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Incidente sci: ultime sentenze

26 Aprile 2020
Incidente sci: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: incidente avvenuto sulla pista da sci; collisione con un cannone innevatore; sicurezza delle piste; obbligo di manutenzione giornaliera; omessa segnalazione della situazione di pericolo; responsabilità per la morte di un utente causata da una situazione di pericolo; uscita dal tracciato a causa del fondo ghiacciato; responsabilità del maestro e della scuola di sci; rischi connessi all’esercizio della pista; obbligo di predisporre un sistema di vigilanza e controllo dell’osservanza del divieto di accesso e di transito sulle piste da sci per i pedoni; risarcimento dei danni.

Gestore di una pista di slittino

Il gestore di una pista di slittino ha l’obbligo, non delegabile (come si evince dall’art. 17, comma 1, lett. a), d.lg. n. 81 del 2008, che, sebbene espressamente previsto nell’ambito della sicurezza dei luoghi di lavoro, è estensibile, per identità di ratio alle piste di sci e di slittino, stante l’intrinseca pericolosità della loro messa in esercizio), di valutare tutti i rischi connessi all’esercizio della pista medesima, come impostogli dall’art. 3 l. 24 dicembre 2003 n. 363 (contenente norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo), sicché egli risponde, a titolo di colpa, della morte di un utente della pista, deceduto a causa di un incidente provocato da una situazione di pericolo – quale l’uscita dal tracciato a causa del fondo ghiacciato e lo schianto contro un ostacolo ubicato nelle immediate vicinanze – che non era stato valutato dal gestore medesimo prima della messa in esercizio della pista (da queste premesse, è stato rigettato il ricorso dell’amministratore delegato della società che gestiva l’impianto, ritenendo comunque non delegabile l’obbligo di valutazione dei rischi connessi alla messa in esercizio della pista).

Cassazione penale sez. III, 17/07/2019, n.50427

Incidente sciistico

Nell’ipotesi di incidente sciistico accaduto ad uno studente minorenne mentre effettuava una discesa “fuoripista” dopo una gara di sci organizzata dall’istituto scolastico di appartenenza, va affermata la responsabilità dell’Amministrazione convenuta per non aver dimostrato di aver posto in essere misure adeguate ad evitare il comportamento del ragazzo, mentre va esclusa la responsabilità del gestore dell’impianto.

Se è vero che con il contratto atipico di skipass il gerente di un impianto di risalita offre non solo la funzione del servizio di risalita, ma altresì quella di servizio di pista, con conseguente obbligo a suo carico di manutenzione in sicurezza della pista medesima, tale obbligo contrattuale, non può estendersi anche al “fuori pista”, specie ove, come nell’ipotesi specifica in esame, le piste erano ben delimitate dalla battitura della neve.

Tribunale Venezia sez. III, 17/10/2008, n.2404

Lesioni riportate dall’allievo

La responsabilità del maestro e della scuola di sci ha natura contrattuale. Pertanto, al danneggiato che abbia riportato lesioni durante una lezione (e, per lui, a chi ne abbia la responsabilità genitoriale) spetta solo allegare che il danno si sia verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre grava sulla parte convenuta l’onere di provare l’esatto adempimento della propria prestazione, ossia di aver correttamente vigilato sulla sicurezza e sull’incolumità dell’allievo e che le lesioni siano conseguite a circostanze non imputabili al maestro e alla scuola.

Questi non sono tenuti ad assicurare tout court l’incolumità dell’allievo, ma non devono esporlo a rischi ulteriori rispetto a quelli insiti nell’attività sciistica. In particolare, per escludere la propria responsabilità per le lesioni riportate dall’allievo, al maestro e alla scuola non basta dimostrare che questi avesse già percorso la pista nei giorni precedenti l’incidente e che sia caduto quasi da fermo incrociando gli sci – circostanze, queste, aventi rilevo non decisivo – dovendosi valutare anche le condizioni specifiche della pista nel giorno del sinistro in relazione alle condizioni meteorologiche, elemento che attiene alla causa dell’incidente.

Cassazione civile sez. lav., 26/03/2018, n.7417

Svolgimento delle attività sportive e ludiche

In tema di condotte colpose di più titolari della posizione di garanzia il nesso di causalità va accertato in relazione alla condotta e al ruolo di ciascun titolare della posizione di garanzia stabilendo cosa sarebbe accaduto nel caso in cui la condotta dovuta da ciascuno dei garanti fosse stata tenuta.

