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Lesioni ciclista: ultime sentenze

25 Aprile 2020
Lesioni ciclista: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: incidente con lesioni di un ciclista in una strada di campagna; lesioni colpose gravi o gravissime stradali; guida in stato di ebbrezza alcolica e reato di danno omicidio colposo.

Omicidio stradale colposo

In tema di reati colposi l’elemento soggettivo del reato richiede non soltanto che l’evento dannoso sia prevedibile, ma altresì che lo stesso sia evitabile dall’agente con l’adozione di regole cautelari idonee a tal fine (cosiddetto comportamento alternativo lecito), non potendo essere soggettivamente ascritto per colpa un evento che, con valutazione “ex ante”, non avrebbe potuto comunque essere evitato (confermata la responsabilità dell’imputato che, tenendo una guida imprudente e in violazione delle norme in tema di circolazione stradale, aveva investito un ciclista causandone la morte).

Cassazione penale sez. IV, 18/01/2018, n.10378

Ciclista investito da un’autovettura

L’introduzione della nuova norma di cui all’art. 590 bis di lesioni gravi e gravissime stradali e di omicidio stradale costituisce una circostanza aggravante rispetto alle lesioni previste dall’art. 590 c.p. ed è procedibile a querela non essendo la previsione di autonome cornici edittali di pena elemento sufficiente per ritenerla una fattispecie autonoma e procedibile d’ufficio in assenza di una esplicita previsione sulla procedibilità.

(Nel caso di specie, la persona offesa , ciclista investito da un’autovettura che aveva avuto come conseguenza una lesione con frattura piattotibiale guarita in giorni sessanta, non aveva depositato alcuna querela ed il Gip procedeva all’archiviazione per tale motivo).

Giudice di pace Milano, 04/05/2017

Reato di lesioni colpose

Gli appartenenti alla polizia municipale possono, in caso di necessità, fermare i soggetti resisi responsabili di infrazioni al codice della strada allo scopo di procedere alla contestazione delle medesime.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che bene fosse stata riconosciuta la causa di giustificazione dell’adempimento di un dovere con riguardo al reato di lesioni colpose addebitato ad un vigile urbano la cui condotta era consistita nell’aver trattenuto per la parte posteriore la bicicletta con la quale un ciclista, per sfuggire alla contestazione dell’infrazione appena commessa, stava cercando di allontanarsi).

Cassazione penale sez. IV, 05/02/2013, n.20118

L’allontanamento per chiedere soccorso: integra il reato?

L’aver provocato un incidente con lesioni di un ciclista in una strada di campagna, legittima il conducente dell’auto che non abbia il telefono cellulare ad allontanarsi dal luogo del sinistro per chiamare i soccorsi senza incorrere nella responsabilità per omissione di soccorso.

(Nel caso di specie, la conducente aveva spostato l’autovettura con la quale si era recata a casa dal marito a chiedere aiuto che chiamava il soccorso e tornava indietro dopo 5 minuti).

Corte appello Torino sez. I, 13/02/2018, n.423

Guida in stato di ebbrezza

Una cosa è la ratio legis sottesa alla contravvenzione che sanziona la guida in stato di ebbrezza, ovvero il giudizio di astratta pericolosità di tale condotta per l’incolumità del conducente e degli altri utenti della strada; altra è l’oggetto della prova in relazione al delitto, per il quale occorre provare quale sia stato l’effettivo svolgersi dell’accadimento, ripudiando qualsiasi presunzione (nella specie, relativa ad un sinistro mortale nel quale era stato investito un ciclista ubriaco, la Corte ha ritenuta erronea la tesi difensiva dell’imputato che prospettava l’esistenza di una presunzione di condotta pericolosa in colui che si pone alla guida in stato di ebbrezza alcolica e da tale presunzione faceva derivare che l’accertamento giudiziario avente ad oggetto il reato di danno omicidio colposo dovesse assumere siffatta presunzione).

Cassazione penale sez. IV, 10/01/2013, n.4214

Risarcimento del danno non patrimoniale

In tema di risarcimento del danno non patrimoniale, pur essendo intervenute le sentenze delle SS.UU. 11 novembre 2008, n. 26972-26975 che hanno effettuato una sintesi delle tipologie di danno risarcibile, per evitarne duplicazioni o addirittura proliferazioni, occorre tuttavia che la persona umana sia valutata nella sua specificità concreta e che, di conseguenza, si proceda ad una personalizzazione del risarcimento.

