Puoi rifiutare di andare al lavoro per paura del Coronavirus?

4 Aprile 2020 | Autore:
Puoi rifiutare di andare al lavoro per paura del Coronavirus?

Il datore deve garantire la sicurezza e salute sui luoghi di lavoro e proteggere i dipendenti in base alle disposizioni per prevenire il contagio da Covid-19.

In questo periodo di emergenza Coronavirus ci sono molte attività considerate essenziali che continuano a restare aperte: l’elenco è davvero ampio e – oltre ai medici, infermieri e altri operatori sanitari che necessitano di dispositivi di protezione specifici, purtroppo ancora mancanti in troppi casi – va dalle aziende di produzione agroalimentare, alle fabbriche di componenti produttivi indispensabili (ora tra questi sono compresi anche i disinfettanti, le tute protettive e le mascherine), ai servizi di trasporto pubblico, forze dell’ordine, militari, uffici postali, banche, edicole, rivendite di tabacchi, distributori di carburante e ovviamente supermercati e farmacie.

Così moltissimi italiani – si calcola almeno un terzo della forza lavoro complessiva – continuano a recarsi quotidianamente al lavoro. Molti sono costretti a utilizzare i trasporti pubblici. Così sorgono le preoccupazioni e il timore di contagio, specialmente quando i luoghi di lavoro non sono adeguatamente protetti o le modalità di organizzazione aziendale e degli uffici espongono a numerosi contatti interpersonali con i colleghi, i fornitori e il pubblico.

La maggior parte degli uffici pubblici e delle aziende private stanno facendo ricorso, ove possibile, allo smart working, il lavoro agile dove la prestazione è resa a distanza, da casa. Una modalità incentivata soprattutto nelle pubbliche amministrazioni dove il ministro Dadone ha impartito apposite direttive, ma non sempre fruibile nelle aziende private, specialmente in quelle meno grandi o che per i metodi produttivi richiedono la presenza indispensabile del lavoratore sul posto, come gli operai nelle fabbriche.

Così andare al lavoro rimane necessario per molti italiani; ma ci si può rifiutare per paura del Coronavirus? Le categorie di lavoratori dipendenti sindacalmente più forti, come ad esempio i metalmeccanici, i bancari, i collaboratori scolastici e gli impiegati postali, si sono organizzate con un pressing delle loro associazioni di categoria che hanno richiesto, e nella maggior parte dei casi ottenuto, ai propri rispettivi datori di lavoro l’adozione di misure di sicurezza più stringenti e anche la riduzione della presenza fisica nelle aziende e negli uffici, alle casse o agli sportelli, al minimo indispensabile.

Tutti gli altri invece – specie i lavoratori dipendenti delle piccole e medie imprese – sembrano meno garantiti, ma non è così. I decreti del presidente del Consiglio dei ministri e le numerose ordinanze emanate dal ministro della Salute, dei Trasporti, dell’Interno e dalle Regioni e dai Comuni sono norme eccezionali che hanno intensificato la protezione dei lavoratori.

In linea generale, la tutela del diritto della salute prevale su quella degli interessi economici dell’impresa e la norma quadro sulla tutela delle condizioni di lavoro [1] impone all’imprenditore l’obbligo di «adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro,l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro».

È una norma “aperta” che lascia spazio a tutte le integrazioni necessarie in relazione alle condizioni concrete e dunque, oggi più che mai, viene integrata dalle precauzioni necessarie per impedire la diffusione del contagio e proteggere adeguatamente i dipendenti dal rischio che ciò possa verificarsi o essere favorito dal tipo di compiti e mansioni svolte dai lavoratori.

Perciò il datore di lavoro, in tutti i casi in cui non sia possibile ricorrere al lavoro agile, è obbligato a garantire le condizioni di sicurezza per i dipendenti che si recano sul posto di lavoro per tutta la durata del periodo emergenziale. Inoltre, il datore di lavoro ha il dovere di dotare i propri dipendenti dei dispositivi di protezione adeguati in relazione alle specifiche circostanze, dalle caratteristiche degli ambienti al numero di persone che frequentano le sedi di lavoro: dai guanti e mascherine alle barriere trasparenti di plexiglass in caso di contatti frequenti con il pubblico.

In ogni caso devono essere evitati assembramenti e deve essere garantito il distanziamento interpersonale di almeno un metro; questo comporta la necessità di rimodulare la produzione in molti ambienti lavorativi, come nelle catene di montaggio e la logistica nei magazzini di distribuzione.

Ma nel frattempo il lavoratore, mentre può pretendere dal titolare del rapporto l’adozione di queste misure opportune, rivolgendosi alle autorità o ai sindacati di categoria in caso di inottemperanza immotivata – non può rifiutarsi di andare al lavoro, a meno che non ci sia un provvedimento di chiusura dello stabilimento, esercizio commerciale o ufficio imposto dall’autorità pubblica per ragioni di sicurezza e di igiene, oppure quando il rischio risulti effettivo e conclamato e non soltanto potenziale.

Nei casi estremi – spiega ad Affariitaliani.it il docente universitario di diritto del lavoro Valerio De Stefano – «Se il lavoratore ritiene che il datore di lavoro stia mettendo a rischio la sua salute senza un grave motivo che imponga la presenza in ufficio può in ultima istanza rifiutarsi di obbedire. In ogni caso, prima di agire è sempre bene che si tuteli presso un sindacato. Qualora incorresse in sanzioni disciplinari irrogate per la mancata osservazione degli ordini può impugnarle, se ritenute irragionevoli. Va tenuto presente che un no da parte dell’imprenditore all’adottare soluzioni di lavoro agile non è in linea con il decreto adottato dalla Presidenza del Consiglio in questa situazione di emergenza».

Negli altri casi, il dipendente non può rifiutarsi di andare al lavoro, altrimenti sarebbe inadempiente all’elemento essenziale del contratto di lavoro, che consiste proprio nel rendere con continuità la sua prestazione nei giorni e negli orari stabiliti; ma, come abbiamo evidenziato, può e deve sempre pretendere il rispetto delle norme di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, che in questo periodo emergenziale si sono intensificate e impongono al datore di adottare tutte le cautele e precauzioni necessarie a impedire la diffusione del contagio.



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