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Denuncia per bracconaggio

22 Agosto 2020 | Autore:
Denuncia per bracconaggio

Sei un appassionato di caccia? Ti piace metterti alla prova e perfezionare le tue abilità venatorie? Fai attenzione a non incorrere nelle condotte vietate dalla legge.

Il settore della caccia è molto discusso dall’opinione pubblica e, in molti casi, genera duri scontri tra animalisti e appassionati del settore. I mezzi di comunicazione, nel corso degli anni, hanno ricoperto un ruolo fondamentale nel sensibilizzare le coscienze e hanno fortemente influenzato la politica e la legislazione, tant’è che oggi esistono dei limiti rigorosissimi per l’esercizio di tale attività.

In ogni caso, c’è da dire che quella della caccia è una pratica del tutto lecita a condizione che vengano osservate le limitazioni previste dalla legge. Ogni trasgressione corrisponde a un comportamento illecito che, nelle ipotesi più gravi, sfocia in un procedimento penale. Hai mai sentito parlare, ad esempio, di denuncia per bracconaggio? Ti sei mai chiesto in cosa consiste questa condotta?

Sicuramente, al telegiornale hai sentito tante volte parlare dell’uccisione degli elefanti in Africa per via delle loro preziose zanne, ma, nonostante ciò, non devi pensare che queste cose accadano soltanto in posti lontani. Anche in Italia le ipotesi di bracconaggio sono numerose così come le condanne. Anzi, a differenza di quanto puoi pensare a primo impatto, si tratta purtroppo di un fenomeno molto diffuso.

Proviamo a capire qualcosa di più della questione.

Bracconaggio: in cosa consiste?

Il bracconaggio per la legge italiana è un reato: esso consiste nella caccia (o nella pesca) di frodo, ossia in violazione della normativa vigente in materia.

La questione che stiamo affrontando è particolarmente delicata perché coinvolge gli interessi di più soggetti. Da un lato, vi sono le esigenze di coloro che praticano lo sport venatorio e, dall’altro, c’è la legittima pretesa della collettività a che tale condotta venga realizzata in massima sicurezza e soltanto per fini strettamente personali (ad esempio, per soddisfare il gusto culinario del cacciatore). Non dimentichiamo poi i diritti degli animali cacciati, soprattutto di quelli più rari e a rischio estinzione: anche la loro posizione deve essere presa in considerazione quando si disciplina questa materia. Ecco perché sul punto sono intervenute non soltanto le Regioni con norme di dettaglio, ma lo stesso legislatore italiano ha dovuto recepire le indicazioni fornite a livello europeo da diverse direttive.

L’insieme di queste disposizioni ci permette di delineare la figura del bracconiere, il quale, alternativamente:

  • caccia in aree protette o in tempi non consentiti;
  • spara o cattura specie vietate;
  • utilizza mezzi di caccia proibiti (pensa, ad esempio, alle trappole a taglio per la caccia o alle reti a strascico per la pesca)

Le specie predilette dai bracconieri sono i volatili, ma in molti casi nelle loro mire finiscono anche animali di taglia più grande.

Quali sono le conseguenze legali del bracconaggio?

Il rispetto delle regole di condotta in ambito venatorio viene garantito dal Corpo forestale dello Stato, ossia da una forza di polizia che, da qualche anno, è stata assorbita nell’arma dei carabinieri. In tale settore, è poi particolarmente rilevante l’operato di associazioni di volontariato che effettuano verifiche a tappetto nelle zone più coinvolte da tale fenomeno.

Grazie ai controlli compiuti sul territorio, è possibile individuare e sanzionare i bracconieri nei confronti dei quali si applicano sia le norme indicate dal sistema penale sia le sanzioni contenute in apposite leggi. Infatti, dopo essere stati prontamente individuati, i trasgressori vengono denunciati all’autorità giudiziaria perché si accerti la loro responsabilità.

Nel dettaglio, per quanto concerne il codice penale, la giurisprudenza ritiene applicabili ai bracconieri tutte le disposizioni relative al possesso e utilizzo di armi nonché le norme sul furto: si introduce, così, una concezione ampia di tale pratica.

Quali sono le disposizioni di legge dettate a tutela della fauna?

Oltre alle disposizioni genericamente contenute nel codice penale e nei singoli regolamenti locali, occorre prendere in considerazione la legge del 1992 [1], modificata dieci anni dopo, che analizza nel dettaglio tutta la questione della caccia vietata.

Tale complesso normativo:

  1. definisce la fauna selvatica come patrimonio indisponibile dello Stato e bene della comunità nazionale e internazionale: in tale categoria, rientrano gli uccelli e i mammiferi che vivono liberamente sul territorio nazionale;
  2. fornisce una elencazione dettagliata delle specie particolarmente protette: tra queste è possibile ricordare per la loro importanza e per la loro fama i lupi, i cetacei, le cicogne, i fenicotteri e tutti gli animali previsti nelle convenzioni europee e internazionali;
  3. individua i limiti di esercizio dell’attività venatoria: essa è subordinata al rilascio di un’apposita concessione da parte dello Stato soltanto a coloro che possiedano determinati requisiti;
  4. impone alle Regioni di gestire e programmare i tempi in cui la caccia è ammessa e di indicare i periodi in cui essa è vietata;
  5. individua i luoghi in cui è fatto divieto di praticare la caccia (ad esempio, nei giardini o nei parchi pubblici);
  6. introduce un fondo di solidarietà per le vittime innocenti dell’attività venatoria.

Quali sono le sanzioni previste per le violazioni della legge sulla fauna selvatica?

La legge sulla tutela della fauna selvatica individua delle sanzioni specifiche per chi viola le disposizioni in essa previste: esse si affiancano alle norme contenute nel codice penale.

In particolare, sono contemplate:

  • una responsabilità penale: si applicano congiuntamente la misura dell’arresto (che a seconda delle ipotesi può andare da un minimo di due mesi fino a un massimo di un anno) e quella dell’ammenda (sanzione pecuniaria di ammontare variabile a seconda della condotta posta in essere);
  • una responsabilità amministrativa: si può essere condannati al pagamento di somme di denaro piuttosto elevate;
  • i provvedimenti di sospensione, revoca e divieto della licenza di porto di fucile per caccia.

Alla luce di quanto detto, prima di abbattere o catturare un animale, conviene informarsi sulla liceità della condotta: come hai potuto vedere, le sanzioni alle quali puoi andare incontro sono particolarmente severe.


note

[1] Legge 11.02.1992 n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”


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