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Caduta gradino: ultime sentenze

6 Maggio 2021
Caduta gradino: ultime sentenze

Condotta non diligente della danneggiata; caduta da una pedana posta in prossimità della cassa; prontezza ed acutezza visiva; caduta in una buca sulla strada di casa; domanda risarcitoria per danni da caduta in una doccia di un centro estetico a causa della presenza di materiale viscido su un gradino.

Caduta: riparto dell’onere probatorio

Ai sensi dell’art. 2051 c.c. compete al danneggiato fornire in via prioritaria la prova del nesso di causalità tra l’evento dannoso lamentato e il bene in custodia per cui nel caso in cui questi non assolva in modo soddisfacente all’onere probatorio sullo stesso gravante, la mancanza di tale dimostrazione rende superflua ed ultronea la prova da parte del custode del caso fortuito inteso come fattore che, in base ai principi della regolarità o adeguatezza causale, esclude il nesso eziologico tra cosa e danno, ed è comprensivo anche del fatto del terzo e/o della condotta incauta dello stesso danneggiato.

(Nella specie un condomino asseriva di essere caduto, all’una di notte, nell’androne del palazzo a causa del pavimento bagnato in quanto assoggettato agli eventi atmosferici e/o alla semplice umidità notturna mentre non era stato provato il luogo della reale caduta posto che nella scheda del 118 era scritto “strada”, nella cartella clinica “scale di casa”, nella lettera dove era stata richiesta l’apertura del sinistro “lungo la gradinata” e l’unico teste presente ai fatti riferiva che il danneggiato si trovava “davanti al portone sotto i campanelli”).

Corte appello L’Aquila, 12/05/2020, n.677

Mancata custodia di un bene destinato al culto

La responsabilità aquiliana per i danni derivanti dalla mancata custodia di un bene destinato al culto grava esclusivamente sul proprietario del bene stesso, salvo che risulti dimostrato che altro soggetto, pubblico o privato, era titolare di un potere di fatto sul bene stesso. Grava sul danneggiato l’onere di individuare il soggetto responsabile e di dimostrare che lo stesso, detenendo un potere di fatto sul bene, aveva il dovere di eliminare situazioni di pericolo suscettibili di arrecare danno a terzi.

(Nel caso di specie la Corte ha escluso che la diocesi potesse essere ritenuta responsabile del danno derivato da una caduta conseguente alla rottura, non adeguatamente segnalata, di un gradino della scalinata di accesso alla Cattedrale: ciò poiché, ai sensi della vigente legislazione, pattizia e unilaterale, gli edifici di culto, con le relative pertinenze, possono essere assegnati non soltanto alle diocesi, ma anche alle parrocchie, ed il danneggiato non aveva fornito alcuna prova del fatto che la diocesi avesse la disponibilità, giuridica e materiale, della scalinata) .

Cassazione civile sez. III, 28/02/2019, n.5841

La responsabilità da omessa custodia di un bene destinato all’attività di culto, anche se per consuetudine asservito a un uso pubblico, grava sul proprietario del bene e non sull’ente territoriale su cui insiste il bene, a meno che non sia dimostrata una detenzione o un potere di fatto dell’ente territoriale sulla cosa.

Cassazione civile sez. III, 28/02/2019, n.5841

Insidia stradale: c’è risarcimento?

Ai fini di cui all’art. 2051 c.c.., il caso fortuito può essere integrato anche dalla colpa del danneggiato, poiché la pericolosità della cosa impone un obbligo massimo di cautela, proprio in quanto il pericolo è altamente prevedibile. E tale prevedibilità con l’ordinaria diligenza è sufficiente ad escludere la responsabilità del custode anche ai sensi dell’art. 2051 (nella specie, relativa alla richiesta di risarcimento dei danni conseguenti alla caduta, avvenuta dentro un negozio a causa della presenza di un gradino non adeguatamente segnalato, la Corte ha rilevato come il dislivello fosse lieve, il gradino fosse largo circa un metro e fosse presente anche una guida antiscivolo, sicché la caduta doveva essere imputata ad un difetto di attenzione della danneggiata nell’affrontare il gradino che aveva determinato la caduta).

