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Recesso individuale da un conto corrente cointestato

3 Aprile 2020
Recesso individuale da un conto corrente cointestato

Come togliersi da un conto corrente cointestato a un’altra persona: il recesso, la lettera, il preavviso, le motivazioni, gli effetti e la divisione dei soldi in banca.

Sempre più frequente è il ricorso al conto corrente cointestato, in particolar modo nei rapporti tra familiari. La duttilità di questo strumento, che rende possibili le operazioni bancarie anche in modalità disgiunta, ha contribuito ad un’ampia diffusione del suo impiego in tutte le fasce della popolazione.

Come però succede in ogni situazione di contitolarità degli stessi diritti, anche in questa le occasioni di controversie sono numerose, non in ultimo per via dell’eventuale volontà di “staccarsi”, in un momento successivo, dalla comproprietà. 

Qui di seguito tratteremo proprio tale aspetto: verificheremo cioè se è possibile, ed a quali condizioni, il recesso individuale da un conto corrente cointestato. Ci confronteremo quindi con le regole e le procedure da seguire per uscire fuori dal conto cointestato e valuteremo i vantaggi e gli svantaggi di tale scelta. Ma procediamo con ordine.

Come funziona un conto corrente cointestato?

Le regole del conto corrente cointestato sono molto semplici e possono essere schematizzate nei seguenti punti.

Innanzitutto è possibile distinguere tre forme di conto corrente cointestato:

  • conto cointestato a firma congiunta: in tal caso, le operazioni di prelievo o i pagamenti possono essere poste solo da entrambi i contitolari. Il singolo quindi non può agire da solo poiché non ne avrebbe la legittimazione; se la banca glielo consentisse ne sarebbe responsabile e sarebbe tenuta a restituire all’altro le somme sottratte. Chiaramente, i versamenti possono invece essere fatti singolarmente, trattandosi di accrescimenti del conto e non di diminuzioni;
  • conto cointestato a firma disgiunta: in tal caso ciascun contitolare può operare sul conto liberamente e in autonomia, effettuando pagamenti o prelievi senza limiti di importo. Liberi sono a maggior ragione i versamenti. Nonostante ciò, la contitolarità del conto resta sempre fissata per quote uguali, salvo patto contrario tra le parti (quindi, in presenza di due cointestatari, ciascuno possiede il 50% della provvista). Tuttavia, la banca non è responsabile se uno dei contitolari spende o preleva più della propria quota. Al contitolare danneggiato da tale comportamento potrà, al massimo, citare l’altro in tribunale per ottenere la restituzione della propria quota;
  • conto cointestato misto: qui il contratto con la banca prevede la possibilità di operare disgiuntamente entro un certo importo e, invece, congiuntamente oltre tale soglia. È un forma di garanzia per consentire ai cointestatari un certo margine di autonomia, senza però che questo possa arrivare a ledere gli interessi degli altri.

Un conto corrente può nascere già cointestato o essere cointestato in un successivo momento. In tale seconda ipotesi, si verifica una donazione del 50% del deposito, salvo diversa percentuale concordata tra le parti. 

Conto cointestato: debiti e crediti

La cointestazione del conto corrente comporta un credito solidale nei confronti della banca; per cui, ciascun cointestatario può esigere dalla filiale ben più della propria quota (salvo nell’ipotesi di conto a firma disgiunta). 

La stessa regola vale – al contrario – anche per i debiti: se c’è uno scoperto sul conto corrente, la banca può esigere la restituzione delle somme a entrambi i correntisti o anche a uno solo di questi per l’intero. Per cui, chi ha un conto cointestato con una persona che è solida “spendere troppo” subisce al rischio di rispondere dell’intero debito di quest’ultima qualora la banca dovesse concedere delle linee di affidamento. Questo rischio, come vedremo a breve, può essere neutralizzato solo in un modo: con il recesso. Recedendo dal conto cointestato infatti, pur rimanendo obbligati per i debiti passati, non si risponde più per i debiti futuri contratti dagli altri titolari del conto.

Conto corrente cointestato simulato

La cointestazione potrebbe però essere fittizia, determinata solo dall’esigenza di consentire l’operatività sul conto a un terzo quando il titolare non può prendersene cura (si pensi a un anziano che non può recarsi allo sportello). In tal caso, dimostrando la provenienza unilaterale dei soldi depositati in banca (ad esempio dal solo stipendio del marito o dalla pensione del genitore), è possibile evirare che le somme in conto non vadano divise tra le parti.

Per ulteriori approfondimenti leggi:

Conto corrente cointestato: che succede in caso di morte di un intestatario?

Conto corrente cointestato: come funziona?

È possibile il recesso individuale dal conto corrente cointestato?

Nessuno può essere obbligato a vincolarsi “a vita” a un contratto. Pertanto, nel caso di contratti “a tempo indeterminato” (si pensi a una utenza telefonica) è sempre possibile il recesso unilaterale. Ciò vale anche nel caso di conto corrente cointestato: ciascuno dei cointestatari può quindi recedere dal conto corrente cointestato liberamente e senza il consenso degli altri, salvo dare un preavviso. Preavviso che dovrà essere di almeno 15 giorni salvo diverso accordo.

Né quindi la banca, né gli altri cointestatari possono opporsi al recesso di uno di loro (salvo appositi patti di durata minima stipulati in precedenza). 

Perché recedere da un conto corrente cointestato?

Come detto, la regola della solidarietà passiva nei confronti della banca fa sì che ciascun cointestatario del conto è responsabile per l’intero debito contratto con la banca, a prescindere dalla propria quota. Ragion per cui, chi voglia evitare il rischio di un pignoramento ha un solo modo di agire: recedere dal conto corrente cointestato. 

