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Certificazione di residenza: ultime sentenze

24 Aprile 2020
Certificazione di residenza: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: notificazioni; residenza effettiva; certificazione del Comune di nuova residenza; cancellazione dall’anagrafe del comune di precedente iscrizione e l’iscrizione nell’anagrafe del comune di nuova residenza.

La residenza effettiva prevale sulle risultanze anagrafiche

Ai fini delle notificazioni, la residenza effettiva prevale sulle risultanze anagrafiche, le quali rivestono un valore meramente presuntivo e possono essere superate dalla prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento. Infatti, quando le risultanze della relata dimostrino, anche attraverso presunzioni, che la notificazione dell’atto tributario è stata effettuata in un luogo, diverso dal recapito anagrafico ma comunque qualificabile come residenza “effettiva” del destinatario, la validità della notificazione non può essere inficiata dalla semplice certificazione che indichi una diversa residenza anagrafica, dovendo piuttosto essere fornita la prova dell’insussistenza di ogni collegamento con l’indirizzo presso il quale la notifica che si contesta è stata eseguita.

Comm. trib. reg. Potenza, (Basilicata) sez. III, 02/12/2019, n.482

Sussistenza di un forte legame con lo Stato italiano

Premesso che il legislatore, con il d.l. 2008, n.112, art. 20, comma 10, ha imposto al richiedente l’assegno sociale la dimostrazione del requisito del soggiorno continuativo sul territorio dello Stato italiano per 10 anni, la verifica del requisito in esame deve riguardare la prova che la parte deve fornire di aver soggiornato continuativamente sul territorio nazionale, avendone la stabile dimora per almeno dieci anni.

La prova può essere di tipo presuntivo, nel senso che la parte interessata può dare dimostrazione del requisito fornendo vari elementi indiziari dai quali è possibile desumere la sussistenza di un forte legame con lo Stato italiano (ad esempio, certificazione di residenza, interessi economici nel territorio, rapporto di lavoro et cetera), con la conseguenza che l’allontanamento per alcuni periodi dal territorio nazionale, anche della durata di alcuni mesi, in presenza degli elementi prima richiamati, non fa venir meno il requisito di legge.

Corte appello Ancona sez. lav., 09/05/2019, n.79

Libera valutazione del giudice

In tema di notificazioni all’imputato, l’attestazione, compiuta dall’ufficiale giudiziario, che la notifica è avvenuta a mani di persona convivente con il destinatario prevale sulle risultanze, eventualmente discordanti, delle certificazioni anagrafiche. In ogni caso, la relativa eccezione di nullità fondata sull’inesistenza del rapporto di convivenza, deve essere rigorosamente provata dall’imputato che la invoca, non essendo sufficiente a tal fine l’allegazione di certificazione anagrafica di residenza in un luogo diverso da quello in cui è avvenuta la notifica, tanto più se vi sia uno stretto vincolo familiare tra l’imputato e il prenditore dell’atto indicato come soggetto convivente.

Ne consegue che restano sottratte alla libera valutazione del giudice le attestazioni concernenti i fatti compiuti dall’ufficiale notificatore e quelli avvenuti a suo cospetto, del quali la parte adduce la falsità delle modalità emergenti dalla relata, potendo essere questa provata soltanto attraverso la dimostrazione della sussistenza del delitto di cui all’articolo 479 del codice penale.

Cassazione penale sez. V, 07/12/2018, n.7806

Nullità della notifica

Ai fini della nullità della notifica non basta che il destinatario, il quale sostenga di aver trasferito la residenza in altro comune, produca una certificazione del comune di nuova residenza, dalla quale risulti l’iscrizione nei registri anagrafici di quel comune in data precedente a quella della notifica, atteso che, ai sensi dell’art. 44 cod. civ., comma 1 e art. 31 disp. att. cod. civ., il trasferimento della residenza, per poter essere opposto ai terzi in buona fede, deve essere provato con la doppia dichiarazione fatta al comune che si abbandona ed a quello di nuova residenza e che, in base alle norme regolamentari sull’anagrafe della popolazione (del d.P.R. n. 136 del 1958, art. 16 e del d.P.R. n. 223 del 1989, art. 18), la cancellazione dall’anagrafe del comune di precedente iscrizione e l’iscrizione nell’anagrafe del comune di nuova residenza devono avere sempre la stessa decorrenza, che è quella della data della dichiarazione di trasferimento resa dall’interessato nel comune di nuova residenza, sicché la suddetta certificazione anagrafica non fornisce la prova dell’avvenuta tempestiva dichiarazione al comune abbandonato.

