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Intervento su diagnosi errata: responsabilità medica e danno calcolato tramite le tabelle di Roma

9 ottobre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 ottobre 2013



Dopo l’operazione chirurgica si scopre che la diagnosi del paziente era sbagliata perché basata su analisi errate del laboratorio privato: scatta la responsabilità, del laboratorio privato, del medico e dell’ospedale in cui è avvenuto l’intervento. Il giudice applica la tabella di Roma per il risarcimento del danno biologico.

In caso di intervento chirurgico infausto per diagnosi sbagliata, quando l’errore è nelle analisi effettuate da un laboratorio privato, più soggetti sono responsabili delle lesioni subite dal paziente [1].

1. Innanzitutto è responsabile il laboratorio privato che, con imprudenza nell’elaborazione delle analisi cliniche, ha commesso un errore rilevante e determinante per lo studio medico della diagnosi.

2. È poi responsabile il medico che ha effettuato la diagnosi e ha operato il paziente: non trattandosi di intervento urgente, il medico avrebbe dovuto essere più diligente e prudente, ripetendo gli esami necessari prima di sottoporre il paziente ad un intervento chirurgico (pur sempre delicato e potenzialmente lesivo, specie in assenza di certezza sulle analisi).

3. Infine, è responsabile l’ospedale in cui è avvenuto l’intervento: la struttura ospedaliera risponde sempre quando i danni siano dipesi dalla colpa dei sanitari di cui si è avvalsa [2].

Così il Tribunale di Roma ha recentemente condannato i tre soggetti sopra elencati al risarcimento del danno provocato ad un paziente al quale era stato erroneamente diagnosticato un tumore, sulla base degli esami effettuati in un laboratorio esterno all’ospedale.

Il giudice romano ha ritenuto di quantificare il danno biologico (inteso come pregiudizio all’integrità psico-fisica della persona) facendo riferimento alle tabelle del Tribunale di Roma, nonostante la Cassazione [3] abbia stabilito che le tabelle applicabili su tutto il territorio nazionale siano quelle del Tribunale di Milano.

Come si giustifica tale discostamento? Le tabelle milanesi violerebbero il principio costituzionale di uguaglianza in quanto applicano un criterio di funzionalità inversa per cui al crescere del primo parametro, diminuisce il secondo: per un pregiudizio fino al 33% è prevista una personalizzazione del danno biologico fino al 50%, mentre per un pregiudizio che vada dal 34% al 100% è prevista una personalizzazione massima del 25% [4].

Secondo il Tribunale di Roma è, invece, più opportuno correlare in maniera diretta il risarcimento al danno biologico. Nel caso di specie, il giudice, applicando le tabelle romane, ha attribuito un importo predeterminato ad ogni punto di invalidità permanente, tenendo conto contemporaneamente della percentuale di invalidità e dell’età della vittima al momento dell’intervento.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 9244/2013.

[2] Art. 1228 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 12408/2011.

[4] Non è la prima volta che il Tribunale di Roma si discosta, sulla base di tali motivazioni, dalle tabelle milanesi: v. sent. n. 3413 del 13.02.2013.

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