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Nuovo domicilio: ultime sentenze

23 Aprile 2020
Nuovo domicilio: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: variazioni del domicilio; difformità tra la residenza anagrafica e quella indicata nella dichiarazione dei redditi; differenza tra irreperibilità assoluta ed irreperibilità relativa in tema di notifica.

Comunicazione delle variazioni di domicilio

In tema di procedimento di sorveglianza, le variazioni del domicilio indicato nell’istanza di misura alternativa alla detenzione, ai sensi dell’art. 677, comma 2-bis, cod. proc. pen., possono essere comunicate anche attraverso forme equivalenti a quelle previste nel primo periodo del predetto comma, purché non residuino dubbi sull’effettivo domicilio dell’istante.

(In applicazione del principio, la Corte ha annullato la decisione che aveva dichiarato l’inammissibilità di un’istanza di detenzione domiciliare per la omessa comunicazione della successiva variazione del domicilio ivi indicato, ritenendo che diligentemente il condannato avesse effettuato tale comunicazione ai carabinieri del vecchio e del nuovo domicilio e che la mancata ulteriore comunicazione al tribunale di sorveglianza fosse imputabile esclusivamente ai medesimi).

Cassazione penale sez. I, 23/01/2019, n.8029

Residenza anagrafica 

Se il contribuente ha espressamente indicato nella dichiarazione annuale il proprio indirizzo, situato nel Comune di domicilio fiscale, tale indicazione non può che equivalere ad elezione di domicilio e costituisce atto idoneo a rendere noto all’Amministrazione il nuovo domicilio anche ai fini delle notificazioni. In caso di difformità tra la residenza anagrafica e quella indicata nella dichiarazione dei redditi, è valida la notificazione dell’avviso perfezionatasi presso quest’ultimo indirizzo.

Cassazione civile sez. VI, 04/06/2018, n.14280

Notificazioni: irreperibilità 

Con riferimento, al procedimento di notifica seguito ai sensi dell’art. 60, comma 1, lett. e) D.P.R. n. 600 del 1973, si deve richiamare la nota differenza tra irreperibilità assoluta ed irreperibilità relativa in tema di notifica, che deriva da circostanze oggettive accertate dal messo notificatore. Nel primo caso, pur risultando anagraficamente residente nel comune, il soggetto non viene reperito in alcun luogo (abitazione, ufficio o azienda del contribuente), né è possibile risalire al nuovo domicilio o residenza; nel secondo caso il destinatario non è rinvenuto dall’ufficiale giudiziario presso il proprio domicilio in quanto temporaneamente assente.

Diversa è la disciplina giuridica applicabile. Nel caso di irreperibilità assoluta si applica l’articolo 60, comma 1, lettera e), del D.P.R. n. 600 del 1973, secondo cui l’avviso del deposito prescritto dall’articolo 140 c.p.c. si affigge (in busta chiusa e sigillata) nell’albo del Comune ed, ai fini della decorrenza del termine per ricorrere, la notificazione si ha per eseguita nell’ottavo giorno successivo a quello di affissione.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. XVII, 27/04/2018, n.2716

Nuovo domicilio: comunicazione al datore di lavoro

Il datore di lavoro ha l’onere di dimostrare i presupposti giustificativi delle sanzioni disciplinari, anche in termini di proporzionalità rispetto alla condotta del lavoratore (confermata l’illegittimità della sanzione disciplinare inflitta ad una dipendente a causa del mancato rinvenimento della stessa presso la sua abitazione in occasione della visita fiscale; non vi era, infatti, la certezza di tale omissione da parte della lavoratrice, circostanza che imponeva l’applicazione del principio del favor rei in quanto la donna era convinta di aver dato notizia al datore di lavoro del suo nuovo domicilio).

Cassazione civile sez. lav., 03/11/2017, n.26159

Notifica al nuovo domicilio

La disposizione di cui all’art.161 quarto comma che consente la notifica degli atti mediante consegna al difensore, trova un temperamento, nella sua rigida applicazione, quando si abbia “aliunde” notizia precisa del luogo in cui il destinatario abbia trasferito la sua residenza o la dimora, perché in tal caso la notifica deve essere disposta ed effettuata nel nuovo domicilio, in modo da assicurargli l’effettiva e non meramente presunta conoscenza dell’atto.