Cassazione civile sez. VI, 01/04/2016, n.6407

Caduta dai gradini di una scala condominiale

Nell’ipotesi di caduta dai gradini di un scala condominiale, allorché sia rimasta mancante la prova sicura sia delle modalità della caduta sia dell’effettiva presenza sui gradini del materiale scivoloso che, a detta del ricorrente, avrebbe causato la caduta medesima, deve ritenersi infondata la domanda risarcitoria, in considerazione dell’obbligo del danneggiato di provare l’esistenza del nesso di causalità, anche nell’ipotesi di cui all’art. 2051 c.c.

Cassazione civile sez. VI, 26/02/2016, n.3875

Caduta: domanda risarcitoria e testimonianza inattendibile 

Nel caso di caduta dai gradini di una scala condominiale, è infondata la domanda risarcitoria del danneggiato il quale, tenuto a provare l’esistenza del nesso di causalità anche nell’ipotesi descritta ex art. 2051 c.c., ometta di fornire la prova certa circa le modalità della caduta, nonché, dell’effettiva presenza sui gradini di materiale scivoloso, tale da aver causato il sinistro.

Cassazione civile sez. VI, 26/02/2016, n.3875

Presenza di materiale viscido su un gradino

Il potere-dovere del giudice di inquadrare nella esatta disciplina giuridica i fatti e gli atti che formano oggetto della contestazione incontra il limite del rispetto del “petitum” e della “causa petendi”, sostanziandosi nel divieto di introduzione di nuovi elementi di fatto nel tema controverso, sicché il vizio di “ultra” o “extra” petizione ricorre quando il giudice di merito, alterando gli elementi obiettivi dell’azione (“petitum” o “causa petendi”), emetta un provvedimento diverso da quello richiesto (“petitum” immediato), oppure attribuisca o neghi un bene della vita diverso da quello conteso (“petitum” mediato), così pronunciando oltre i limiti delle pretese o delle eccezioni fatte valere dai contraddittori.

(Nella specie, la S.C. ha negato il vizio di ultrapetizione della sentenza con la quale il giudice di merito, a fronte di una domanda risarcitoria per danni da caduta in una doccia di un centro estetico a causa della presenza di materiale viscido su un gradino, ha rilevato la carenza di prova dei fatti, aggiungendo che, se anche dimostrata la caduta nella doccia, il comportamento colposo del danneggiato – consistente nel non aver prestato la dovuta attenzione allo stato dei luoghi – era idoneo a interrompere il nesso causale).

Cassazione civile sez. III, 24/09/2015, n.18868

Scalinata di vecchia fattura con gradino rotto

Va esclusa la responsabilità dell’Ente comunale per i danni occorsi ad una donna per una caduta da una scalinata, perchè, anche a voler ritenere provato il nesso di causalità tra la cosa e l’evento, sussiste caso fortuito costituito dalla condotta non diligente della danneggiata, atteso che l’evento – avvenuto di giorno, su una strada che la danneggiata percorreva per recarsi al lavoro e che presumibilmente conosceva come scalinata di vecchia fattura, con gradino rotto – avrebbe potuto essere evitato con l’ordinaria diligenza.

Cassazione civile sez. VI, 27/11/2014, n.25220

Caduta da scale con gradini sdrucciolevoli

La responsabilità ex art. 2051 c.c. può ritenersi configurabile: a) non soltanto nei casi di cosa pericolosità per intrinseca dinamicità; b) ma anche in relazione a cose inerti (danni da caduta da scale con gradini sdrucciolevoli o pavimenti scivolosi o in ambienti scarsamente illuminati), prive di pericolo (danni da incendio in un’abitazione) e non aventi alcuna dinamicità (danni da incendio o infiltrazioni d’acqua provenienti da un immobile in cui è insorto un agente dannoso).

Tribunale Salerno sez. I, 09/03/2013, n.649

Perdita di equilibrio a causa di un gradino lesionato

In tema di danno causato da cose in custodia costituisce circostanza idonea a interrompere il nesso causale e, di consegùenza, a escludere la responsabilità del custode di cui all’art. 2051 c.c., il fatto della vittima la quale, n n prestando attenzione al proprio incedere, in un luogo normalmente illuminato perda l’equilibrio a causa di un gradino lesionato.

