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Il coronavvocatura

3 Aprile 2020 | Autore:
Il coronavvocatura

Covid-19: la ricaduta sui redditi e sulla previdenza.

Superata l’emergenza sanitaria, ce lo auguriamo tutti, dovremo affrontare, senza indugi, i problemi dell’avvocatura italiana che sono: la numerosità, la sua ricaduta sui redditi e la previdenza. 250.000 avvocati è un numero incompatibile con la realità socio – economico italiana. Un po’ di responsabilità è nostra per aver annacquato l’esame di ammissione, e non aggiungo altro, ma la responsabilità maggiore della progressione geometrica degli ultimi 30 anni è dello Stato che ci ha usati come area di parcheggio in attesa del mercato. 1/3 + 2/3 = 1

Allora dobbiamo ridurre il numero di almeno 100.000 ma non usando la leva reddituale, come si sta cercando di fare oggi, agganciando anche il reddito di sostegno in quarantena al criterio cronologico.

Noi cominciamo a cancellare i 20.000 fantasmi (sono coloro che non inviano il Modello 5) e diciamo ai 13.000 pensionati attivi o vi cancellate o versate un contributo del 15% a titolo di solidarietà intergenerazionale, senza alcuna pretesa di futuri supplementi pensionistici. E siamo a 33.000, esattamente quel terzo di nostra competenza.

I rimanenti 2/3 li deve gestire lo Stato impiegandoli dove serve, magari anche a scuola avviando, sin da settembre prossimo, corsi intensivi di educazione civica e costituzionale così da elevare il tasso culturale delle nuove generazioni.

Rientrati così nella media europea (ce lo chiede l’Europa!) si avviano rigorosi criteri di rotazione negli incarichi da assicurazioni, banche, PMI, PA per dare a tutti le stesse opportunità di emergere e si regolarizza, una volta per tutte e senza infingimenti, il rapporto dell’avvocato monocommittente.

Per il Congresso di Catania avevo mandato un emendamento che è stato subito cestinato ma che avrebbe risolto rapidamente il problema intervenendo sull’art. 6 del nostro Codice deontologico forense aggiungendo al punto 2: «L’avvocato non deve svolgere attività comunque incompatibili con i doveri di indipendenza, dignità e decoro della professione forense fatta eccezione per il rapporto di monocommitenza, da regolarsi con apposita convenzione».

Il secondo problema è quello previdenziale.

Per il primo pilastro obbligatorio si rientra in INPS, le Casse confluiscono in una unica per gestire la previdenza complementare dei professionisti.

Si può fare? Sì, basta la volontà di smantellare tutte le rendite di posizione e i privilegi che il virus non si porterà via.

Come ha detto il Papa nella piazza deserta qualche giorno fa «La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità».

Credo abbia pensato anche a noi.



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