quel punto i toni si erano un pò alzati “Va benissimo! Le do le mie generalità se lei ritiene di fare una cosa utile per la Comunità! Secono lei, verbalizzarmi è una cosa in qualche modo utile per la Comunità??? Ritiene che potrebbe essere a qualcuno???”
A quel punto il suo collega (sempre senza mascherina) resosi conto dell’inutilità della disputa lo ha tirato un braccio e sono andati via.
Ma in questa situazione, io ero davvero in torto come sosteneva il militare?
O stante il fatto del “suolo condominiale”, del fatto che facevamo tutti parte dello stesso nucleo familiare e che non era presente nessun’altra persona estranea; era corretto l’orientamento dei militari o eravamo nel nostro legittimo diritto?