(Nel caso di specie si trattava di un incidente avvenuto sulla pista da sci ove lo sciatore collideva con cannone innevatore ove sicuramente l’amministratore unico degli impianti aveva la responsabilità inerente il posizionamento del cannone installato in un punto critico ai margini di una pista in contrasto con l’obbligo di consentire lo svolgimento delle attività sportive e ludiche mentre su altro imputato e sul responsabile della sicurezza delle piste gravava l’obbligo di manutenzione giornaliera inerente la segnalazione di situazione di pericolo omessa).

Corte appello L’Aquila, 25/09/2019, n.1419

Ore di lezioni effettivamente tenute dai maestri di sci

Rimane indimostrato il danno da lucro cessante, in quanto l’attore non ha offerto alcun elemento di prova da cui desumere il numero di ore di lezioni effettivamente tenute dai maestri di sci che lo avrebbero sostituito nei mesi successivi al sinistro, e da quelli che, come lui, collaboravano “a tempo pieno” con la scuola, sicché non vi è modo di stabilire neppure approssimativamente e in via presuntiva, quale sarebbe stato il numero di ore che, ove non avesse riportato le accertate lesioni, lo avrebbe visto impegnato. Né tale dato lo si può desumere, anche al solo fine di procedere a una valutazione equitativa, dai guadagni conseguiti nella detta stagione sino al giorno dell’incidente e in altre annualità.

Tribunale Trento, 16/11/2015, n.1054

Condotta altamente imprudente e deliberatamente rischiosa

In presenza di una condotta altamente imprudente e deliberatamente rischiosa della vittima deve essere escluso il nesso causale tra la condotta omissiva addebitata all’imputato e l’evento perché la condotta della vittima rappresenta una condizione sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento (fattispecie relativa all’accusa di omicidio colposo rivolta nei confronti del proprietario di un terreno, aperto al pubblico e non lontano dalle piste di sci, in cui era avvenuto un incidente mortale; un uomo, a bordo di una motoslitta, pur essendo a conoscenza della pericolosità del luogo per la presenza di ‘inghiottitoi’, vale a dire depressioni profonde del terreno non facilmente visibili, aveva cercato di saltare uno di questi ampi fossati, schiantandosi al suolo).

Cassazione penale sez. IV, 02/07/2014, n.36920

Gestore dell’impianto di risalita e della pista da sci

Il gestore dell’impianto di risalita e della pista da sci, una volta predisposte le misure di protezione a tutela degli sciatori e reso noto al pubblico il divieto di accesso e di transito sulle piste da sci per i pedoni (art. 16 l. n. 363 del 2003), non ha l’obbligo di predisporre un sistema di vigilanza e controllo dell’osservanza di quel divieto né un sistema di protezione volto ad evitare eventi lesivi dell’incolumità fisica di persone che, in violazione di regole di comune prudenza e dell’art. 16 l. n. 363 del 2003, transitino o sostino a piedi sulla pista da sci o in prossimità di essa.

(Nel caso di specie, il giudice ha ritenuto che la colpa esclusiva dell’incidente verificatosi, in seguito al quale la persona offesa aveva riportato lesioni personali, fosse da attribuire alla condotta imprudente della persona offesa che, in violazione di regole di comune prudenza, della norma prevista dall’art. 16 l. n. 363 del 2003, dei divieti di accesso e di transito appositamente affissi al pubblico dal gestore dell’impianto di risalita e della pista da sci, aveva sostato al bordo della pista stessa, mentre nessuna violazione di regole cautelari di condotta era riscontrabile nel comportamento dell’imputato).

Tribunale Avezzano, 14/03/2005

Omologazione di una pista da sci: il rilascio del certificato

L’omologazione di una pista da sci, collaudata per cinque anni, compiuta dalla F.I.S.I. per accertarne, attraverso un proprio tecnico, la conformità alla regolamentazione tecnica dalla stessa dettata per le gare di sci, è direttamente imputabile al Coni, al quale sono istituzionalmente demandate le funzioni di regolamentazione, controllo e coordinamento, ai sensi dell’art. 3 l. 16 febbraio 1942 n. 426, delle varie attività sportive che si svolgono in Italia, e che esso esercita attraverso le Federazioni nazionali, in qualità di suoi organi – in tali attività aventi pertanto natura pubblicistica e non rientra invece nella autonomia tecnica – organizzativa, di natura privata, di ciascuna Federazione di una singola gara.

