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Coronavirus: per la prima volta la crescita rallenta

4 Aprile 2020
Coronavirus: per la prima volta la crescita rallenta

Diminuiscono i numeri dei decessi e dei ricoveri in terapia intensiva, ma crescono ancora i nuovi contagi. Le misure stanno funzionando, ma il pericolo resta alto.

Finalmente il Coronavirus sta iniziando a frenare: è un piccolo rallentamento ma la tendenza è importante perché la crescita rallenta per la prima volta dall’inizio dell’emergenza. Oggi, secondo il bollettino della Protezione civile, sono 681 le persone morte nelle ultime 24 ore, mentre ieri erano state 766. “Il numero delle vittime è in continua e costante diminuzione“, ha dichiarato in conferenza stampa il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, illustrando questi dati.

I guariti oggi sono stati 1.238, quindi quasi il doppio dei decessi. In tutta Italia ci sono state 15.362 persone decedute dall’inizio dell’epidemia, sono 20.996 le guarigioni in totale, mentre il numero complessivo dei contagi è di 124.632. I nuovi casi positivi però salgono ancora: oggi sono 2.886 (ieri erano di meno, 2.339). Al momento 88.274 persone risultano positive al virus.

Ma la buona notizia è anche che cala il numero dei nuovi ricoveri nelle terapie intensive da 4.068 a 3.994: una diminuzione di 74 posti, da considerare un dato molto importante perché, come ha sottolineato il capo della Protezione civile, consente ai nostri ospedali di respirare, anche se il numero dei ricoverati attuali con sintomi supera i 29mila.

“Dal 27 di marzo a oggi, quindi, su un arco di 9 giorni, siamo passati da più di 120 accessi alle terapie intensive a un saldo negativo di 74 soggetti, cioè abbiamo 74 malati che non sono più oggi nelle terapie intensive rispetto al numero di ieri. E abbiamo anche un numero di deceduti da 970 sempre del 27 marzo ai 681 attuali”, ha detto il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), Franco Locatelli, in conferenza stampa alla Protezione civile sull’emergenza Covid-19.

Locatelli a proposito di queste cifre ha però ribadito che “questo non deve essere minimamente letto come il messaggio che abbiamo superato la fase critica e che il pericolo è scampato. Non abbiamo scampato nulla, questa è solo la dimostrazione che le misure sono servite per ridurre la diffusione epidemica, il numero di morti e di chi deve fare ricorso a terapie intensive”.

Il virologo dell’Università di Milano, Fabrizio Pregliasco, interpellato dall’Adnkronos Salute parla di “paradosso del plateau: il virus rallenta in Italia, e ce lo dice soprattutto il dato bello delle terapie intensive, ma i nuovi casi continuano ad essere identificati e il plateau, la sorta di altipiano che sembra aver preso il posto del tanto atteso picco, resiste”. Questo – ammonisce il virologo – “deve dirci due cose: le misure stanno funzionando, ma non è ancora il momento di abbassare la guardia”.



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