Il giudice deve quindi accertare l’effettiva consistenza del pregiudizio sofferto individuando quali ripercussioni negative sul valore-uomo si siano verificate.

(Nella fattispecie un ciclista minorenne era caduto rovinosamente durante una gara riportando gravi lesioni. I rilevanti danni morale ed esistenziale derivati al minore hanno condotto il giudice “a quo” a determinare il risarcimento mediante la personalizzazione del danno biologico).

Tribunale Bologna sez. III, 30/11/2010, n.3367

Buca al centro della carreggiata percorsa dal ciclista

La penale responsabilità del soggetto preposto alla manutenzione di una via pubblica per eventi lesivi dei quali taluno sia rimasto vittima a causa di irregolarità riconducibili a difetto di detta manutenzione non può essere esclusa – ferma restando la possibilità del concorso di colpa da parte dell’interessato – per il solo fatto che trattisi di irregolarità non aventi il carattere di insidia o trabocchetto, ma solo quando l’evento, per le sue connotazioni di abnormità ed eccezionalità, sia riconducibile a caso fortuito, con esclusione, quindi, del nesso di causalità tra esso e la condotta omissiva posta in essere dall’imputato.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza con la quale il giudice di merito aveva assolto dal reato di lesioni colpose il responsabile del servizio di manutenzioni esterne e di polizia municipale di un Comune, cui detto reato era stato addebitato in relazione alle lesioni che un ciclista aveva riportato a seguito di una caduta a terra dovuta alla presenza di una buca al centro della carreggiata da lui percorsa).

Cassazione penale sez. IV, 01/04/2008, n.21040

Responsabilità da circolazione stradale

Ai sensi dell’art. 652 c.p.p., il giudicato di assoluzione è idoneo a produrre effetti preclusivi – quanto all’accertamento che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso – nel giudizio civile solo quando contenga un effettivo, specifico e concreto accertamento circa l’insussistenza del fatto o l’impossibilità di attribuire questo all’imputato, e non anche quando l’assoluzione sia determinata dall’insussistenza di sufficienti elementi di prova circa la commissione del fatto o l’attribuibilità di esso all’imputato.

(Nel fare applicazione del suindicato principio in materia di responsabilità da circolazione stradale, con riferimento a giudizio di risarcimento dei danni promosso – in conseguenza del decesso di un ciclista a seguito delle lesioni riportate nella caduta causata dall’apertura dello sportello di un’autovettura – dagli eredi del danneggiato nei confronti della società assicuratrice per la r.c.a., la S.C. ha escluso l’efficacia preclusiva, nel giudizio civile di danno, del giudicato di assoluzione “perché il fatto non costituisce reato” dell’automobilista dal reato di omicidio colposo).

Cassazione civile sez. III, 07/12/2007, n.25646

L’investimento di un ciclista

In tema di rapporto di causalità, nel caso di scontro tra veicoli, la malferma salute della parte lesa, così come l’eventuale errore dei sanitari nel curare il paziente, si pongono solo come concausa dell’evento letale, l’una preesistente, l’altra sopravvenuta, ma pur sempre coagenti con il fattore (causale) radicato nella condotta addebitata al prevenuto, trattandosi di circostanze di per sè inidonee ed insufficienti a produrre, da sole, il detto evento.

(Fattispecie di investimento di ciclista, il quale venne a morte a seguito delle lesioni in tale occasione subite coagenti con le malferme condizioni di salute e (assunti) errori dei sanitari).

Cassazione penale sez. IV, 01/03/1989



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29 Commenti

  1. Se risulta che il conducente del veicolo a motore ha rispettato le regole e il ciclista no – ad esempio è perché è passato con il semaforo rosso e si è scontrato con un’autovettura che procedeva con diritto di precedenza – la ragione sarà tutta dell’automobilista. Se invece emerge che è stato l’automobilista a violare una norma di circolazione stradale, mentre il ciclista ha rispettato le sue -pensiamo al caso di un’auto che svolta a sinistra all’improvviso e senza mettere la freccia, tagliando la strada alla bici che sopraggiunge, oppure a un camion che invade senza motivo una pista ciclabile – il ciclista avrà piena ragione. Quando invece emerge che sia il ciclista sia l’altro conducente hanno entrambi violato una regola stabilita dal Codice della strada, allora la responsabilità dell’incidente sarà addossata a ciascuno in proporzione alla gravità dell’infrazione che ha commesso.