Di conseguenza il rilascio del relativo certificato di omologazione nazionale da parte di questa ultima rende responsabile direttamente il Coni per i danni riportati da un concorrente a seguito di incidente verificatosi per mancato rispetto, invece, di prescrizioni tecniche, aventi natura di norme interne (quali la mancanza di zone di caduta, all’esterno delle curve, prive di ostacoli, e idonea protezione di quelli contro i quali i concorrenti possono esser proiettati).

Cassazione civile sez. III, 23/06/1999, n.6400

Gita scolastica e incidente sciistico

Non integra gli estremi della colpa per difetto di vigilanza, il comportamento dei professori-accompagnatori di alunni in gita scolastica – “settimana bianca” – che recatisi con questi sui campi da sci, li affidino alle cure dei maestri di sci (nella specie trattasi di incidente occorso ad una alunna mentre praticava detto sport).

Corte Conti sez. II, 27/04/1993, n.104

Richieste di risarcimento dei danni

La competenza a giudicare sulle richieste di risarcimento dei danni avanzate nei confronti del CONI e della FISI o di altri presunti responsabili per un incidente occorso ad un atleta della rappresentativa nazionale di SCI spetta al tribunale civile e non al pretore in funzione di giudice del lavoro; infatti il rapporto che si instaura fra un atleta e la federazione non può essere assimilato ad un rapporto di lavoro dipendente sia per la natura dei compensi che per la discontinuità delle prestazioni che lo configurano invece come un rapporto di tipo associativo.

Tribunale Milano, 03/04/1989



9 Commenti

    1. Occorre premettere che in giurisprudenza non è stata data una soluzione univoca sulla normativa applicabile. Infatti, Cass. 26 aprile 2004, n. 7916 (a fronte di un infortunio su una pista da sci per principianti in cui una giovane e inesperta sciatrice si era fratturata il femore cozzando contro i paletti in ferro collocati dal gestore per delimitare l’area di uscita dalla pista, propende per la sussumibilità della soggetta materia nel disposto dell’art. 2050 c.c. Essa ha ritenuto come pericolosa l’attività di gestione dell’impianto nell’aspetto costituito dalla delimitazione della via di imbocco alla sciovia mediante materiali rigidi infissi nella neve su area sciabile e frequentata da sciatori inesperti, a prescindere, poi, dalla circostanza che la situazione sia analoga a quella esistente presso qualsiasi sciovia. Tale fatto evidentemente non giustifica, ad opinione della S.C., in sé, la conclusione negativa, in quanto la pericolosità di un’attività va apprezzata, per gli effetti di cui all’art. 2050 c.c., esclusivamente in relazione alla probabilità delle conseguenze dannose che possano derivarne e non anche in riferimento alla diffusione delle modalità con le quali viene comunemente esercitata, che ben potrebbero essere tutte e sempre inadeguate, senza per questo elidere i presupposti per l’applicazione della norma citata. In termini più chiari: non si può escludere che un’attività sia pericolosa perché coloro che la esercitano non adottano normalmente la cautele che sarebbero in ipotesi opportune, giacché si assume così a parametro valutativo non già l’attitudine dell’attività a recare danno a terzi (come si deve), bensì il grado didiligenza comunemente riscontrabile.Va in proposito chiarito che per la qualificazione di un’attività come pericolosa è necessario che essa presenti di per sé una notevole potenzialità di danno a terzi, mentre un’attività normalmente innocua ove diventi pericolosa per la condotta di chi la esercita comporta la responsabilità alla stregua dell’art. 2043 c.c. (Cass. n. 13530/1992).

