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Vietati i sistemi di identificazione biometrica per il controllo delle presenze

29 Novembre 2013
Vietati i sistemi di identificazione biometrica per il controllo delle presenze

Vietati i rilevatori di impronte digitali sui luoghi di lavoro se non per esigenze di sicurezza: illecito il controllo solo per verificare la presenza del dipendente.

Le aziende non possono utilizzare sistemi di identificazioni biometrica per controllare le presenze e gli orari di entrata e di uscita dei propri dipendenti se non vi sono particolari esigenze di sicurezza.

La rilevazione delle presenze, secondo il Garante della Privacy, non può avvenire con mezzi elettronici come quelli che rilevano le impronte digitali o la retina: l’invadenza del mezzo sulla sfera privata del lavoratore, infatti, è ritenuto sproporzionato rispetto alla finalità perseguita.

L’Authority ha ritento illecito un sistema di rilevazione di impronte digitali installato allo scopo di poter corrispondere l’esatta retribuzione ordinaria e straordinaria ai propri lavoratori.

Solo una comprovata esigenza di sicurezza potrebbe giustificare una simile forma di controllo:  ad esempio, potrebbe verificarsi tale ipotesi per aree aziendali “sensibili” che richiedono particolari modalità di accesso.

Diversamente, c’è bisogno di un accordo con le rappresenze sindacali aziendali o dell’autorizzazione del Ministero del lavoro: procedura che, prevista dallo Statuto dei Lavoratori, va osservata, come stabilito da una recente sentenza della Cassazione, anche nel caso in cui le apparecchiature consentano di controllare la presenza sul luogo di lavoro dei dipendenti.

In un altro caso il Garante ha autorizzato il trattamento dei dati biometrici dei dipendenti richiesti per l’autenticazione di accesso ai servizi informatici e alle aree riservate di una struttura ospedaliera. L’azienda aveva l’esigenza di proteggere alcune aree destinate a funzioni strategiche o, comunque, ad elevata criticità per la natura dei dati conservati o a elevato rischio clinico per le patologie dei pazienti e per i trattamenti sanitari svolti.

L’Authority Garante ha sottolineato la necessità di individuare preventivamente, con precisione, le aree e i settori da sottoporre ad accesso controllato tra quelli che presentino effettivamente rischi per incolumità delle persone, o rischi di sottrazione di materiale pericoloso, danneggiamento delle apparecchiature, perdite di dati.

Per quanto riguarda il periodo di conservazione dei dati, i dati dei log di accesso alle diverse applicazioni aziendali potranno essere conservati al massimo sei mesi per l’accertamento di eventuali violazioni e usi impropri dei sistemi informativi. Mentre i dati dei log relativi agli orari d’ingresso alle aree riservate potranno essere conservati per una durata non superiore a 10 giorni, tempo sufficiente per accertare eventuali accessi indebiti.

Il sistema di riconoscimento biometrico si basa sul confronto tra le impronte digitali rilevate e i dati memorizzati su una smart card nell’esclusiva disponibilità del lavoratore. Con la lettura delle impronte digitali, l’azienda intende garantire l’identificazione certa e univoca degli operatori che accedono ai sistemi informativi e ai database aziendali, nonché l’incolumità dei lavoratori e delle persone che affluiscono nelle aree a rischio.



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