  2. Chi si pone alla guida di una bici su una strada di pubblica circolazione deve rispettare le regole del Codice della strada, che impongono non solo un determinato comportamento da tenere alla guida di quello speciale veicolo che è la bicicletta ma anche un equipaggiamento di cui la bici e la persona del ciclista devono dotarsi.

    1. Il ciclista deve rispettare le regole previste dal Codice e che – lo ricordiamo sinteticamente – sono:
      circolare su una pista ciclabile se presente;
      viaggiare in fila unica e non in doppia fila;
      avere almeno una mano sul manubrio;
      segnalare con il braccio la svolta a destra o a sinistra;
      non trainare o non essere trainati da altri veicoli o da piccoli rimorchi;
      non circolare sugli spazi riservati ai pedoni (ad esempio un marciapiede o una zona pedonale);
      attraversare le strisce pedonali a piedi spingendo la bicicletta a mano;
      utilizzare indumenti o dispositivi atti a segnalare la propria presenza in strada;
      non percorrere una strada contromano (si rischia, peraltro, la multa da 318 a 1.272 euro).
      A questi obblighi si aggiungono altre precauzioni che possono evitare incidenti oppure limitare i danni in caso di caduta perché investiti, come ad esempio:
      l’uso del casco da ciclista;
      evitare di parlare al cellulare mentre si guida la bici;
      non indossare delle cuffie con la musica ad alto volume;
      fare regolarmente la manutenzione della bicicletta (pressione delle gomme, stabilità del telaio e del manubrio, ecc.).
      Il rispetto di queste regole e l’osservanza di queste precauzioni possono evitare di prendere un risarcimento danni soltanto a metà. Il ciclista, infatti, può essere ritenuto corresponsabile dell’incidente (il cosiddetto concorso di colpa) e, quindi, trovarsi nella situazione di poter pretendere soltanto il 50% dell’indennizzo. Viceversa, se il ciclista investito dimostra di aver seguito le indicazioni del Codice della strada e del buon senso e che, quindi, l’incidente è stato provocato per un errore del conducente dell’auto, avrà la possibilità di chiedere un risarcimento pieno.

  3. Il ciclista deve avere le mani e le braccia libere e deve tenere almeno una mano sul manubrio;non può utilizzare il telefono cellulare mentre guida, perché anche lui è un conducente ed a tutti i conducenti è vietato l’uso del cellulare durante la marcia;deve percorrere le piste ciclabili (se ci sono e se sono praticabili); se circola di notte – si intende per orario notturno quello che va da mezz’ora dopo il tramonto fino a mezz’ora prima dell’alba – oppure percorre delle gallerie (anche se sono illuminate artificialmente) ha l’obbligo di indossare lo speciale giubbino catarifrangente o almeno le bretelle riflettenti. Inoltre anche la bicicletta deve essere equipaggiata di freni, luci e campanello

  4. Anche per i ciclisti infatti valgono le ordinarie regole di ripartizione della responsabilità e di concorso di colpa di entrambi i conducenti coinvolti in un sinistro a meno che uno dei due non dimostri in concreto e in base ai comportamenti tenuti sulla strada che la colpa di quanto verificatosi è interamente o prevalentemente dell’altro

  5. se una macchina ti urta o ti fa cadere mentre guidi una bicicletta non avrai automaticamente ragione solo questo fatto di essere ciclista: dovrai dimostrare che il veicolo che ti ha investito ha avuto una colpa prevalente o esclusiva, perché ad esempio non ha rispettato un segnale di stop o una precedenza o ha tenuto una velocità eccessiva tamponandoti, mentre tu procedevi in maniera rispettosa di tutte le regole previste per il ciclista, cioè tenendo la destra, senza zigzagare o invadere le corsie opposte, ecc. Se l’automobilista prova queste circostanze, la colpa sarà in parte anche tua.

