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Privacy scuola: ultime sentenze

29 Aprile 2020
Privacy scuola: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: riprese video in aula per dimostrare il maltrattamento degli alunni; violazione della privacy; interventi di supporto da parte dell’Amministrazione scolastica; adozione di un piano didattico personalizzato; divulgazione incontrollata dell’immagine del minore.

Procedura per l’esonero dall’insegnamento della religione

Viola l’art. 2, protocollo 1, Cedu (diritto all’istruzione), letto alla luce dei principi tutelati dall’art. 9 Cedu (libertà di religione), la procedura per l’esonero dall’insegnamento della religione a scuola laddove impone di rivelare dati ultrasensibili come le proprie convinzioni religiose e di essere schedati nei registri della scuola, nella certificazione dei titoli in base alle stesse (nella fattispecie come non appartenenti alla religione ortodossa) in violazione delle norme sulla privacy ed esponendo gli interessati a rischi di ghettizzazione, soprattutto se residenti in piccole comunità.

Corte europea diritti dell’uomo sez. I, 31/10/2019, n.4762

L’affissione nella bacheca della scuola dei dati sanitari dell’alunno

L’affissione nella bacheca della scuola dei dati sanitari dell’alunno, ai fini della graduatoria di ammissione a un privilegio scolastico, legato allo stato di salute del minore, costituisce una violazione della privacy, sia dello studente che dei propri familiari, in quanto tale risarcibile da parte del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ad affermarlo è la Cassazione che ha respinto il ricorso del Miur secondo cui mancava il carattere lesivo della privacy attribuito alla pubblicazione tramite affissione di una graduatoria sull’ammissione a corsi scolastici.

La Suprema corte, tuttavia, precisa che la salute di un minore costituisce quel dato “sensibile”, anche per chi convive con esso, il cui non corretto utilizzo determina senz’altro violazione della privacy, rendendo la condizione di disabilità nota ad altri soggetti, ben oltre le figure necessariamente tenute a esserne edotte.

Cassazione civile sez. III, 26/06/2018, n.16816

Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e studenti affetti da SDA

Ai sensi delle Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e studenti affetti da SDA, la famiglia provvede, di propria iniziativa o su segnalazione del pediatra, di libera scelta o della scuola, a far valutare l’alunno o lo studente secondo le modalità previste dall’art. 3, l. n. 170 del 2010; consegna alla scuola la diagnosi di cui all’art. 3, l. n. 170 del 2010, condivide le linee elaborate nella documentazione dei percorsi didattici individualizzati e personalizzati ed è chiamata a formalizzare con la scuola un patto educativo/formativo che preveda l’autorizzazione a tutti i docenti del consiglio di classe — nel rispetto della privacy e della riservatezza del caso — ad applicare ogni strumento compensativo e le strategie dispensative ritenute idonee, previste dalla normativa vigente, tenuto conto delle risorse disponibili.

Sostiene la motivazione e l’impegno dell’alunno o studente nel lavoro scolastico e domestico; verifica regolarmente lo svolgimento dei compiti assegnai e verifica che vengano portati a scuola i materiali richiesti; incoraggia l’acquisizione di un sempre maggiore grado di autonomia nella gestione dei tempi di studio, dell’impegno scolastico e delle relazioni con i docenti, considera non soltanto il significato valutativo, ma anche formativo delle singole discipline.

(Nel caso di specie, non sono state rinvenute concrete iniziative da parte della famiglia, intese ad interloquire fattivamente con l’istituzione scolastica sui rimedi alle problematiche concernenti il minore mentre è risultato, per converso, acclarato l’espletamento dei doverosi interventi di supporto da parte dell’Amministrazione scolastica, consistiti nell’adozione di un piano didattico personalizzato e nella sua attuazione mediante misure dispensative e strumenti compensativi).