(Nella specie l’attrice – in una giornata di pioggia – aveva riportato lesioni personali a seguito della caduta sulla scalinata del duomo di Napoli, ove si era recata per partecipare a una cerimonia nuziale. Rigettata dalla Corte di appello la domanda risarcito da sul rilievo che la verificazione del sinistro era da ascrivere alla disattenzione della danneggiata, quale comportamento riconducibile al caso fortuito idoneo a interrompere il rapporto di causalità, in applicazione del principio di cui sopra la Suprema Corte ha confermato tale pronuncia).

Cassazione civile sez. III, 14/02/2013, n.3662

Gradino rotto

Sussiste la responsabilità ex art. 2051 c.c. dello I.A.C.P. convenuto in giudizio se il danno lamentato si è verificato in conseguenza dello sviluppo di un agente dannoso sorto nella cosa, ovverosia la rottura di parte della soglia di marmo, che si è inserita nella struttura del gradino in modo da alterarne la natura e da provocarne un’intrinseca attitudine lesiva, come nella fattispecie in esame, avente ad oggetto la caduta dell’attrice per le scale, scarsamente illuminate, dell’immobile ove abitava, di proprietà dell’ente convenuto, a causa di un gradino rotto.

Tribunale Bari sez. III, 14/06/2012, n.2174

Gradino posto immediatamente davanti o dietro ai propri piedi

Il proprietario di un bar risponde, ai sensi dell’art. 2051 c. c., del danno alla persona subito da una cliente caduta da una pedana posta in prossimità della cassa, stante la caratteristica intrinsecamente pericolosa del gradino (collocato in un luogo in cui i clienti evidentemente rivolgono la propria attenzione sia al cassiere e sia al compimento delle operazioni materiali del pagamento), potendo considerarsi del tutto normale che l’avventore (il quale non è tenuto a conoscere l’esatta conformazione dei luoghi) in tale momento non si avveda del gradino posto immediatamente davanti o dietro ai propri piedi, e non essendo ascrivibile alla danneggiata un utilizzo della cosa improprio o imprevedibile.

Tribunale Biella, 01/06/2005

Gradino nascosto dalla continuità dello stand

L’accertamento del nesso causale tra il fatto illecito e l’evento dannoso rientra tra i compiti del giudice del merito ed è sottratto al sindacato di legittimità della S.C., la quale, nei limiti dell’art. 360 n. 5 c.p.c., è legittimata al solo controllo sull’idoneità delle ragioni addotte dal giudice del merito a fondamento della propria decisione.

(In applicazione del suindicato principio, con riferimento a ricorso avverso il rigetto di domanda di risarcimento dei danni sul presupposto che, nel mentre la danneggiata si trovava nei locali di un grande magazzino e si apprestava all’acquisto di un rossetto, era caduta a causa di un gradino “nascosto dalla continuità dello stand”, procurandosi gravi lesioni, la S.C. ha confermato la sentenza del giudice di merito, considerandola adeguatamente motivata, sia sotto il profilo della responsabilità per custodia ex art. 2051 c.c., in ordine alla quale aveva ravvisato l’evento in questione sostanzialmente attribuibile alla scarsa attenzione prestata dalla danneggiata, ritenendo la minore prontezza ed acutezza visiva presumibilmente connessa all’età avanzata della medesima – settantenne al momento del fatto – non ostativa alla tempestiva percezione dell’ostacolo; sia avuto riguardo all’art. 2043 c.c., essendo dall’istruttoria espletata in prime cure emerso il difetto di prova in ordine ad un comportamento colposo del grande magazzino, non risultando dimostrata la mancata adeguata segnalazione del gradino, e, quindi, la sussistenza del dedotto “trabocchetto”).

Cassazione civile sez. III, 10/05/2005, n.9754

Ultimo gradino obliquo di una scala

Il proprietario risponde del danno subito da un terzo a seguito di caduta da mettere in relazione causale con l’anomalia e la pericolosità della “res” custodita, (nella specie, ultimo gradino di una scala, obliquo, di forma triangolare e poco illuminato).

Pretura Chieti, 19/12/1994

Testa contro un gradino: trauma cranico

Sulla base delle attuali conoscenze mediche – secondo cui le manifestazioni epilettiche sono sintomatiche anche di una lesione dell’encefalo, conseguente a trauma cranico – non può escludersi che appunto un abnorme trauma cranico (nella specie, battendo la testa contro un gradino di una caduta per le scale della caserma) abbia agito come fattore scatenante della menzionata infermità neurologica.

Corte Conti sez. IV, 21/10/1981, n.60185



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