  6. Spesso accade che un autoveicolo tagli la strada al ciclista e cosi provochi la sua caduta, oppure lo investa tamponandolo oppure omettendo di dargli la dovuta precedenza a un incrocio. In questi casi, se il ciclista ha rispettato le norme della circolazione, avrà ragione in pieno e si vedrà risarcire al 100% i danni provocati dalla caduta o dall’investimento.

  7. Se la situazione è chiara nel senso che il ciclista ha palesemente ragione (ad esempio, un’automobile ha invaso senza motivo una corsia dedicata a pista ciclabile, o ha attraversato un incrocio nonostante il semaforo rosso investendo un ciclista che procedeva regolarmente sul suo senso di marcia) il conducente del veicolo a motore sarà tenuto a pagare i danni provocati sia alla persona del ciclista infortunato o deceduto sia alle cose, a partire dalla bici rovinata.

  8. Che succede nei casi in cui stiamo guidando una macchina e un ciclista ci toglie la precedenza, ci attraversa o svolta davanti e ci taglia la strada all’improvviso in modo che inevitabilmente viene investito?

    1. A prima vista sembrerebbe che tutta la colpa sia del ciclista, ma in realtà la sua manovra, per quanto improvvisa e contro le regole della circolazione stradale, non basta a esonerarci da responsabilità.In questi casi occorre la prova che l’autovettura ha fatto tutto il possibile per evitare lo scontro (ad esempio, abbiamo frenato tempestivamente, abbiamo sterzato per evitarlo) e che nonostante queste manovre non si è potuto evitare l’incidente: solo in questo caso il ciclista avrà torto. Attenzione, però, perché per poter dare tutto il torto al ciclista occorre che il suo movimento sia non solo improvviso, ma anche così imprevedibile da non consentirci di effettuare una manovra che potrebbe evitare di investirlo. Deve essere uno spostamento o passaggio così anormale che non avremmo potuto ragionevolmente immaginarlo e prevederlo.Non è imprevedibile, ad esempio, che un bambino sulla sua bici cambi traiettoria all’improvviso e ci tagli la strada: quindi prudenza vuole che, quando notiamo la sua presenza sulla strada (dunque ben prima di questa sua manovra improvvisa) rallentiamo e manteniamo la dovuta distanza di sicurezza.Quindi un bambino in bici potrebbe tagliarci la strada ma se avevamo notato in anticipo la sua presenza visibile sulla strada avremmo dovuto rallentare e così evitare lo scontro: non potremo certo invocare l’imprevedibilità della situazione e della sua manovra.Sono emblematici alcuni casi in cui i giudici hanno dato torto pieno ai ciclisti: in uno, un ciclista aveva riportato lesioni urtando con la gamba la targa anteriore di un’autovettura che era ferma allo stop di un incrocio senza sporgere e che dunque gli stava dando la dovuta precedenza; la Cassazione ha riconosciuto la piena ed esclusiva colpa del ciclista.In un altro caso interessante, un ciclista aveva sorpassato un’autovettura in maniera azzardata e senza rispettare le condizioni di sicurezza (distanza, velocità e visibilità); la Cassazione ha attribuito tutta la colpa al ciclista

  9. Anche il ciclista, al pari dell’automobilista, non può esimersi dalla responsabilità dell’investimento di un pedone solo perché questi ha attraversato fuori dalle strisce. Egli deve sempre mantenere il controllo del proprio veicolo – benché non munito di motore – deve preservare la sicurezza degli altri utenti della strada, deve prestare attenzione allo stato dei luoghi e moderare la velocità laddove ci sono marciapiedi. Non è infatti un evento del tutto imprevedibile la circostanza che un pedone si immetta sulla strada per attraversarla, specie in prossimità di un incrocio o uno stop. Insomma, anche chi va in bicicletta è chiamato a far di tutto per prevedere in anticipo le condotte imprudenti degli altri ed evitare impatti.

    1. Secondo la Cassazione, anche al ciclista va applicato il principio secondo cui «il conducente deve continuamente ispezionare la strada che sta per impegnare, mantenendo un costante controllo del veicolo in rapporto alle condizioni della strada e del traffico, e prevedere tutte le situazioni» possibili, così da «non costituire un intralcio o un pericolo per gli altri utenti della strada».

