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Non pagare gli alimenti è reato?

3 Aprile 2020 | Autore:
Non pagare gli alimenti è reato?

Obbligo alimentare: cos’è? Chi sono le persone tenute a pagare gli alimenti? Mezzi di sussistenza: cosa sono? Non versare gli alimenti è sempre reato?

Il diritto penale non punisce soltanto le condotte violente o truffaldine; a volte, la legge prevede il carcere anche per chi non rispetta i propri obblighi economici. Ovviamente, come sicuramente già saprai, in Italia non esiste più la reclusione per chi non riesce a pagare i propri debiti. Gli obblighi di cui parlo sono diversi e riguardano quelli che ciascuno ha nei confronti della propria famiglia. Nel caso in cui una persona non aiuti un familiare in difficoltà, si rischia davvero di incorrere nei guai. Ad esempio: ti sei mai chiesto se non pagare gli alimenti è reato?

Come ti spiegherò, gli alimenti rappresentano un vero e proprio obbligo a prescindere dalla sussistenza del matrimonio. In altre parole, mentre l’assegno di mantenimento è dovuto solamente ai figli e al coniuge, gli alimenti possono essere dovuti anche nei confronti del genitore in difficoltà. Si tratta di un vero e proprio obbligo familiare, insomma. Cosa succede a chi non versa gli alimenti? C’è il rischio di incorrere in reato? Prosegui nella lettura se vuoi saperne di più.

Alimenti: cosa sono?

Cosa sono gli alimenti? Perché non versarli dovrebbe costituire reato? Te lo spiego subito.

Il diritto agli alimenti spetta a colui che versa in grave stato di bisogno. In parole povere, gli alimenti servono a soddisfare le esigenze primarie di chi non riesce a provvedere a sé autonomamente [1].

La prestazione, dunque, è collegabile direttamente agli obblighi di solidarietà nascenti da un’unione affettiva (ad esempio, il matrimonio), dal vincolo parentale oppure, come vedremo, da un sentimento di gratitudine.

Alimenti e mantenimento: quale differenza?

Quanto detto nel paragrafo precedente ci consente di distinguere gli alimenti da un istituto affine ma diverso: il mantenimento.

Il diritto al mantenimento ha una portata più ampia in quanto consente, a chi spetta, di preservare un determinato tenore di vita [2] andando ben al di là dei semplici bisogni primari.

Normalmente, sia il mantenimento che gli alimenti vengono corrisposti sotto forma di prestazione economica (assegno); ciò non esclude, tuttavia, che l’obbligo possa essere soddisfatto diversamente, ad esempio ospitando in casa colui che versi in stato di bisogno.

Alimenti: chi deve pagarli?

Secondo il codice civile, sono obbligati a prestare gli alimenti, nell’ordine:

  • il coniuge;
  • i figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi;
  • i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti;
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle, con precedenza dei germani (cioè di coloro che hanno gli stessi genitori) sugli unilaterali (coloro che condividono un solo genitore) [3].

La norma, dunque, fa riferimento ad un rapporto familiare piuttosto ampio, non limitato alla sola famiglia nucleare.

A questi individui vanno poi aggiunti i donatari nei confronti del donante e tutti coloro che si sono impegnati contrattualmente ad assistere qualcuno dietro compenso (si parla, in questo caso, di contratto di vitalizio alimentare).

Alimenti: lo stato di bisogno

Come detto all’inizio, gli alimenti spettano solamente quando sussista un effettivo stato di bisogno. Ha diritto agli alimenti, quindi, colui che non è economicamente indipendente, che non può garantirsi vitto, alloggio e cure mediche.

Lo stato di bisogno va valutato in concreto, con riferimento alle effettive condizioni del soggetto; pertanto, tale stato può sussistere anche se quest’ultimo possiede un patrimonio immobiliare che non produce alcun reddito e che, di conseguenza, gli impedisce di procurarsi i basilari mezzi di sopravvivenza.

Secondo la giurisprudenza, il diritto agli alimenti sussiste anche se l’alimentando versi in stato di bisogno per propria colpa [4].

Tuttavia, la legge consente una riduzione degli alimenti per la condotta disordinata o riprovevole dell’alimentato [5]: per condotta biasimevole deve intendersi quella del beneficiario che, anziché utilizzare gli alimenti per provvedere ai propri bisogni primari, li sperpera o, comunque, non li utilizza in conformità alla loro effettiva destinazione.

Alimenti: come chiederli?

Chi chiede gli alimenti deve fornire la prova del proprio stato di bisogno, nonché quella della sua impossibilità a lavorare o comunque della propria incolpevolezza nel non avere un lavoro. Chi, invece, svolge un’attività lavorativa, dovrà dimostrare che essa non è sufficiente al proprio sostentamento.

La possibilità di lavoro va valutata con riferimento alle attitudini fisiche e psichiche, alle condizioni sociali dell’alimentando e alle possibilità ambientali.

Secondo la giurisprudenza, la domanda di alimenti deve essere rigettata se non venga provata la propria invalidità al lavoro per incapacità fisica e l’impossibilità, per circostanze a lui non imputabili, di trovarsi un’occupazione confacente alle proprie attitudini ed alle proprie condizioni sociali [6].

Alimenti: a quanto ammontano?

Gli alimenti devono essere versati in proporzione del bisogno dell’alimentando e delle condizioni economiche dell’obbligato. Nel caso in cui più persone siano contemporaneamente obbligate a versare gli alimenti, ciascuno deve adempiere nel rispetto del principio di proporzione delle proprie situazione patrimoniale [7].

Nel corso del tempo le circostanze possono mutare: è possibile che colui che ha diritto agli alimenti abbia trovato lavoro e, pertanto, possa provvedere a se stesso; così come è possibile che la persona obbligata al versamento non abbia più sostanze di cui disporre.

