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Telelavoro: ultime sentenze

26 Aprile 2020
Telelavoro: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: telelavoro; modalità di svolgimento della prestazione lavorativa; luogo di stipula del contratto; addetto a call center con modalità homeshoring; previsione contrattuale di utilizzo delle prestazioni anche presso luoghi di pertinenza aziendale; liquidazione delle spese in applicazione del principio della soccombenza virtuale; ragione organizzativa addotta a supporto del trasferimento in altro Comune, diverso da quello di domicilio del lavoratore; diritti ed obblighi dei datori e dei prestatori di lavoro.

Telelavoro: luogo della prestazione di lavoro

Posto che il telelavoro rappresenta una modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, che si svolge al di fuori dei locali dell’impresa, è illegittima l’unilaterale modifica datoriale della sede di lavoro, occorrendo il consenso di entrambe le parti.

Tribunale Napoli, Sentenza, 13/02/2003

Addetto al telelavoro trasferito nel Comune sede degli uffici aziendali

Il controllo consentito al datore di lavoro nel telelavoro, in cui il potere direttivo si esercita con indicazioni sulle modalità di esecuzione della prestazione attraverso il computer, è sicuramente più penetrante rispetto a quello esercitato all’interno dell’azienda, proprio perché attuato mediante il collegamento telematico, che si risolve in un continuo contatto nell’orario di lavoro; ciò rende ingiustificata la ragione organizzativa addotta a supporto del trasferimento in altro Comune, diverso da quello di domicilio del lavoratore, consistente nell’esigenza che la prestazione sia erogata negli uffici dell’azienda al fine di consentire un controllo costante dell’attività del dipendente da parte del responsabile.

Tribunale Roma, Sezione L, Civile, Sentenza, 22/01/2009, n. 699

Giudice competente per territorio

Giudice competente per territorio a conoscere delle controversie relative a un rapporto di lavoro svolto con le modalità del “telelavoro” (o home office) è quello del luogo in cui è stato concluso il contratto o si trova l’azienda e non quello di domicilio del lavoratore; il luogo dove è stata resa la prestazione, infatti, assume rilievo solo nei casi in cui la prestazione stessa sia collegata a una vera e propria dipendenza dell’azienda. (F.S.Iv.)

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 14/10/1999, n. 11586

Offerta del datore di trasferimento di sede e mancata specificazione delle mansioni

Nel caso si proceda, da parte del datore, alla soppressione del posto di lavoro, sussistendo nel caso, secondo l’orientamento giurisprudenziale consolidato, l’onere da parte del datore stesso di dimostrare l’impossibilità di impiegare il lavoratore in altre mansioni nell’ambito dell’organizzazione aziendale – in assenza inoltre di un patto di demansionamento, né potendosi considerare il vincolo del divieto di revoca unilaterale della modalità del telelavoro, derivante dalla normativa regolatrice, ostativo dell’esercizio da parte del datore di modificare le mansioni – pur in presenza di una offerta di trasferimento, ma senza specificazione dettagliata della mansioni a cui il lavoratore sarebbe stato adibito, il licenziamento comminato deve considerarsi illegittimo; e non potendo d’altra parte ravvisarsi la manifesta insussistenza del fatto, per aversi la quale devono mancare tutti gli elementi costitutivi del fatto medesimo, al lavoratore deve essere riconosciuta la sola tutela indennitaria.

Tribunale Genova, Ordinanza, 5/04/2013, n. 4503

Sicurezza sul lavoro

In tema di norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, l’art. 11 del D.P.R. n. 164/56 dispone, in via generale, che non possono essere eseguiti lavori (così come individuati dall’art. 1 dello stesso decreto) – a prescindere dai mezzi utilizzati – ad una distanza inferiore ai cinque metri dalle linee elettriche aeree al fine, ovvio, di evitare accidentali e pericolosi avvicinamenti o contatti tra i conduttori e le costruzioni o i ponteggi. Nella nozione di ponteggio, peraltro, va ricompreso anche l’utilizzo di una gru la cui distanza minima deve essere calcolata dall’estremità esterna del braccio operativo.

Corte d’Appello Milano, Sezione 3, Penale, Sentenza, 21/07/2009, n. 2133

Idoneità al lavoro a domicilio

Si deve ritenere legittimo il licenziamento del disabile, il peggioramento delle cui condizioni lo abbia reso abile solo ad un lavoro a domicilio, dal momento che l’obbligo di cui all’art. 10, comma 3, l. 1999/68, in capo al datore, di adeguare l’organizzazione lavorativa aziendale per venire incontro alle mutate condizioni del disabile non si spinge sino al mutamento essenziale della medesima organizzazione, alla quale, nel caso di specie, è estranea la contemplazione di postazioni di telelavoro.

Tribunale Ferrara, Sezione L, Civile, Sentenza, 22/10/2008, n. 219

Risoluzione del contratto per inadempimento

L’inosservanza di un termine non essenziale previsto dalle parti per la esecuzione di un’obbligazione contrattuale, pur impedendo la configurabilità della risoluzione di diritto, ai sensi dell’art. 1457 c.c., in mancanza di una diffida ad adempiere, non esclude la risolvibilità del contratto, a norma dell’art. 1453 c.c., ogni qualvolta si traduce in un inadempimento di non scarsa importanza.

L’ipotesi, in particolare, si verifica quando il ritardo, imputabile al debitore anche sotto il profilo dell’elemento soggettivo, superi ogni ragionevole limite di tolleranza, con accertamento da condursi in relazione all’oggetto ed alla natura del contratto, al comportamento complessivo delle parti, anche posteriore alla sua conclusione, ed all’interesse dell’altro contraente. Con riferimento a tale ultimo elemento, in particolare, occorre verificare se il creditore abbia ancora interesse alla prestazione dopo un certo tempo, ovvero se egli sia danneggiato in modo irreparabile o rilevante dal ritardo della controparte, parzialmente o totalmente inadempiente.

Nel caso concreto, avente ad oggetto la compravendita di un immobile da realizzare a cura del venditore e da adibire ad abitazione da parte dell’acquirente, l’accertato mancato completamento dei lavori a distanza di circa sei anni dalla scadenza del termine a tal uopo pattuito, impone certamente di ritenere che il ritardo abbia superato qualsiasi ragionevole limite di tollerabilità, avuto riguardo, altresì, all’oggetto del contratto ed all’interesse dell’acquirente. Ne consegue l’accoglimento della proposta domanda di risoluzione del contratto.

Tribunale Firenze, Sezione 3, Civile, Sentenza, 12/06/2013, n. 1953

Richiamare il dipendente presso una determinata sede aziendale

Quando nel contratto di homeshoring le parti prevedono la facoltà del datore di lavoro di richiamare il dipendente presso una determinata sede aziendale, in base alle esigenze di servizio e alla disponibilità di postazioni nella predetta sede, il provvedimento datoriale di richiamo non può essere qualificato come trasferimento bensì come presa di servizio, che non va neppure motivata.

Va dichiarata cessata la materia del contendere qualora, nel corso del giudizio di impugnazione del provvedimento, intervenga la risoluzione del rapporto di lavoro per licenziamento; le spese di lite possono essere liquidate dal giudice in applicazione del principio della soccombenza virtuale.

Tribunale Sezione L, Civile, Sentenza, 2/07/2012,  n. 12222



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