  10. La passione per il ciclismo in Italia può essere considerata seconda solo rispetto a quella per il calcio. Il pallone resta il «re» incontrastato, eppure sono sempre di più gli appassionati delle due ruote che usano la bicicletta non solo per andare al lavoro ma anche per tenersi in forma. Se ne sono accorti gli automobilisti che, soprattutto la domenica, devono stare attenti a come superare le code di ciclisti nelle strade più strette. Non sempre la manovra riesce in modo corretto e così qualcuno finisce a terra, vittime di un incidente con conseguenze più o meno gravi. C’è un risarcimento danni per un ciclista investito?

    1. Il ciclista investito che vuole ottenere il risarcimento dei danni deve scrivere una lettera alla compagnia di assicurazioni del proprietario dell’auto che ha provocato l’incidente. Sarà necessaria, tuttavia, una perizia sia sulla macchina sia sulla stessa bicicletta di chi ha subìto il danno. Il ciclista è tenuto a mettere a disposizione della compagnia la propria bici entro 5 giorni lavorativi dalla data dell’incidente, pena la perdita del diritto di risarcimento.Sarà il perito incaricato dalla compagnia di assicurazioni ad ispezionare la bici in modo da controllare che non sia stata manomessa dopo il sinistro oppure che non sia stata fatta alcuna riparazione senza la dovuta documentazione in modo da dimostrare che non è stata colpa dell’incuria del ciclista. Insomma, la perizia mira ad escludere eventuali frodi sia sulla dinamica dell’incidente (e quindi sulla responsabilità di ciclista e conducente) sia sull’entità del danno.A questo proposito, è sempre opportuno al momento dell’incidente – e sempre che le condizioni del ciclista lo consentano – scattare delle foto sul luogo del sinistro per poter dimostrare come sono andate le cose ed in quali condizioni sono rimasti sia i veicoli sia chi viaggiava a bordo. Altrettanto importante è poter raccogliere i dati di eventuali testimoni e, nel caso si riscontrassero delle ostruzioni da parte del conducente del veicolo, chiamare Vigili urbani, Polizia o Carabinieri senza spostare nulla per avere a disposizione in un secondo momento il verbale redatto dalle forze dell’ordine. Infine, conviene sempre farsi visitare da un medico legale che certifichi gli eventuali danni fisici subiti da inserire nella richiesta di risarcimento.Fatta la perizia, ed entro 60 giorni, la compagnia di assicurazioni della controparte farà una proposta di risarcimento oppure motiverà il rifiuto di risarcire il ciclista perché ritiene che la responsabilità dell’incidente non sia a carico del conducente. Il ciclista investito non sarà tenuto ad accettare la proposta se riterrà che è troppo bassa rispetto alla reale entità del danno documentata dai referti medici e dal meccanico che deve sistemare il mezzo. In questo caso, potrà avviare una causa per reclamare ciò che ritiene dovuto dalla controparte.

  11. Nel caso di incidente stradale causato da un sorpasso azzardato della bicicletta, per aver superato un’auto e invaso l’opposta corsia di marcia, non vi è dubbio che la responsabilità sia del ciclista. Non si potrà quindi parlare di un concorso di colpa. Con la conseguenza che lo sportivo sarà costretto a indennizzare i danneggiati.

  12. Anche i ciclisti, per quanto non si guidino un mezzo a motore, sono tenuti a rispettare le regole del codice della strada. Non possono fare inversioni ad U, non possono passare col rosso, devono dare la precedenza. E non possono mettersi alla guida della bicicletta se hanno bevuto.

  13. Se il ciclista viaggia a bordo di una bici da corsa, è tenuto a farlo su un mezzo omologato, mentre i dispositivi di segnalazione vengono richiesti solo quando partecipano ad una gara autorizzata. Se la visibilità è ridotta, dovrà scendere dalla bicicletta e spingerla a mano.

  14. Se il ciclista ha rispettato tutti i vincoli imposti dal Codice della strada ma viene, comunque, investito e vuole chiedere il risarcimento dei danni, deve sapere che non può compilare la constatazione amichevole per l’indennizzo diretto poiché per la bicicletta non è prevista l’assicurazione obbligatoria. Dovrà, quindi, scrivere una lettera in cui chiede formalmente il risarcimento. La lettera deve contenere i dati del conducente della macchina, oltre a quelli del ciclista, e la dinamica dell’incidente.

