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Lasciarsi dopo aver comprato casa

3 Aprile 2020
Lasciarsi dopo aver comprato casa

Cosa succede alla casa comprata dopo il matrimonio se la coppia si separa o divorzia: il caso della comunione dei beni, della separazione e dell’assegnazione in presenza di figli.

La beffa più grossa di una separazione sta nel dover cancellare anni e anni di sacrifici, gran parte dei quali di natura economica. La casa è, tra questi, il più rappresentativo. Ma se è vero da un lato che, quando non si va più d’accordo, si rinuncia a tutto pur di riconquistare la libertà, è anche opportuno, dall’altro, armarsi di tutto punto per strappare un armistizio conveniente che non costringa, per il resto della propria vita, a subirne le conseguenze. 

Lasciarsi dopo aver comprato casa implica, quindi, la conoscenza di alcune regole giuridiche che servono per stabilire, con esattezza, che fine fa l’immobile e quale incidenza può avere in un meccanismo di separazione e divorzio. 

Di tanto parleremo qui di seguito. Elencheremo cioè tutte le norme che disciplinano l’assegnazione, la divisione o la vendita della casa comune. Ma procediamo con ordine.

Quando si pone il problema della casa?

Il problema di definire la sorte della casa si pone solo per le coppie in comunione dei beni. In tali ipotesi, infatti, il bene è comune e spetta in quote uguali. Queste quote ovviamente vanno liquidate tra i coniugi secondo le regole che indicheremo a breve.

Per le coppie in separazione dei beni il problema di lasciarsi dopo aver comprato casa si pone, invece, solo nel momento in cui i coniugi hanno ancora figli minorenni o maggiorenni non ancora autosufficienti. In queste ipotesi, come vedremo a breve, il giudice può assegnare l’immobile al genitore presso cui andranno a stare i figli, a prescindere dal fatto che questi sia o meno proprietario dell’immobile. 

Come lasciarsi dopo aver comprato casa

Potrà sembrare strano, ma la proprietà comune di una casa determina anche il tipo di procedura da seguire per la separazione e il divorzio. La legge, infatti, stabilisce che tutte le volte in cui vi sia da definire dei passaggi di proprietà, non ci si può dire addio in Comune. 

Come noto, la legge ammette oggi una sorta di separazione e divorzio semplificato, fatto di comune accordo dinanzi al sindaco (una sorta di matrimonio civile “al contrario”). Questo iter, che non richiede la presenza dell’avvocato, è subordinato a due condizioni che devono coesistere:

  • la coppia non deve avere figli minorenni, portatori di handicap o maggiorenni non ancora autosufficienti nati dallo stesso matrimonio (quindi, è esclusa l’ipotesi di figli nati da precedenti relazioni);
  • l’atto di separazione o divorzio consensuale non deve contenere accordi circa il passaggio di proprietà di beni, mobili o immobili.

Quindi, nel caso di coppia in comunione dei beni che abbia una casa di proprietà è possibile separarsi solo in uno dei seguenti modi:

  • in tribunale, con una procedura consensuale (ossia con accordo condiviso da entrambe le parti) o giudiziale (ossia con una vera e propria causa in contraddittorio);
  • con una negoziazione assistita, ossia una sorta di contratto redatto con l’assistenza dei rispettivi avvocati.

Percentuale cointestazione casa

Il secondo dubbio che spesso si trova ad affrontare una coppia che decide di lasciarsi dopo aver comprato casa è quali siano le quote di proprietà del singolo coniuge sull’immobile acquistato in comunione dei beni. Qui la legge è molto chiara e fissa alcuni principi cardine:

  • le quote sono sempre paritarie, ossia al 50%;
  • non sono possibili, neanche dietro accordi, quote differenti (tutt’al più, in sede di divisione, è possibile accordare all’ex una quota superiore alla sua metà);
  • non è possibile sciogliere la comunione del bene prima della fine del matrimonio;
  • non è possibile vendere la propria quota di comunione durante il matrimonio.

Che fine fa la casa in comunione se la coppia si lascia?

In caso di separazione coniugale, la casa va anch’essa divisa come tutti gli altri beni. I coniugi possono trovare un accordo e perciò firmare una separazione consensuale, oppure farsi guerra e lasciare che sia il giudice a decidere. 

La divisione della casa avviene solo per le coppie in comunione dei beni. Quelle invece sposate in separazione dei beni non costituiscono una comproprietà e l’immobile resta nella titolarità di chi l’ha acquistato, con la sola possibilità – che a breve vedremo – di dover rinunciare al diritto di abitazione se vi sono figli non ancora autonomi.

Vediamo ora come si procede alla divisione della casa al momento della separazione. Se l’immobile è sufficientemente grande da essere scomposto in due unità immobiliari distinte, di pari valore, i coniugi – o, in caso di mancato accordo, il giudice – possono disporne la divisione naturale, ciascuno acquisendo la proprietà della propria metà. Si pensi a una villetta di due piani, scomponibile in due differenti unità immobiliari, con autonomi servizi, ingressi e utenze.

Se ciò non dovesse essere possibile, si aprono le porte a due soluzioni:

  • un coniuge acquista dall’altro la sua quota di proprietà divenendo titolare dell’intero bene. In tal caso, si valuta il valore complessivo del bene e ne viene liquidato all’ex il 50%;
  • la casa viene venduta e il ricavato diviso in pari quote. Se le parti non trovano un accordo sulla cessione del bene, questa avverrà ad opera del tribunale, con il meccanismo delle aste giudiziarie (piuttosto lungo).

Se però ci sono ancora dei figli minori o maggiorenni non ancora autosufficienti, in caso di mancato accordo dei coniugi, il tribunale assegna il diritto di abitazione al genitore con cui i bambini vanno materialmente a vivere, anche se questi non è il proprietario dell’abitazione. Dunque, tale soluzione vale anche per le coppie in separazione dei beni e non c’è modo di evitare tale conseguenza con un accordo prematrimoniale (ritenuto nullo dalla nostra legge).

Il diritto di abitazione permane finché i figli non vanno a vivere da soli o il coniuge non si trasferisce con questi in un’altra abitazione.

Nel momento in cui la casa coniugale viene assegnata al coniuge con figli, il giudice tiene conto di ciò ai fini della riduzione dell’assegno di mantenimento, costituendo la disponibilità del bene un’indubbia utilità in termini economici.

Soldi spesi per la casa

Se la casa è stata costruita con i soldi di un coniuge sul terreno di proprietà dell’altro, la proprietà spetta a quest’ultimo e il primo può chiedere solo la restituzione del 50% delle spese sostenute per l’edificazione del bene. Spese, però, da dimostrare. 

Per quanto invece riguarda il caso di acquisto di beni di arredo, nella coppia in comunione dei beni anche questi andranno divisi equamente tra le parti a meno che l’abitazione non venga assegnata al coniuge con i figli: in tal caso, sono compresi anche tutti i mobili funzionali al godimento dell’appartamento. 



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