Cassazione civile sez. VI, 11/07/2018, n.18219

Certificazione di residenza nello stato comunitario

In materia di imposte sui redditi, le convenzioni contro le doppie imposizioni sono strumenti propri del diritto internazionale pattizio ed hanno come scopo quello di evitare l’insorgenza del fenomeno della cosiddetta doppia imposizione giuridica e quello di prevenire l’evasione fiscale. Pertanto, il godimento di dette agevolazioni non può essere connesso alla circostanza che il contribuente, il quale ne beneficia, sia un soggetto sottoposto alla giurisdizione dell’altro stato contraente o sia il soggetto che ne avrà disponibilità economica e giuridica.

Del resto per dimostrare la qualifica di beneficiario effettivo per l’esenzione da ritenuta sugli interessi è sufficiente produrre la certificazione di residenza nello stato comunitario, non considerando obbligatori altri oneri richiesti dall’Amministrazione Finanziaria, come ad esempio la prova sulla data certa della documentazione.

Comm. trib. reg. L’Aquila, (Abruzzo) sez. VII, 04/10/2017, n.825

Oneri probatori del destinatario della notifica

Ai fini della nullità della notifica il destinatario, che sostenga di aver trasferito la residenza in altro comune, non solo deve produrre una certificazione del comune di nuova residenza, dalla quale risulti l’iscrizione nei registri anagrafici di quel comune in data precedente a quella della notifica, ma deve anche provare la tempestiva dichiarazione fatta al comune che ha abbandonato con la stessa decorrenza.

Cassazione civile sez. VI, 08/08/2017, n.19714

Certificazione di residenza anagrafica del contribuente

Deve essere cassata la sentenza che presenta difetti sintomatici di una possibile decisione ingiusta, che tali possono ritenersi allorquando sussiste un’adeguata incidenza causale della manifesta negligenza di dati istruttori qualificanti, oggetto di possibile rilievo in cassazione (cassata, nella specie, la decisione che aveva escluso la residenza in Italia di un contribuente senza motivare perché doveva ritenersi rilevante la certificazione di residenza anagrafica del contribuente e della propria famiglia nel Principato di Monaco, e l’esistenza di numerose ricevute di pagamenti di forniture di elettricità e gas relative all’abitazione del contribuente a Monaco, ma non aveva considerato, invece, che il contribuente non solo aveva ricevuto in mani proprie in Italia, e non all’estero, l’avviso di accertamento ma risultavano vari rogiti e atti pubblici dai quali era possibile desumere, anche alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal contribuente in tali atti, la residenza di fatto in Italia).

Cassazione civile sez. VI, 24/05/2013, n.12861

Certificazione del diverso Stato di residenza

Essendo principio indiscusso di diritto internazionale che ciascuno Stato determina le condizioni che una persona deve soddisfare per essere considerata sua cittadina, lo status di cittadino italiano deve essere accertato sulla base delle condizioni stabilite dall’ordinamento della Repubblica italiana; né è al fine idonea la certificazione del diverso Stato di residenza in ordine alla qualità di cittadino italiano (nella specie, in causa promossa dalle figlie maggiorenni per ottenere la cittadinanza italiana “iure sanguinis” in ragione dello status del loro genitore, la Corte ha negato rilevanza probatoria della cittadinanza italiana alla carta di identità per stranieri rilasciata dalle autorità libanesi al detto genitore).