In tutti questi casi, la legge [8] consente di chiedere all’autorità giudiziaria una riduzione dell’obbligo alimentare o, addirittura, la revoca. Per espressa previsione normativa, inoltre, gli alimenti possono essere ridotti anche per la condotta biasimevole dell’alimentato.

Alimenti: è reato non versarli?

È reato non versare gli alimenti quando la legge lo impone? Dipende: l’ordinamento giuridico dice che chi non provvede al sostentamento della persona che ne abbia grave e urgente bisogno incorre nel reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Secondo il codice penale [9], chi fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1032 euro.

Come avrai capito dalla lettura della norma, non pagare gli alimenti è reato solamente in determinate ipotesi. In altre parole, la violazione dell’obbligo civile di versare gli alimenti non fa incorrere sempre in reato, ma soltanto in alcune circostanze. Vediamo quali sono.

Mezzi di sussistenza: cosa sono?

La norma penale non parla di alimenti, ma di mezzi di sussistenza: chi fa mancare questi ultimi rischia di incorre in reato. Mezzi di sussistenza e alimenti sono la stessa cosa?

Secondo la giurisprudenza, per mezzi di sussistenza deve intendersi ciò che è strettamente indispensabile all’esistenza, indipendentemente dalle condizioni sociali o di vita pregressa degli aventi diritto, come il vitto, l’abitazione, i canoni per le utenze indispensabili, i medicinali, le spese per l’istruzione dei figli, il vestiario [10].

Dunque, secondo i giudici l’obbligazione alimentare sarebbe più estesa dell’obbligo (penale) di garantire i mezzi di sussistenza. Ecco perché chi non paga gli alimenti (o ne paga solo una parte) non necessariamente incorre in reato.

Mezzi di sussistenza: chi ne ha diritto?

Secondo il codice civile, quando sussiste lo stato di bisogno, l’obbligo di versare gli alimenti grava non solo nei confronti dei genitori, dei figli o del coniuge, ma anche nei riguardi dei fratelli, dei suoceri, delle nuore (o cognati) e dei nipoti.

Il codice penale, invece, sanziona solamente il mancato versamento dei mezzi di sussistenza solamente nei confronti di determinate categorie di soggetti, e cioè:

  • figli minori o inabili al lavoro;
  • genitori;
  • coniuge, purché non sia divorziato o separato con addebito.

Dunque, mentre il codice civile impone, ad esempio, di versare gli alimenti anche al figlio maggiorenne (purché versi in stato di bisogno), tale obbligo non sussiste in sede penale: in altre parole, il padre che non provvede a pagare gli alimenti al figlio maggiorenne non commette reato!

Ecco perché la Corte di Cassazione [11] ritiene che il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare abbia come presupposto necessario l’esistenza di un’obbligazione alimentare, ma non assume carattere meramente sanzionatorio del provvedimento del giudice civile, nel senso che l’inosservanza anche parziale di questo non importa automaticamente l’insorgere del reato; per configurare l’ipotesi delittuosa in esame occorre che gli aventi diritto all’assegno alimentare versino in stato di urgente bisogno, che l’obbligato ne sia a conoscenza e che lo stesso sia in grado di fornire i mezzi di sussistenza.

Alimenti: quando è reato non pagarli?

Alla luce di quanto detto sinora, possiamo affermare che non sempre non pagare gli alimenti costituisce reato; ciò accade essenzialmente per le seguenti ragioni:

  • il codice penale tutela solo determinati soggetti (figli minori o inabili al lavoro; genitori; coniuge, purché non sia divorziato o separato con addebito);
  • il codice penale parla di mezzi di sussistenza e non di obbligazione alimentare, dovendosi ritenere quest’ultima di portata più ampia rispetto al primo obbligo;
  • perché scatti il reato occorre il dolo, cioè la piena consapevolezza di lasciare in difficoltà uno degli individui sopra indicati.

Dunque, se il padre non versa gli alimenti al figlio maggiorenne potrà incorrere in una condanna civile, ma non penale. Lo stesso dicasi se non si aiuta il fratello in difficoltà: il codice penale non fa alcun riferimento all’obbligo di garantire i mezzi di sussistenza a fratelli o alle sorelle.

La legge penale non solo restringe la “platea” dei beneficiari dell’aiuto parentale, ma, riferendosi ai soli mezzi di sussistenza intende restringere la portata dell’obbligo.

Come ricordato, secondo pacifica interpretazione giurisprudenziale [12], nella nozione di alimenti rientra, in aggiunta a tutto ciò che costituisce mezzi di sussistenza, anche ciò che è solamente utile o conforme alla condizione dell’alimentando e proporzionale alle sostanze dell’obbligato.

Dunque, l’obbligo penale riguarda solamente ciò che è strettamente necessario alla sopravvivenza; nulla di più.

Infine, mentre l’obbligo alimentare civile sussiste a prescindere dalla propria consapevolezza, il reato scatta solamente se si ha la precisa intenzione di non voler prestare aiuto a chi è in difficoltà.


note

[1] Artt. 433 ss. cod. civ.

[2] Art. 156 cod. civ.

[3] Art. 433 cod. civ.

[4] Cass., sent. n. 2066/1966 del 26.07.1966.

[5] Art. 440 cod. civ.

[6] Cass., sent. n. 1099/1990 del 14.02.1990.

[7] Art. 441 cod. civ.

[8] Art. 440 cod. civ.

[9] Art. 570 cod. pen.

[10] Cass., sent. n. 17691 del 23.04.2016.

[11] Cass., sent. n. 535 del 08.01.2016.

[12] Cass., sent. n. 14103 del 13.11.2007.

Autore immagine: Canva.com


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