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Come dimostrare nesso di causalità

26 Giugno 2020 | Autore:
Come dimostrare nesso di causalità

Rapporto di causalità: cos’è e a cosa serve? Causalità adeguata e probabilità statistica: cosa significano? Nesso causale penale e civile: differenze.

Se vuoi chiedere il risarcimento per un danno che un’altra persona ti ha causato devi dimostrare non solo il pregiudizio patito ma anche che quest’ultimo sia imputabile alla condotta colpevole del suo autore. Ad esempio, se, per evitare di scontrarti con un’auto che giunge contromano, sei costretto a sterzare violentemente e a urtare un muro, per chiedere il risarcimento dovrai dimostrare che il danno alla tua vettura è dipeso dalla condotta pericolosa dell’altro conducente. Insomma: si tratta di dimostrare il nesso di causalità tra l’azione altrui e il proprio danno.

Quanto detto vale anche nel diritto penale: affinché scatti la responsabilità di un soggetto, occorre che l’evento criminoso sia conseguenza di un’azione colpevole. Nei casi più semplici il nesso di causalità è talmente evidente da non aver bisogno nemmeno di essere spiegato: chi esplode un colpo di arma da fuoco nei confronti di un’altra persona risponderà delle conseguenze (lesioni o addirittura omicidio); lo stesso dicasi per chi percuote un individuo con pugni e bastonate, per chi accoltella la vittima, ecc.

Al di fuori di questi casi molto evidenti, dimostrare il nesso di causalità potrebbe non essere così semplice. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme come si fa a dimostrare il rapporto tra causa ed effetto.

Nesso di causalità: cos’è?

Il nesso di causalità non è altro che il legame che c’è tra l’azione e la sua conseguenza. Nel diritto il nesso di causalità è tirato in ballo ogni volta che occorre dimostrare il rapporto sussistente tra una condotta antigiuridica e la sua conseguenza dannosa.

Detto in altri termini, il nesso di causalità è il rapporto causa/effetto, per cui a una determinata azione corrisponde uno specifico evento dannoso.

Tizio colpisce al volto Caio. Da questa condotta è derivata la deviazione del setto nasale di Caio.

Sempronio tampona con la propria auto la vettura di Mevio, provocando a quest’ultimo un danno economico da risarcire.

Filano non riesce a riparare in tempo l’autovettura di Calpurnio. A causa del ritardi, Calpurnio non potrà recarsi a lavoro, con conseguente decurtazione della retribuzione.

Nesso di causalità: a cosa serve?

Come anticipato, il nesso di causalità serve a ricollegare un evento dannoso a colui che ne è stato responsabile a causa della propria condotta antigiuridica.

Il nesso di causalità serve, pertanto, a dimostrare la riconducibilità di un illecito al proprio autore, in modo tale che:

  • possa essere accertata la responsabilità civile e, dunque, l’obbligo a risarcire il danno;
  • possa essere accertata la responsabilità penale, ove il fatto costituisca reato.

Nesso di causalità: come si dimostra?

Normalmente, accertare il nesso di causalità è piuttosto semplice: è sufficiente dimostrare che, se la condotta antigiuridica non ci fosse stata, allora non si sarebbe prodotto nemmeno l’evento dannoso.

Riprendendo gli esempi illustrati nel primo paragrafo, è facile affermare che: se Tizio non avesse colpito Caio, il suo setto nasale non si sarebbe deviato; se Sempronio avesse frenato in tempo, non avrebbe urtato l’auto che precedeva; se Filano avesse riparato in tempo utile la vettura di Calpurnio, questi si sarebbe potuto recare a lavoro senza subire un danno economico.

Tuttavia, esistono ipotesi in cui la dimostrazione del nesso causale non è così semplice; questi casi riguardano eventi che non sono facilmente riconducibili a una causa precisa. Ciò accade soprattutto nel campo scientifico, quando a una determinata circostanza non si sa con certezza se segua quella conseguenza.

Tizio si sottopone a chemioterapia. I medici gli consigliano una terapia sperimentale. Dopo poche sedute, la malattia di Tizio si aggrava ed egli muore.

I casi di responsabilità medica sono quelli in cui è maggiormente difficile provare il nesso di causalità, in quanto a una determinata condotta (l’assunzione di un farmaco, ad esempio) è difficile attribuire una determinata conseguenza. Come fare in queste ipotesi a dimostrare il nesso di causalità?

Causalità adeguata: cos’è?

Per far fronte all’esigenza di fornire una risposta giuridica anche in presenza di eventi che non siano ricollegabili con assoluta certezza a una specifica condotta, gli studiosi del diritto e la giurisprudenza hanno creato il cosiddetto criterio della causalità adeguata. Cosa significa?

Secondo questo criterio, ai fini della dimostrazione del nesso di causalità, è necessario che colui che ha agito abbia causato l’evento con un’azione proporzionata (adeguata), idonea a determinare l’effetto sulla base dei criteri di normalità valutati secondo la comune esperienza, ritenendo come non causati dalla condotta (ed escludendo, dunque, il nesso di causalità) gli effetti straordinari o atipici.

Questo criterio, utilizzato prevalentemente nel settore della responsabilità penale, vuole dire che sussiste il nesso di causalità ogniqualvolta una condotta sia adeguata, secondo la comune esperienza, a causare una conseguenza. Facciamo un esempio.

Tizio ha vissuto per anni in una casa il cui tetto era costituito da amianto. All’improvviso sviluppa un tumore che lo porterà alla morte. Studi scientifici hanno dimostrato che l’amianto, in determinate condizioni, può provocare tumore. In questo caso, si può applicare il criterio della causalità adeguata in quanto la comune esperienza scientifica riferisce che sussiste un nesso tra l’eternit e fenomeni tumorali.

In un caso come quello appena esemplificato, dunque, i parenti della vittima potranno chiedere il risarcimento dei danni se riescono a dimostrare che la patologia che ha cagionato la morte è ragionevolmente riconducibile alla presenza di amianto.

Nesso causale e probabilità statistica

Anche in tema di responsabilità civile si ricorre al criterio della causalità adeguata, sebbene si preferisca ricorrere al concetto di probabilità statistica.

In altre parole, quando non è possibile dimostrare con assoluta certezza il nesso causale tra un fatto e l’evento dannoso, il giudice può ritenere ugualmente sussistente il rapporto di causalità quando la probabilità che dall’azione sia scaturito l’evento dannoso sia molto alta.

La percentuale di probabilità non è ovviamente definita da nessuna legge: dovrà essere il giudice a stabilire se il danno sia una verosimile conseguenza della condotta.

Nesso causalità penale e civile: differenze

Sebbene la dimostrazione del nesso causale in campo penale e in campo civile sia sostanzialmente identica, l’importanza di una sua prova rigorosa è molto più importante nel settore penale, visto che in gioco c’è la libertà stessa dell’imputato.

Secondo la giurisprudenza, mentre la responsabilità penale può essere affermata dal giudice solamente quando la prova del nesso causale sia certa o approssimativamente tale, in ambito civile il giudice potrebbe accontentarsi di un grado di certezza inferiore: in altre parole, mentre nel penale è richiesta la certezza (o quasi) del nesso causale, nel civile sarebbe sufficiente la mera probabilità (superiore almeno al 50%) del nesso di causalità, cioè la probabilità che il danno sia conseguenza dell’azione.


note

Autore immagine: Canva.com


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