Covid-19, il virologo: usare la mascherina anche in casa

4 Aprile 2020 | Autore:
Covid-19, il virologo: usare la mascherina anche in casa

Lo scienziato che suggerì i tamponi diffusi con buoni risultati in Veneto avverte: la fonte di contagio in famiglia è importante, bisogna proteggersi.

Non solo per andare al lavoro (chi ancora lavora) o per andare a fare la spesa: anche per parlare con il marito, la moglie o i figli o per guardare la televisione insieme nel proprio salotto. La mascherina andrebbe indossata sempre, anche in casa, per proteggersi da un probabile contagio dal coronavirus. Parola di Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova. Lo stesso che lanciò la proposta dei tamponi diffusi, quella che in Veneto sembra abbia dato buoni risultati. Crisanti, in un’intervista al Corriere della Sera, avverte: «Sarà meglio usare mascherina e guanti anche in casa. E, soprattutto, limitare all’indispensabile l’utilizzo degli ambienti domestici condivisi. Mi rendo conto del sacrificio ma i risultati del nostro studio sulle probabilità di essere infettati dimostrano chiaramente l’assoluta efficacia della restrizione».

Il professor Crisanti ci sta dicendo che si può prendere il Covid-19 anche quando si rispettano le regole sulla quarantena e si resta richiusi in casa? «Qui per tornare a essere liberi e uniti bisogna per forza separarsi», taglia corto il virologo. «E la fonte di contagio in famiglia è importante, anche più delle altre due: gli indisciplinati che escono, una minoranza, e chi è costretto a lavorare».

Crisanti ne parla sulla base di uno studio sui dati dell’epidemia effettuato con circa 40 esperti, tra ricercatori e tecnici, divisi in due gruppi: uno italiano, proprio dell’Università di Padova e dell’azienda ospedaliera locale, e un altro britannico sotto la guida di Neil Ferguson, il matematico dell’Imperial College di Londra che fece cambiare idea al premier Boris Johnson sulla strategia da adottare contro la diffusione del coronavirus.

Le conclusioni di questo studio convincono Crisanti a sostenere la necessità di usare dei dispositivi di protezione anche in casa: se c’è un positivo in famiglia – emerge dall’indagine – il rischio di essere infettati è 84 volte superiore rispetto alla norma. Identificando e isolando tutte le persone infette, la capacità di riproduzione del virus scende subito da 2 a 0,2. E ancora: con l’isolamento si elimina la trasmissione evitando di imporre delle restrizioni al resto della popolazione.

«In ospedale arrivano a grappoli, interi nuclei familiari», sottolinea Crisanti. «Questo significa che se non si sta attenti le nostre case possono trasformarsi in tanti piccoli focolai di contagio. Diciamo che in questo momento sono più protetti i single». Ne usciremo presto? «Gli indicatori ci dicono che finalmente qualcosa di buono sta già succedendo – dice Crisanti al Corriere – anche se i morti sono ancora molti. Sono fiducioso».



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