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Cosa controllano gli assistenti sociali

29 Agosto 2020 | Autore:
Cosa controllano gli assistenti sociali

Le attività del terzo settore sono di fondamentale importanza per la tutela delle persone più fragili. Vediamo quali sono le garanzie previste dalla legge.

Quella degli assistenti sociali è una figura che genera contraddizioni nell’opinione pubblica: alcune persone la temono mentre altre la esaltano come simbolo di protezione. Certe notizie divulgate dai mezzi di comunicazione in maniera poco chiara, infatti, hanno fatto passare un messaggio errato: gli assistenti sociali sono coloro che portano via i bambini alla povera gente. Ma le cose non stanno esattamente così e la verità spesso è diversa da quella che viene riportata per “sentito dire”.

Qualunque sia la tua opinione in proposito, sappi, però, che il nostro sistema sociale, anche se ha delle lacune innegabili, assolve a una funzione importantissima: quella di intervenire a favore delle fasce più deboli della popolazione. Infatti, prima di esprimere delle considerazioni in materia occorre chiedersi cosa controllano gli assistenti sociali e quali sono i compiti che gli sono assegnati. Solo dopo aver chiarito tali dubbi è possibile esprimere una valutazione consapevole sulla questione.

Ecco perché in questo articolo desideriamo fornirti dei concetti generali che ti consentano di avere le idee un po’ più chiare su questo argomento.

Chi sono gli assistenti sociali?

Quella di assistente sociale è una qualifica che si acquisisce dopo un percorso di studi piuttosto lungo e dopo il superamento di un apposito esame di abilitazione.

Coloro che rivestono tale ruolo operano nel cosiddetto terzo settore, ossia quello che prende in carico le situazioni di maggiore fragilità umana. Essi possono lavorare sia in ambito pubblico sia nel settore privato.

Nel primo caso, dopo aver vinto un apposito concorso pubblico, il professionista viene inserito nel servizio sociale dell’amministrazione comunale che ha fatto la selezione. Il contratto di lavoro, che può essere a tempo pieno o parziale, determinato o indeterminato, individua le mansioni da svolgere nel rispetto di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale del lavoro. In tale circostanza si riveste la qualifica di pubblico dipendente.

Nell’ipotesi inversa, invece, l’assistente sociale lavora presso un soggetto privato (solitamente una società cooperativa). In tal caso può assumere il ruolo di dipendente (se c’è un rapporto di subordinazione) o di libero professionista con partita Iva (se si instaura una relazione di collaborazione esterna).

Quali sono gli obblighi degli assistenti sociali?

Per svolgere la professione di assistente sociale è necessario rispettare le condizioni minime richieste dalla legge. La delicatezza del settore in cui opera richiede, infatti, la presenza di una serie di requisiti che vanno dalla preparazione culturale alla formazione permanente e che garantiscono la competenza indispensabile per lavorare in questo ambito.

È, dunque, necessario:

  • aver conseguito la laurea in scienze sociali: il corso di studi è di primo livello e si compone soltanto del triennio;
  • aver sostenuto l’esame di abilitazione all’esercizio della professione;
  • essersi iscritti presso l’albo professionale competente per territorio;
  • rispettare i doveri deontologici imposti dal codice professionale: tra questi è particolarmente importante assolvere all’obbligo della formazione continua, ossia alla necessità di tenersi aggiornati sugli argomenti di maggiore interesse per il lavoro che viene svolto.

Tutti i requisiti indicati sono indispensabili e inderogabili per l’esercizio di tale attività professionale.

Cosa controllano gli assistenti sociali?

Gli assistenti sociali operano con piena autonomia decisionale, ma non lo fanno da soli: essi si inseriscono all’interno di una realtà già esistente sul territorio fatta di associazioni e di enti istituzionali. In altri termini, creano una rete che permette di supportare il loro intervento nella presa in carico dell’utente e di individuare le risorse (economiche, lavorative e umane) idonee ad aiutare la persona che ne ha bisogno.

Il servizio sociale è, dunque, pienamente inserito nella comunità in cui agisce ed è per questo motivo che deve avere un’ottima conoscenza delle figure che operano al suo interno.

Gli assistenti possono intervenire su richiesta del soggetto che ha bisogno del loro aiuto oppure su segnalazione di una terza persona (ad esempio, un privato cittadino o un componente delle forze di polizia). In entrambi i casi si attivano una serie di controlli che hanno lo scopo di aiutare l’individuo e di trovare una soluzione che lo faccia stare meglio. Soltanto in situazioni estreme gli assistenti sociali chiedono l’intervento delle forze dell’ordine. Questo si verifica soprattutto quando vengono accertate situazioni di abuso fisico, psicologico o sessuale nei confronti di soggetti incapaci di difendersi.

Gli ambiti di intervento e di controllo sono svariati. In linea di massima le funzioni esercitate possono essere raggruppate nelle seguenti categorie e nei corrispondenti obiettivi da raggiungere:

  1. anziani: valorizzare le risorse residue e favorire la loro permanenza all’interno del contesto familiare e sociale di appartenenza;
  2. minori: monitorare che chi esercita la potestà o la tutela lo faccia nel pieno rispetto delle disposizioni di legge;
  3. disabilità fisica e mentale: inserire nel mondo sociale, scolastico e lavorativo il soggetto diversamente dotato;
  4. immigrati: includere gli stranieri regolarmente presenti sul territorio e prevedere nuove forme di integrazione;
  5. famiglia: prendere in carico tutto il nucleo e individuare congiuntamente i processi di aiuto per i soggetti più deboli (particolarmente importanti sono i controlli in caso di affidamento preadottivo e di maltrattamenti e abusi);
  6. povertà ed emarginazione sociale: comunicare agli interessati l’esistenza degli interventi di sostegno al reddito e attivare le procedure richieste dalla legge che garantiscano a singoli e famiglie il diritto di beneficiarne (pensa, ad esempio, al reddito di inclusione attiva):
  7. dipendenze (alcol, droghe, ludopatie): attivare relazioni di aiuto con il servizio sanitario nazionale e fronteggiare la situazione al fine di portar fuori dal circuito vizioso la persona coinvolta;
  8. carcere: avviare forme di reinserimento dei detenuti condannati a pene brevi e affidati in prova al servizio sociale.

In ciascuno di tali settori, dunque, gli assistenti sociali hanno un potere di controllo per verificare il rispetto della persona umana e un dovere di intervento nel caso di violazione delle norme di legge.



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