    2. Altre volte la giurisprudenza ha altresì evidenziato come in una pista da sci frequentata da utenti dei più diversi livelli di capacità tecniche sono prevedibili la perdita dell’equilibrio e i movimenti incontrollati che ne derivano, sicché, ai fini della configurabilità di una responsabilità per custodia del gestore dell’impianto di risalita, essendo tutti gli ostacoli che vi siano posti astrattamente pericolosi, va verificata in concreto l’esclusione della pericolosità, in base sia alle caratteristiche degli stessi sia del materiale adoperato (Cass. 10 febbraio 2005, n. 2706. Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha ritenuto che anche in una pista di lieve pendenza ed agevole tracciato, dotata di buona visibilità, l’esistenza di una recinzione sostenuta da paletti in legno non imbottiti può costituire, atteso lo stato dei luoghi e l’utilizzo della pista anche da parte di sciatori inesperti, un pericolo idoneo a provocare le lesioni dello sciatore»).

    3. La responsabilità ex art. 2051 c.c può concorrere per incidenti avvenuti a minori sulle piste da sci pericolose, con la responsabilità ex art. 2048 c.c. di coloro cui essi sono stati affidati. È stata ritenuta responsabile l’associazione organizzatrice di una c.d. «settimana bianca» e di corsi di sci per principianti che ha il dovere di provvedere alla sorveglianza dei partecipanti minori di età per tutto il tempo in cui gli sono stati affidati (Cass., 15 gennaio 2003, n. 482 nella specie, la suprema corte ha confermato la sentenza di merito che aveva affermato la responsabilità dell’Arci, organizzatrice di una c.d. «settimana bianca», per i danni riportati da un minore nell’effettuare una discesa su di una pista di sci, per avere essa omesso di vigilare affinchè questi non sciasse in assenza dell’istruttore, ed aveva — allo scopo — ritenuto che il fatto si era verificato al di fuori della normale area dello sport). Ancora, la responsabilità per cose in custodia può concorrere anche con quella contrattuale: così Cass. 3 febbraio 2011, n. 2559, secondo cui in caso di danno per le lesioni riportate a seguito di una caduta da un allievo, minore di età, di una scuola di sci, l’iscrizione e l’ammissione del medesimo al corso determina la nascita di un vincolo contrattuale che fa sorgere a carico della scuola l’obbligo di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo per il tempo in cui questi usufruisce della prestazione scolastica, anche al fine di evitare che l’allievo procuri danno a se stesso. Pertanto, trovando applicazione il regime probatorio desumibile dall’art. 1218 cod. civ., il creditore danneggiato è tenuto esclusivamente ad allegare l’inesatto adempimento, già risultante dalle lesioni subite, ma non a fornire la prova dell’evento specifico produttivo del danno essendo invece onere della scuola dimostrare in concreto, anche per presunzioni, che le lesioni sono state conseguenza di una sequenza causale ad essa non imputabile. Anche per Cass. 17 febbraio 2014, n. 3612 nel caso di danno alla persona subìto dall’allievo di una scuola di sci a seguito di caduta, la responsabilità della scuola ha natura contrattuale e pertanto, ai sensi dell’art. 1218 cod. civ., al creditore danneggiato spetta solo allegare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre grava sulla controparte provare l’esatto adempimento della propria obbligazione, ossia l’aver vigilato sulla sicurezza ed incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruiva della prestazione scolastica, dimostrando che le lesioni subite siano state conseguenza di circostanze autonome e non imputabili alla scuola.Tale prova può essere data anche a mezzo di presunzioni e solo se la causa resta ignota il sistema impone che le conseguenze patrimoniali negative restino a carico di chi ha oggettivamente assunto la posizione di inadempiente.