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VIII, 30/09/2013, n.4498

Tutela della privacy e dell’immagine di un minore

Richiesta di un provvedimento urgente ex art. 700 c.p.c. a tutela della “privacy” e dell’immagine di un minore, il giudice, in sede di accertamento del “fumus boni iuris” e del “periculum in mora”, deve considerare poziore la protezione della personalità minorile, rispetto all’esercizio del diritto all’informazione, allorché quest’ultimo abbia a svolgersi con la pubblicazione diffusa e la divulgazione incontrollata dell’immagine del minore, balzato, non per sua volontà, alla notorietà della cronaca nazionale a seguito di vicende giudiziarie di carattere familiare (adottivo) a lui facenti capo (il minore, appena treenne e proveniente dal c.d. Terzo mondo asiatico, era stato tallonato, anche a scuola, con assiduità da fotografi e “reporters” collegati a “mass-media” di larghissima diffusione).

Pretura Torino, 19/12/1989

La graduatoria scolastica

L’art. 60 del d.lg. n. 196/2003 prevede che quando il trattamento concerne dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale, esso è consentito se la situazione che si intende tutelare con l’istanza di accesso ai documenti sia di rango almeno pari ai diritti dell’interessato (cd. pari rango), o consista in un diritto della personalità, o in altro diritto o libertà fondamentale. La norma, perciò, prescrive un bilanciamento tra gli interessi in conflitto che deve avvenire in concreto, verificando se il diritto che si intende far valere o difendere attraverso l’accesso sia di rango almeno pari a quello alla riservatezza.

Nel caso di specie il richiedente l’accesso, essendo stato superato da altro concorrente con punteggio inferiore in graduatoria (graduatoria d’istituto dei docenti), ma collocato in posizione poziore in virtù della precedenza ex l. n. 104/1992, agisce a tutela del proprio diritto al lavoro: detto diritto va ritenuto, per costante giurisprudenza, di rango almeno pari a quello alla riservatezza dei dati riguardanti la salute della predetta controinteressata, con il corollario della necessità di garantire l’accesso alla documentazione richiesta.

Deve poi aggiungersi che il sacrificio delle esigenze di tutela della riservatezza appare altresì giustificato, nella fattispecie in esame, dalla circostanza che i documenti di cui viene chiesta l’ostensione sono stati utilizzati per ottenere un beneficio, con sacrificio degli interessi dei propri colleghi.

TAR Sicilia, Catania, Sezione 3, Sentenza, 28/03/2017, n. 660

La diffusione sul sito Internet istituzionale dei nominativi degli studenti

La diffusione sul proprio sito Internet istituzionale, da parte di una scuola pubblica, dei nominativi degli studenti distinti per classe, in assenza di una norma di legge o di regolamento che ammetta tale operazione, costituisce un trattamento illecito di dati personali, di cui va inibita la prosecuzione.

Aut. protez. dati person., 06/12/2012, n.383

Esposto presentato nei confronti di un’insegnante della scuola primaria 

In tema di diritto di accesso, l’istanza con la quale un insegnante della scuola primaria chiede il rilascio di copia integrale dell’esposto presentato nei suoi confronti dai genitori di alcuni alunni, deve essere rigettata nella parte in cui detta istanza sia finalizzata a conoscere i nominativi degli autori dell’esposto.

Viceversa, a questo soggetto istante può essere riconosciuto il diritto ad accedere all’esposto presentato nei suoi confronti, purché sia garantita la privacy dei soggetti terzi, mediante la mascheratura dei loro nominativi.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 16/11/2010, n.2590

Riprese video aula scolastica : utilizzabilità

In tema di riprese video e riservatezza, deve escludersi che un’aula scolastica possa essere considerata un domicilio; trattandosi, infatti, di un luogo dove può entrare un numero indeterminato di persone (alunni, professori, preposti alla sorveglianza e alla direzione dell’istituto, familiari degli alunni), essa va qualificata come luogo aperto al pubblico. Per questo vanno considerate lecite le videoriprese, disposte direttamente dal pm, senza l’autorizzazione di un Gip, per incastrare una maestra accusata di aver maltrattato per mesi i suoi alunni.

Corte di Cassazione, Sezione 6, Penale, Sentenza, 3/08/2012, n. 33593



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