    1. Sotto il profilo della responsabilità, il ciclista che investe un pedone va incontro a una serie di conseguenze negative. La prima di queste è, sotto il profilo patrimoniale, la richiesta di risarcimento dei danni. A meno che non sia coperto da una polizza infortuni e danni a terzi (che tuttavia non è obbligatoria), egli è tenuto a indennizzare l’infortunato di tasca propria. Chiaramente più sono gravi le ferite e più sarà alto il risarcimento.Per le lesioni inoltre si va nel “penale”. Può infatti scattare il reato di lesioni colpose o di lesioni gravi. Nella peggiore delle ipotesi c’è l’omicidio stradale.All’esito del processo penale, il conducente viene condannato a versare una “provvisionale” al danneggiato, salvo ulteriore conguaglio da effettuarsi con un separato giudizio civile, quello appunto di risarcimento del danno.

  15. Immaginiamo che un uomo, dopo aver bevuto a una festa, torni a casa in bicicletta. È molto brillo e, nel guidare lungo una strettoia, non vede bene lo specchietto di un’automobile parcheggiata lì vicino. Vi urta contro, cade e si fa male. Tanto male che i passanti sono costretti a chiamare un’autoambulanza. Portato al pronto soccorso, i medici si accorgono, dall’odore dell’alito, che l’uomo ha bevuto. La polizia, pertanto, lo sottopone al test del sangue e gli contesta la guida in stato di ebbrezza. Poiché conduceva la bicicletta, gli applica le sanzioni penali, ma non anche la revoca della patente o la sottrazione dei punti; tali misure scattano infatti solo per chi conduce veicoli a motori. A detta del ciclista, però, la guida in stato di ebbrezza non è un reato contestabile a chi si mette sulla bici a pedalare. Chi ha ragione?

    1. La Cassazione ha sempre ribadito, sino ad oggi, che anche chi si mette alla guida della bicicletta non deve bere. Il ciclista ubriaco rischia le stesse sanzioni dell’automobilista ubriaco: sanzioni che variano a seconda del livello di alcol riscontrato nel sangue. Tanto più è elevato, tanto maggiori è la pena. Si parte da una prima soglia in cui sono previste solo sanzioni amministrative (per cui la condotta non è reato), ad una intermedia in cui si rientra nel penale ma le sanzioni sono più lievi, ad una terza dove il conducente rischia molto. Ecco quali sono le sanzioni per la guida in stato di ebbrezza in bicicletta (che, come detto, sono le stesse di chi guida l’auto):
      Alcol tra 0,5 e 0,7 g/l
      Se il tasso alcolemico rilevato è compreso tra 0,5 e 0,8g/l, si configura solo un illecito amministrativo: il trasgressore è punito con una sanzione pecuniaria che va da euro 532 a euro 2.127. Non basta: viene anche prevista la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi.
      Alcol tra 0,8 e 1,5 g/l
      La guida in stato di ebbrezza diventa reato se il tasso alcolemico raggiunge gli 0,8 g/l. Infatti, se il tasso alcolemico rilevato si assesta tra 0,8 g/l e 1,5 g/l le sanzioni sono:
      ammenda da euro 800 a euro 3.200 (l’ammenda è aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore 22 e prima delle 7 del mattino);
      arresto fino a sei mesi;
      sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno.
      Alcol superiore a 1,5 g/l
      Se il tasso alcolemico è superiore a 1,5 g/l le sanzioni sono:
      ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 (anche in questo caso, aumentata da un terzo alla metà se il reato è commesso tra le 22 e le 7 del mattino);
      arresto da sei mesi a un anno;
      sospensione della patente di guida da uno a due anni (il periodo di sospensione va da due a quattro anni se il veicolo appartiene a persona estranea al reato).

      1. Se il soggetto commette più violazioni nell’arco di due anni, la patente è revocata. Ancora, in caso di sentenza di condanna o di patteggiamento (anche se viene disposta la sospensione condizionale della pena) è sempre ordinata la confisca del veicolo con cui è stato commesso il reato, a meno che non appartenga a persona estranea all’illecito.