Cassazione civile sez. I, 27/04/2011, n.9377

Iscrizione nell’anagrafe del Comune di nuova residenza

Ai fini della nullità della notifica non basta che il destinatario, il quale sostenga di aver trasferito la residenza in altro comune, produca una certificazione del comune di nuova residenza dalla quale risulti l’iscrizione nei registri anagrafici di quel comune in data precedente a quella della notifica, atteso che, ai sensi degli art. 44, comma 1, c.c. e 31 disp allo stesso codice, il trasferimento della residenza, per poter essere opposto ai terzi in buona fede, deve essere provato con la doppia dichiarazione fatta al comune che si abbandona ed a quello di nuova residenza e che, in base alle norme regolamentari sull’anagrafe della popolazione (art. 16 del d.P.R. 31 gennaio 1958 n. 136 e, successivamente, art. 18 del d.P.R. 30 maggio 1989 n. 223), la cancellazione dall’anagrafe del comune di precedente iscrizione e l’iscrizione nell’anagrafe del comune di nuova residenza devono avere sempre la stessa decorrenza, che è quella della data della dichiarazione di trasferimento resa dall’interessato nel comune di nuova residenza, sicché la suddetta certificazione anagrafica non fornisce la prova dell’avvenuta tempestiva dichiarazione al comune abbandonato.

Corte appello Roma, 07/03/2011, n.962

Dichiarazioni sostitutive di atto notorio

Le dichiarazioni sostitutive di atto notorio, in quanto aventi piena attitudine certificativa e probatoria nei confronti della p.a. solo ed esclusivamente fino a prova contraria, possono costituire elementi di prova soltanto quando nulla risulti acquisito alla p.a. stessa. Ma allorquando l’Amministrazione abbia acquisito non solo una generica risultanza contraria, ma una risultanza qualificata, come un certificato storico di residenza, detta risultanza prevale su quelle emergenti da dichiarazioni sostitutive.

Ciò in quanto, da un lato, la certificazione ha un’efficacia probatoria superiore alla dichiarazione sostitutiva, dall’altro le risultanze anagrafiche circa il luogo di residenza emergenti da una certificazione hanno sì valore presuntivo, ma possono essere superate soltanto da una prova contraria desumibile da una fonte di convincimento munita di determinati requisiti, relativi alla provenienza e al procedimento di costituzione, che ne garantiscano l’attendibilità, non essendo ovviamente sufficiente una mera contestazione verbale da parte dello stesso interessato ovvero da parte di soggetti a quest’ultimo legati da vincoli di parentela o amicizia.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 14/05/2010, n.11330

Impugnativa di uno strumento urbanistico

Nel caso di impugnativa di uno strumento urbanistico a fini di legittimazione a ricorrere non è sufficiente affermarsi genericamente proprietari di immobili nel territorio del comune interessato, dovendo indicarsi l’ubicazione dei rispettivi immobili e, soprattutto, fornire la prova – per esempio, mediante il deposito dei titoli di proprietà o anche soltanto della certificazione della residenza – dell’affermata esistenza di uno stabile collegamento con la parte di territorio specificamente interessata dall’attività di pianificazione urbanistica contestata in sede giudiziale.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. I, 30/04/2010, n.2041

Trasferimento della residenza

Ai fini della nullità della notifica non basta che il destinatario, il quale sostenga di aver trasferito la residenza in altro comune, produca una certificazione del comune di nuova residenza, dalla quale risulti l’iscrizione nei registri anagrafici di quel comune in data precedente a quella della notifica, atteso che, ai sensi degli art. 44, comma 1, c.c. e 31 disp. att. stesso codice, il trasferimento della residenza, per poter essere opposto ai terzi in buona fede, deve essere provato con la doppia dichiarazione fatta al comune che si abbandona ed a quello di nuova residenza e che, in base alle norme regolamentari sull’anagrafe della popolazione (art. 16 l. 31 gennaio 1958 n. 136 e, successivamente, art. 18 d.P.R. 30 maggio 1989 n. 223), la cancellazione dall’anagrafe del comune di precedente iscrizione e l’iscrizione nell’anagrafe del comune di nuova residenza devono avere sempre la stessa decorrenza, che è quella della data della dichiarazione di trasferimento resa dall’interessato nel comune di nuova residenza, sicché la suddetta certificazione anagrafica non fornisce la prova dell’avvenuta tempestiva dichiarazione al comune abbandonato.

(Nella specie, trattavasi di una notifica ex art. 140 c.p.c., e non erano stati dedotti in giudizio elementi da cui desumersi che il notificante conoscesse, o avrebbe potuto conoscere, con l’ordinaria diligenza, il trasferimento di residenza del destinatario della notifica).

Cassazione civile sez. I, 30/07/2009, n.17752



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