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Prescrizione assegno circolare

26 Giugno 2020 | Autore:
Prescrizione assegno circolare

Dopo quanto tempo matura la prescrizione per il richiedente o per il beneficiario di un assegno circolare?

Sono tantissimi gli strumenti che utilizziamo per eseguire un versamento. Ad esempio, per regolare le bollette domestiche ci rechiamo in posta con il tradizionale bollettino ovvero provvediamo al saldo della fattura, semplicemente, tramite l’addebito già autorizzato sul nostro conto corrente; non dobbiamo, neanche, dimenticare quanto sia semplice saldare un debito con un bonifico bancario, soprattutto mediante la cosiddetta operatività online, oppure facendo uso della propria carta di credito. Tra i tanti mezzi di pagamento, non bisogna, nemmeno, dimenticare l’assegno bancario e, più specificatamente, quello circolare, con il quale il beneficiario del titolo è sicuro di poter riscuotere l’importo in esso contemplato; tuttavia, per quanto sia, tendenzialmente, sicuro incassare questa somma, sarebbe possibile la prescrizione dell’assegno circolare?

Non è assolutamente sbagliato porsi questa domanda, poiché, come tutti i diritti regolati dal nostro ordinamento giuridico anche quello previsto da un assegno circolare potrebbe essere soggetto alla prescrizione. Una possibile vicenda che va, quindi, esaminata ed approfondita sia nei riguardi del richiedente, sia nei confronti del beneficiario di questo titolo. Pertanto, le domande a cui rispondere sono le seguenti: che cos’è la prescrizione? Nell’assegno circolare chi assume il ruolo del richiedente e chi quello del beneficiario? Come opera la prescrizione dell’assegno circolare in relazione a questi due soggetti? A questo punto, non ti resta che proseguire nella lettura per trovare le risposte a queste e a tante altre domande.

Prescrizione: cos’è?

Per rispondere in maniera molto semplice a questo quesito, devi sapere che la prescrizione è un modo di estinzione del diritto. In altre parole, trascorso un certo lasso di tempo, secondo la legge, se sei titolare di un credito o di una certa facoltà non puoi più pretendere di ricevere alcunché. Infatti, l’inerzia di cui ti sei reso responsabile non è priva di effetti. Ad esempio, se devi riscuotere una certa somma e ti sei semplicemente dimenticato di farlo, dopo un determinato periodo, potresti subire un legittimo rifiuto dal debitore.

Si tratta, quindi, di una vicenda giuridica che può manifestarsi anche a proposito del cosiddetto assegno circolare e dei diritti che sono in esso contemplati. Non rimane, quindi, che approfondire l’argomento, non prima, però, di aver chiarito l’importante distinzione tra il ruolo del richiedente e quello del beneficiario di questo titolo bancario.

Assegno circolare: richiedente e beneficiario

L’assegno bancario è uno dei tanti mezzi di pagamento che utilizziamo per saldare un nostro debito. Con la sua compilazione e la conseguente consegna al destinatario, in pratica ordiniamo alla nostra banca di provvedere a liquidare al traente la somma indicata nel titolo. Questa sarà presa, inevitabilmente, dai fondi disponibili sul nostro conto corrente.

Nell’assegno circolare, la situazione appena descritta è differente, visto che l’importo in esso contemplato è versato dal cosiddetto richiedente al momento della sua emissione. In altri termini, la banca che rilascia un assegno circolare ha appena riscosso i fondi alla base del titolo. Essa li manterrà a disposizione del beneficiario, sino a quando questi non si recherà presso lo sportello bancario a ricevere il dovuto incasso.

Appare, quindi, evidente, l’utilità dell’assegno circolare, visto che l’intestatario del medesimo è certo di poterne percepire l’importo. Una situazione che, però, non va esente dalle conseguenze di un’eventuale prescrizione.

Assegno circolare: la prescrizione per il beneficiario

Come appena spiegato, un richiedente può ordinare alla banca di emettere un assegno circolare a favore di un determinato beneficiario. Per ottenere ciò deve mettere a disposizione dell’istituto i fondi necessari che, ad esempio, saranno prelevati dal proprio conto corrente.

A quel punto, la detta somma sarà a disposizione del predetto beneficiario, fatte salve le seguenti eccezioni:

  • la revoca. In questo caso, il richiedente, quale mandante della banca, potrebbe revocare l’assegno circolare. È una circostanza possibile, secondo quanto specificato dalla Corte di Cassazione in una recente sentenza [1];
  • la prescrizione. L’assegno circolare non deve necessariamente essere posto all’incasso entro 8 o 15 giorni come previsto per i tradizionali assegni bancari. Esso può essere riscosso in qualsiasi momento: lo precisa proprio la decisione giurisprudenziale appena citata, la quale aggiunge che l’unico limite di tempo per l’incasso dell’assegno circolare è rappresentato dal decorso della prescrizione. Essa matura dopo tre anni dall’emissione dell’assegno, così come è specificato dalla legge in materia [2].

Assegno circolare: la prescrizione per il richiedente

Come avrai sicuramente capito, il richiedente l’assegno circolare è colui che dà mandato alla banca di emetterlo a favore di un determinato beneficiario. Potrebbe accadere, però, che quest’ultimo non lo incassi nel termine triennale previsto.

In tale circostanza, dice la legge che, entro il 31 maggio dell’anno successivo alla predetta scadenza, la banca debba versare l’importo del titolo al cosiddetto Fondo per indennizzare le vittime di frodi finanziarie [3]. Nonostante ciò, il richiedente ha, comunque, dieci anni di tempo per chiedere la restituzione della somma originariamente versata a copertura dell’assegno circolare. Tale termine di prescrizione decorre, normalmente, dalla scadenza del termine triennale a disposizione del beneficiario per incamerare l’assegno [4].


note

[1] Cass. civ. sent. n. 5889/2018

[2] Art. 84 co. 2 Rd. 1736/1933

[3] Art. 1 co. 345 ter L. 266/2005

[4] Cass. civ. ord. n. 11387/2019


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