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Coronavirus: troppe salme, rischio emergenza igienica

3 Aprile 2020
Coronavirus: troppe salme, rischio emergenza igienica

I titolari di onoranze funebri chiedono di snellire la burocrazia per fare in modo che si possano garantire sepolture a tutti, lavorando a ritmi più sostenuti.

Rischiamo un’emergenza sanitaria nell’emergenza sanitaria. È l’allarme che lancia Alessandro Bosi, segretario generale della Feniof, Federazione nazionale imprese onoranze funebri. Lo ha intervistato l’Adnkronos, cui Bosi ha dato la sua ricetta per provare a risolvere il “problema” delle sepolture. Sembra assurdo definirlo “problema” ma di fatto, purtroppo, lo sta diventando per lo straordinario afflusso di feretri: un altro dei lasciti tragici dell’epidemia di Coronavirus. Avevamo già visto come alcuni crematori stiano entrando in crisi (leggi l’articolo: Coronavirus, allarme forni crematori).

Sono così tante le vittime del Covid-19 che i titolari di onoranze funebri si ritrovano ogni giorno con un numero di salme difficile da gestire. L’unico modo, suggerisce Bosi, è snellire la burocrazia o il rischio è di fare i conti con un’emergenza igienico-sanitaria dovuta a rallentamenti nei servizi funebri che non dovrebbero avvenire in un momento come questo.

I feretri ammassati e il liquido dalle casse

“L’ultima circolare del ministero della Salute ha sicuramente colmato un gap di indicazioni su come comportarsi che era presente in alcune regioni – riconosce Bosi – ma serve ancora un piccolo sforzo per quanto riguarda la burocrazia: non si possono chiudere gli uffici comunali alle 14 o pensare che se una persona muore venerdì pomeriggio bisogni aspettare lunedì per avere i documenti. Stiamo lavorando 24 ore su 24 correndo a 300 all’ora per poi essere obbligati, per la disorganizzazione di alcuni Comuni, a sostare davanti a un semaforo rosso che dura due giorni. Tutti questi rallentamenti portano poi a concentrare il lavoro che si accumula in un unico momento, con gli effetti dello stress logistico di cimiteri e crematori che in alcuni casi non sanno più dove depositare i defunti“.

Un’attesa che crea due difficoltà. La prima è l’ammassarsi di casse che occupano chiese e depositi. “Il problema grosso sono i feretri in attesa di cremazione o inumazione che all’interno non hanno zinco ma un materiale biodegradabile: se entro 2-3 giorni non si procede, questo materiale può iniziare a far percolare i liquidi e diviene un problema igienico-sanitario importante. Dobbiamo preoccuparci di questo e non solo. Al di là delle esigenze sanitarie, non si può aggiungere dolore a dolore alle famiglie prima negandogli la cerimonia funebre e poi non dandogli informazioni su quando il loro caro verrà seppellito o cremato. Bisogna dare risposte certe altrimenti l’elaborazione del lutto diventa oltremodo difficoltosa”, spiega Bosi all’agenzia di stampa.

Mascherine e protezioni a chi garantisce i servizi funebri

Tramite l’Adnkronos, Bosi invita le istituzioni a trovare un canale per consentire a chi garantisce un servizio essenziale di poterlo continuare a svolgere e quindi di “potersi approvvigionare delle mascherine e di tutti i presidi individuali necessari per evitare il contagio”.

Le imprese funebri sono in prima linea: sono quasi 14mila i morti in Italia eppure nonostante l’emergenza, il settore si trova a fare i conti con alcune lentezze. Il numero delle vittime sta mettendo in crisi alcune aree del nord come Bergamo e Brescia, mentre Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna “stanno gestendo bene l’emergenza, pur con territori come Piacenza dove gli effetti del virus sono gravi ed evidenti. Si teme la tenuta del Mezzogiorno dove gli impianti di cremazione sono meno capillari e potrebbero esserci problemi se ci si trovasse di fronte a una pandemia come quella delle province lombarde più colpite, cosa che nessuno si augura”, aggiunge Bosi.

Per scongiurare che il settore vada in crisi bisogna proteggere chi ci lavora: “Noi forniamo un servizio essenziale, se ci ammaliamo chi porta via i defunti? Neanche l’esercito è preparato a questo”, evidenzia.

Benedetta tecnologia che ci viene in aiuto

L’invito è a guardare a Milano che ha trovato due “soluzioni: per i documenti si risolve tutto online e anche per il consenso alla cremazione è sufficiente un video-messaggio tramite whatsapp previa identificazione del dichiarante. Così nessuno è costretto a entrare in contatto con i cari di persone contagiate o poste in quarantena”.

In questo senso “voglio ringraziare quelle pubbliche amministrazioni che stanno cercando di uniformare le regole e i cittadini italiani perché stanno reagendo con grande dignità all’impossibilità di fare i funerali comprendendo le misure straordinarie necessarie in questo difficile momento. Ognuno nella situazione emergenziale deve fare la sua parte”, conclude il segretario generale della Feniof.



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