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Coronavirus: la caccia prosegue nonostante i divieti

3 Aprile 2020
Coronavirus: la caccia prosegue nonostante i divieti

Alcune Regioni hanno emanato norme in contrasto con le misure di contenimento stabilite dai Dpcm emergenziali: la denuncia delle associazioni. 

L’emergenza Coronavirus non ha fermato la caccia: l’attività venatoria prosegue in molte Regioni italiane nonostante i divieti e le misure di contenimento e anzi in alcuni casi viene ampliata ulteriormente.

Lo denunciano le associazioni Enpa, Lac, Lav, Lipu e WWF Italia, che sottolineano come la “caccia e attività connesse siano escluse da quelle che sono state autorizzate in quanto non differibili”.

Il quadro delineato dalla nota congiunta delle associazioni, riportata dall’agenzia stampa Adnkronos, è allarmante: in alcuni casi si arriva persino a violare le leggi e i decreti del presidente del Consiglio dei ministri che hanno stabilito le restrizioni agli spostamenti e alle attività consentite all’aperto.

In particolare, “Emilia-Romagna e Veneto continuano a mantenere attivi o ad attivare i piani di controllo della fauna selvatica non solo con personale pubblico che potrebbe essere impiegato diversamente in questo periodo, ma anche con l’ausilio di operatori privati, ovvero cacciatori, consentendo loro di spostarsi all’interno delle rispettive province nonostante le limitazioni introdotte per contenere il contagio”.

La Sardegna ha, invece, “approvato una norma (“incostituzionale”, sottolineano le associazioni) sul controllo faunistico, dando la possibilità al proprietario di un fondo agricolo di coinvolgere liberamente, attraverso una delega, il cacciatore di turno e nonostante le sei sentenze della Corte Costituzionale che hanno bocciato analoghe leggi proprio perché introducevano figure private non contemplate dalla legge nazionale 157 del 1992 sulla tutela della fauna”.

Il Piemonte “ha formulato un nuovo disegno di legge per ‘regalare’ ai cacciatori possibilità di sparo per altre 15 specie (delle quali molte versano in stato di conservazione sfavorevole), cancellando invece la norma che avrebbe consentito ai proprietari dei fondi di vietare la caccia sui propri terreni”.

Anche la Puglia “ha recentemente emanato un provvedimento che prevede l’aumento del numero dei rappresentanti delle associazioni venatorie nelle commissioni esami per il rilascio della licenza di caccia, da 3 a 6, a discapito della componente ambientalista”.

Infine la Regione Lazio, che “ha approvato una norma per la caccia nelle ‘aree contigue’ del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove vive l’orso marsicano già a rischio di estinzione”.

”Tutte queste misure – concludono le associazioni – determinano l’illegittimo abbassamento del livello di tutela dell’ambiente e della fauna selvatica previsto dalla normativa nazionale e sovranazionale e perseguono il solo ed unico obiettivo di ampliare i margini per lo svolgimento della pratica venatoria che, lo si ribadisce, è una mera attività ludica, violando addirittura i Dpcm emanati a tutela della salute pubblica. Un atteggiamento che va davvero condannato, in un momento in cui dovremmo tutti sostenere le iniziative di sicurezza del Governo e operare solo e unitamente per il bene comune”.



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