(Nella fattispecie, la polizia municipale riscontrando che l’imputato si era trasferito presso altro domicilio, aveva proceduto alla notifica del rinvio dell’udienza presso il nuovo domicilio, anche se esso non era stato ritualmente comunicato).

Cassazione penale sez. IV, 20/09/2016, n.41998

Accertamenti volti a rintracciare il nuovo domicilio

In caso di impossibilità ad eseguire la notificazione al domicilio dichiarato o eletto, l’ufficiale giudiziario non ha alcun potere o dovere di procedere ad accertamenti volti a rintracciare il nuovo domicilio del destinatario, potendo, per contro, effettuare direttamente la notifica a mani del difensore.

(Nella fattispecie la Corte ha valutato correttamente effettuata la notifica a mani del difensore, essendosi l’imputato trasferito altrove, secondo quanto attestato dall’ufficiale notificatore, senza darne comunicazione ai sensi dell’art. 161 c.p.p. e risultando ancora formalmente residente al precedente indirizzo comunicato).

Cassazione penale sez. IV, 04/07/2014, n.36479

Notificazione al domicilio dichiarato o eletto

In caso di impossibilità ad eseguire la notificazione al domicilio dichiarato o eletto, l’ufficiale giudiziario non ha alcun potere o dovere di procedere ad accertamenti volti a rintracciare il nuovo domicilio del destinatario, potendo, per contro, effettuare direttamente la notifica a mani del difensore.

Cassazione penale sez. V, 10/10/2013, n.49488

Validità della notifica

La notifica valida non è quella necessariamente disposta presso il domicilio/studio professionale eletto reperito presso elenchi pubblici. In caso di insuccesso, per colpevole omessa comunicazione da parte del difensore del nuovo domicilio, occorrono ricerche specifiche che consentano di rintracciare personalmente il difensore destinatario – o il suo sostituto – ex artt. 157 e 167 c.p.p., diversamente la notifica è nulla; non è sufficiente, ingatti, la semplice ricerca cartolare presso l’Ordine professionale di appartenenza.

Cassazione penale sez. V, 17/07/2013, n.44247

Trasferimento di residenza o di domicilio

Il trasferimento di residenza o di domicilio deve essere portato a conoscenza dell’altra parte e, in difetto dell’adempimento di tale onere, deve escludersi la decadenza dal termine d’impugnazione a condizione che la notificazione sia stata rinnovata presso il procuratore domiciliatario nel nuovo domicilio. È onere della parte che propone l’impugnazione, qualora non conosca il nuovo domicilio, di compiere tutte le necessarie ricerche volte ad individuare il luogo del nuovo recapito del procuratore stesso, così da eseguire la successiva notificazione al diverso domicilio reale di questi, configurandosi, sotto tale profilo, la chiara distinzione tra inesistenza e nullità della notificazione.

Consiglio di Stato sez. VI, 14/11/2012, n.5744

Nuovo domicilio non accertabile

Nell’ipotesi di impugnazione non preceduta dalla notificazione della sentenza, qualora l’impugnazione sia notificata, ai sensi della seconda parte del comma 1 dell’art. 330 c.p.c., presso il difensore costituito in primo grado e la notifica non si perfezioni per intervenuto trasferimento del destinatario dell’atto, l’impugnante ha l’onere di ripetere la notifica nel nuovo domicilio del medesimo difensore, ricercandolo presso l’albo professionale; qualora il nuovo domicilio non sia accertabile, si configura una situazione del tutto analoga all’irreperibilità, ovvero al caso in cui manchi la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio, per cui si applica il criterio, ulteriormente sussidiario, previsto dal comma 3 dell’art. 330 c.p.c. che dispone la notifica alla parte personalmente, ai sensi dell’art. 137 c.p.c., precisandosi che l’adempimento delle formalità della notifica deve, comunque, avvenire entro la scadenza del termine perentorio fissato per l’impugnazione, restando a carico della parte impugnante il rischio che le nuove modalità di notifica non consentano di rispettare detto termine.

Cassazione civile sez. II, 21/02/2012, n.2481



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