Leggi: Conto cointestato: pro e contro 

Questa però è solo una delle possibili ragioni per cui si potrebbe optare per tale scelta. Non è necessario fornire delle motivazioni alla banca o all’altro cointestato per esercitare la scelta del recesso unilaterale. Le ragioni possono quindi restare personali e non devono necessariamente essere sorrette da una giusta causa. La stessa dichiarazione di recesso non deve essere motivata.

Come recedere dal conto corrente cointestato?

Per recedere dal conto corrente cointestato è necessario inviare una lettera di recesso alla banca, comunicata per presa conoscenza anche agli altri cointestatari. Come detto, non è necessaria una motivazione ma bisogna fornire un congruo preavviso di almeno 15 giorni.

La lettera dovrà essere spedita con mezzo che garantisca la prova del ricevimento: raccomandata o Pec.

Non è possibile recedere dal contratto prelevando dal conto la propria metà: difatti, anche dopo tale operazione, il rapporto bancario resterebbe attivo.

Non è neanche possibile esercitare il recesso costringendo la banca o l’altro cointestatario a chiudere il rapporto per intero: tale decisione infatti richiede il consenso di tutti i titolari del conto. È del resto la stessa banca a prevedere, nelle proprie condizioni generali di contratto, una clausola in cui prevede il necessario consenso di tutti i cointestatari per chiudere il conto corrente cointestato.

Dunque l’unica via per “togliersi” da un conto corrente cointestato è esercitare il recesso unilaterale: il conto quindi resterà aperto e di proprietà degli altri contitolari.

Ciò vale sia nel caso di conto corrente a firma congiunta che disgiunta. La presenza infatti della firma congiunta non può impedire il recesso unilaterale o imporre il consenso preventivo degli altri titolari. 

Come affermato dall’Arbitro Bancario Finanziario «deve riconoscersi il diritto del singolo concreditore in solido a recedere dal rapporto». 

Effetti del recesso dal conto corrente cointestato

A questo punto è bene affrontare un ultimo problema: che fine fanno i soldi depositati in banca nel momento in cui uno dei cointestatari decide di recedere unilateralmente? La legge non consente a questi di prelevare metà del denaro. Come chiarito infatti dall’Arbitro bancario e finanziario, il recesso ha subito effetto ma per la divisione del denaro è necessario il consenso di tutti i cointestatari del c/.

Nella decisione prima citata si legge quanto di seguito: «Il problema sorge, tuttavia, con riguardo all’attuazione dell’obbligazione restitutoria da parte della banca, conseguente al recesso compiuto dall’unico correntista. Sotto il profilo dell’attuazione, infatti, l’obbligazione restitutoria sembra doversi inquadrare non tanto nella categoria delle obbligazioni solidali, quanto invece in quella, delineata dalla dottrina, delle obbligazioni “collettive”, rispetto alle quali, se più sono i creditori e unico il debitore, soltanto il gruppo dei creditori uniti può pretendere l’esecuzione della prestazione, superandosi così la presunzione di uguaglianza delle singole parti sancita dall’art. 1298, comma 2, in materia di obbligazioni solidali. È dunque legittima l’opposizione della banca alla liquidazione della quota del singolo cointestatario, dovendo tale liquidazione compiersi in contraddittorio con tutti i titolari del conto, attesa l’esigenza di salvaguardia delle ragioni dei non recedenti».

Dunque l’effetto immediato del recesso dal conto coinestato è quello di far cessare la comproprietà del denaro e anche la responsabilità del recedente per i debiti contratti in futuro dagli altri titolari (il cosiddetto vincolo di solidarietà passiva). Tuttavia, per ottenere la liquidazione della propria parte depositata sul conto, si dovrà comunque operare di comune accordo con l’altro cointestatario oppure potrà essere la banca ad imporlo nei fatti, avvalendosi a sua volta della facoltà di recesso.


note

[1] ABF Collegio di Roma, sent. n. 498 del 17 febbraio 2012.


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5 Commenti

  1. Io volevo usufruire di tale possibilità, ma due istituti, anche a seguito di PEC mi hanno nagato tale possibilità dicendo che unico modo è la chiusura del conto corrente e la riapertura, mentre io non voglio chiudere il conto per non creare problemi all’altro intestatario (cambio addebiti utenze, carte etc) …

  2. confermo che sta succedendo anche a me, avete un suggerimento o un art di legge da suggerire per imporre la chiusura unilaterale?

    1. Per maggiori informazioni leggi i seguenti articoli:
      -Conto cointestato: come togliere un intestatario https://www.laleggepertutti.it/384860_conto-cointestato-come-togliere-un-intestatario
      -Come svincolarsi da un conto corrente cointestato https://www.laleggepertutti.it/406551_come-svincolarsi-da-un-conto-corrente-cointestato
      -Conto corrente: tutte le clausole illegittime https://www.laleggepertutti.it/197942_conto-corrente-tutte-le-clausole-illegittime
      -Si può chiudere un conto corrente cointestato? https://www.laleggepertutti.it/392585_si-puo-chiudere-un-conto-corrente-cointestato

  3. Stesso problema, la banca mi richiede chiusura e riapertura del conto. Ho letto i vari articoli ma non trovo nulla di specifico. Dopo la pec o raccomandata quale sarebbe il passo successivo? Una lettera di messa in mora? Sarebbe bello se forniste ulteriori indicazioni su questa spiacevole situazione di fatto.

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