    4. Nel solco giurisprudenziale sin qui analizzato si è posto anche Trib. Tivoli 4 novembre 2013, n. 1565 che è giunto ad affermare la responsabilità contrattuale del maestro di sci incaricato della lezione per le lesioni subite da un’allieva in mancanza della prova che le stesse fossero state conseguenza di un fatto al medesimo non imputabile, con la precisazione che, anche se la causa della caduta fosse rimasta ignota, il sistema avrebbe imposto che le conseguenze patrimoniali negative del fatto fossero subite da chi avesse oggettivamente assunto a posizione di inadempiente e non del creditore della prestazione. Peraltro, l’accesso ad un comprensorio sciistico, costituito da numerose piste da sci di proprietà di soggetti diversi, a mezzo di un contratto atipico di «skipass», che consente allo sciatore, dietro corrispettivo, di utilizzare liberamente e illimitatamente, per il tempo previsto dal contratto, tutti gli impianti di risalita facenti parte del comprensorio, non implica una responsabilità contrattuale solidale di tutti i proprietari delle singole piste per gli incidenti verificatisi su una delle piste a causa dei difetti di manutenzione della stessa (nel caso di specie, mancanza di neve non adeguatamente segnalata), in quanto gli obblighi di manutenzione e custodia ricadono esclusivamente sul proprietario di ciascun impianto facente parte del comprensorio (Cass. 19 luglio 2004, n. 13334). In ogni caso, sia con riguardo all’esercizio di attività pericolosa, sia in tema di danno cagionato da cose in custodia, è indispensabile, per l’affermazione di responsabilità, rispettivamente, dell’esercente l’attività pericolosa e del custode, che si accerti un nesso di causalità tra l’attività o la cosa e il danno patito dal terzo: a tal fine, deve ricorrere la duplice condizione che il fatto costituisca un antecedente necessario dell’evento, nel senso che quest’ultimo rientri tra le conseguenze normali ed ordinarie del fatto, e che l’antecedente medesimo non sia poi neutralizzato, sul piano eziologico, dalla sopravvenienza di un fatto di per sé idoneo a determinare l’evento. Pertanto, anche nell’ipotesi in cui l’esercente dell’attività pericolosa non abbia adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno, realizzando quindi una situazione astrattamente idonea a fondare una sua responsabilità, la causa efficiente sopravvenuta che abbia i requisiti del caso fortuito — cioè la eccezionalità e l’oggettiva imprevedibilità — e sia idonea, da sola, a causare l’evento, recide il nesso eziologico tra quest’ultimo e l’attività pericolosa, producendo effetti liberatori, e ciò anche quando sia attribuibile al fatto del danneggiato stesso o di un terzo (Cass. 10 marzo 2006, n. 5254).

  1. Sulla neve non esiste un “codice della strada” con apposite regole di precedenza, volte a stabilire, in anticipo, in caso di scontro tra sciatori, a chi spetti la responsabilità, ma ciò non significa che, con gli scarponi indosso, si sia liberi di discendere le montagne in piena libertà, in barba alle comuni regole di prudenza.Così, in caso di investimento, non esistono principi che definiscano una presunzione di responsabilità a carico dell’uno o dell’altro sciatore. Non si può, per esempio, dire che la colpa sia sempre di colui che viene da monte, andato a sbattere contro quello che si trova a valle. Allora, come si risolvono le liti? Si risolvono caso per caso, andando a verificare il comportamento tenuto, nel concreto, dalle parti e le prove da questi prodotte in giudizio: in particolare, il giudice dovrà verificare chi dei due sia stato più prudente.

  2. È tenuto cioè a moderare la propria velocità, mantenendosi a distanza dallo sciatore che lo precede, e a rallentare la propria marcia in prossimità della fine della pista. Chi sta sulla parte alta della montagna, insomma, deve riuscire a prevedere la presenza di ulteriori persone che hanno terminato la discesa e, quindi, rallentare la corsa in modo da non andare a collidere con altri.

  3. Vi racconto un episodio che ha coinvolto due persone che conosco. Due sciatori si sono scontrati sul piano di fine pista, in corrispondenza dello scivolo di collegamento tra l’area sciabile ed il parcheggio della funivia. Un ragazzo, probabilmente a causa della elevata velocità, non riuscendo ad arrestare la propria discesa è andato a impattare sulle reti di protezione del bordo della pista, perdendo il controllo degli sci e travolgendo una signora che si trovava in quel punto. Quest’ultima, a causa dello scontro, riportava seri danni fisici.

  4. L’accesso ad un comprensorio sciistico, costituito da numerose piste da sci di proprietà di soggetti diversi, a mezzo di un contratto atipico di «skipass», che consente allo sciatore, dietro corrispettivo, di utilizzare liberamente e illimitatamente, per il tempo previsto dal contratto, tutti gli impianti di risalita facenti parte del comprensorio, non implica una responsabilità contrattuale solidale di tutti i proprietari delle singole piste per gli incidenti verificatisi su una delle piste a causa dei difetti di manutenzione della stessa (nel caso di specie, mancanza di neve non adeguatamente segnalata), in quanto gli obblighi di manutenzione e custodia ricadono esclusivamente sul proprietario di ciascun impianto facente parte del comprensorio

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