    2. Se chi guida in stato di ebbrezza ha provocato un incidente stradale, tutte le sanzioni viste sono raddoppiate. Inoltre, il veicolo interessato è sottoposto a fermo amministrativo per 180 giorni, a meno che appartenga a persona estranea all’illecito. Se il conducente guidava con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, la patente gli sarà revocata. All’ipotesi dell’incidente viene equiparato anche l’urto contro un muro o contro qualsiasi altro ostacolo che non abbia coinvolto un altro conducente. Basta che a farsi male sia solo il ciclista per far scattare il raddoppio delle pene.

    3. Come per l’automobilista, il ciclista che rifiuta di sottoporsi ad alcoltest viene sottoposto alla stessa sanzione di chi viene trovato con un tasso di alcol superiore a 1,5 g/l: si tratta cioè della sanzione più elevata. Il paradosso vuole che, secondo la Cassazione, questo tipo di reato è “perdonabile” perché – tutto sommato – è un fatto tenue. Quindi il colpevole non rischia la sanzione penale (solo quelle accessorie) e il procedimento viene archiviato.

  16. Il ciclismo è uno sport che coinvolge tante persone in tutta Italia. Sebbene richieda molto impegno, dedizioni e fatica, ogni anno cresce il numero di coloro che sistematicamente prendono la bici (non necessariamente professionale) e si mettono in sella per pedalare. Purtroppo, però, questo sport presenta anche dei rischi, soprattutto quando praticato in aree ad esso non dedicate oppure quando il codice della strada non viene rispettato. Ma quali sono i diritti del ciclista?

    1. Innanzitutto, ogni Comune dovrebbe offrire ai propri cittadini una pista ciclabile. Il codice della strada definisce la pista ciclabile come “parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione dei velocipedi”. Purtroppo, non solo in molti Comuni non v’è alcuna pista ciclabile ma, quando c’è, essa non è adatta alle esigenze dei ciclisti, poiché lasciata all’incuria oppure progettata sommariamente. La pista ciclabile, infatti, dovrebbe consentire al ciclista di circolarvi liberamente ed esclusivamente, senza pericoli per la propria incolumità; troppo spesso, però, non è così: si pensi alle piste che sono interrotte da ampi tratti di carreggiata e che costringono pertanto il ciclista a smontare di sella e attraversare la strada. Le piste ciclabili, poi, presentano spesso una superficie inadatta all’attività ciclistica: essa non dovrebbe essere di qualità inferiore al manto stradale su cui viaggiano le automobili, se solo si pensa che le biciclette non posseggono i sistemi di sospensione e i larghi pneumatici delle autovetture. In buona sostanza, una bicicletta necessita di una superficie liscia molto più delle automobili.

    2. Un altro diritto è quello ad una segnaletica dedicata e, soprattutto, ben visibile, che non costringa il ciclista ad inutili fermate o ad attraversare pericolosi incroci. Si ricordi sempre che i ciclisti non devono essere svantaggiati rispetto al resto del traffico. La pista ciclabile, poi, dovrebbe essere dedicata esclusivamente ai velocipedi. Nella realtà, invece, accade spesso che la pista venga invasa da pedoni, soli o accompagnati dai propri animali, che vedono in quell’area un’oasi dal traffico cittadino. La pista ciclabile dovrebbe essere occupata solamente dai ciclisti, la cui attività potrebbe essere facilmente messa in pericolo, ad esempio, da un cane che non obbedisce al padrone e che decide di avventarsi su di essi (sappiamo bene come i nostri amici a quattro zampe siano attratti dalle ruote di qualsiasi veicolo). Per non parlare dei casi in cui circolano addirittura motoveicoli.

    3. Ancora, le piste ciclabili dovrebbero essere progettate in modo da far circolare liberamente ogni tipo di velocipede e non soltanto la bicicletta standard presente nell’immaginario di tutti. Velocipede è anche un tandem, che chiaramente è più ingombrante ed occupa maggiore spazio. Per consentirne un utilizzo sicuro anche la sera o la notte, le piste ciclabili dovrebbero avere segnali riflettenti ai bordi, in modo da indicarne il percorso. Inoltre, i ciclisti dovrebbero essere protetti dall’abbagliamento dei fari delle auto provenienti dal senso opposto: questo problema si pone soprattutto quando la pista è costruita immediatamente a fianco del senso inverso di marcia della carreggiata, oppure quando essa è sfornita di adeguate protezioni visive, come, ad esempio, le siepi.

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