Coronavirus: il virus potrebbe viaggiare anche nell’aria

3 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: il virus potrebbe viaggiare anche nell’aria

Un nuovo studio del Mit apre la strada a nuove possibilità di contagio. L’Oms valuterà se rivedere le sue raccomandazioni sull’uso delle mascherine.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) potrebbe rimodulare le raccomandazioni che riguardano l’uso delle mascherine. Sin dall’inizio, ricordiamo tutti che alla domanda «Devo usare la mascherina?», l’Oms aveva risposto che bisogna indossarla solo nel caso in cui si sospetta di aver contratto il nuovo coronavirus, in presenza di alcuni sintomi (come tosse o starnuti) e quando ci si prende cura di una persona sospettata di infezione da Covid-19. Ovviamente, l’uso della mascherina può limitare la diffusione del Coronavirus, se accompagnata da altre misure igieniche come il lavaggio accurato delle mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o con un disinfettante per mani a base di alcol al 60%. Ma come mai l’Oms dovrebbe cambiare queste raccomandazioni? A fronte di un nuovo studio del Massachusetts Institute of Technology (Mit), il quale ha dimostrato che il Coronavirus potrebbe viaggiare nell’aria. Ma procediamo con ordine e analizziamo questo studio.

Coronavirus: può viaggiare nell’aria?

Oggi, come riporta Il Messagero, uno studio del Mit dimostra che il coronavirus presente all’interno delle goccioline emesse con un colpo di tosse o uno starnuto potrebbe “viaggiare” nell’aria per distanze più ampie di quanto possiamo immaginare, ovvero fino a sei e otto metri di distanza.

L’Organizzazione mondiale della sanità

L’infettivologo David Heymann, presidente di un gruppo di consulenti dell’Oms, ha spiegato alla Bbc che saranno esaminate le nuove prove e si riaprirà il dibattito sull’eventuale cambiamento del modo in cui consiglia l’uso delle mascherine.

Attualmente, per evitare la diffusione del Coronavirus, l’Oms raccomanda una distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e sottolinea che i contagiati o le persone che manifestano i sintomi della malattia dovrebbero indossare le mascherine.

Se i dati del nuovo studio del Mit verranno confermati, ha commentato Heymann, «è possibile che indossare una mascherina sia altrettanto efficace o più efficace della distanza» interpersonale.

Particolato atmosferico e velocità di diffusione del Covid-19

Il 17 Marzo scorso, in una nota congiunta, Alessandro Miani (presidente Sima e docente di Prevenzione ambientale all’Università di Milano), Gianluigi De Gennaro (docente di Chimica dell’Ambiente all’Università di Bari) e Leonardo Setti (docente di Biochimica industriale all’Università di Bologna) hanno evidenziato le possibili correlazioni tra particolato atmosferico e velocità di diffusione del covid-19 in alcune aree specifiche del Paese.

”Lo stiamo dicendo da qualche settimana che in letteratura è acclarato che i virus viaggiano in aria in minutissime goccioline di aerosol. Speriamo che l’articolo di Nature (https://www.nature.com/articles/d41586-020-00974-w) e quello di Science (https://www.sciencemag.org/news/2020/04/you-may-be-able-spread-coronavirus-just-breathing-new-report-finds) possano una volta per tutte spronare i decisori e l’OMS a cambiare le linee guida”.

Studi effettuati a Wuhan fuori dagli ospedali

”Abbiamo sottolineato che ci sono evidenze recenti negli studi effettuati a Wuhan fuori dagli ospedali. Abbiamo detto più volte che sapevamo che il metro di sicurezza non sarebbe potuto bastare per limitare la diffusione dell’epidemia. Che bisogna indossare le mascherine ‘sempre’ soprattutto nei luoghi molto frequentati. Abbiamo aggiunto che trovandosi in aria, il virus potrebbe interagire efficacemente in certe condizioni con il particolato atmosferico e che quindi potrebbe diffondersi tramite questo con maggiore facilità, soprattutto in aree caratterizzate da intensa stabilità atmosferica, elevato inquinamento atmosferico e a certe condizioni di umidità e temperatura”, rimarcano i ricercatori.

”Il nostro Position paper ha fatto il giro del mondo, abbiamo dovuto tradurlo in molte lingue. E siamo soddisfatti di verificare che almeno il principio che il virus sia nell’aria si sta facendo largo nell’opinione pubblica e che determini azioni conseguenziali di protezione diffusa nella popolazione”, concludono Miani, De Gennaro e Setti.

L’Istituto superiore di sanità

Oggi, nel corso di una conferenza stampa, a proposito della nuova ricerca secondo cui la tosse può diffondersi fino a 6 metri e lo starnuto fino a 8 metri, il direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Gianni Rezza ha spiegato che «Le evidenze ci dicono che la massima trasmissione del virus avviene attraverso i droplets».

Ma cosa significa «droplet»? E’ una parola inglese che letteralmente vuol dire «gocciolina». Dunque, con questo termine si fa riferimento al criterio di tenersi alla giusta distanza affinché le «goccioline di saliva» che si disperdono nell’aria (con la tosse e gli starnuti) non raggiungano gli altri.

Gianni Rezza ha constatato che «La gente ha paura che andando per strada o stando sul balcone» ci possa essere una trasmissione del virus. Poi, ha precisato che «Al di fuori degli ambienti chiusi possiamo escludere» questa ipotesi.

Sempre durante la conferenza stampa, il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro ha dichiarato che «I dati che abbiamo a livello epidemiologico internazionale ci dicono che le principali vie di trasmissione del virus largamente responsabili della sua trasmissione sono quelle per ‘droplet’ (goccioline) e quelle per contatto. Il contagio per via aerogena era stato ipotizzato e dimostrato in alcuni contesti particolari e in presenza di alcune procedure soprattutto in ambito sanitario. Dai dati della letteratura scientifica finora sappiamo dunque che queste due sono le principali modalità di trasmissione, poi valuteremo man mano che arriveranno nuovi dati».



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