Coronavirus: come trovare liquidità con il prestito su pegno

5 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: come trovare liquidità con il prestito su pegno

Impegnando gioielli o altri beni preziosi è possibile ottenere finanziamenti in giornata, garantiti dagli oggetti stessi.

C’è un vecchio rimedio per ottenere soldi in fretta, che è tornato di moda ai tempi del Coronavirus: è il prestito su pegno, con cui si può trovare liquidità in pochissimo tempo, talvolta anche in giornata.

Si impegnano i “gioielli di famiglia”, monili d’oro di tutti i con o senza pietre preziose (anelli, collane, orecchini, bracciali), ma anche orologi, tappeti, quadri, pellicce, monete da collezione e altri beni di valore. E’ una soluzione tampone, per fronteggiare esigenze di liquidità temporanee e che si prevede di risolvere nel giro di qualche mese e che nel frattempo offre soldi liquidi a chi ne ha urgente necessità.

Quasi tutte le banche hanno attivo un servizio di questo tipo, che svolgono direttamente o con società collegate. Per il cliente poco importa, bisogna sempre rivolgersi allo sportello della propria filiale. Per chi vuole una valutazione – ma solo indicativa – ancora più in fretta, alcuni istituti offrono delle app per calcolare il valore del bene online.

C’è chi, come Affide, la società che gestisce lo storico Monte di Pietà, o Monte dei Pegni, preferisce chiamarlo “credito su stima”, perché il meccanismo di concessione funziona così: la banca fa la stima dei beni presentati, calcola una valutazione e concede un prestito che di solito arriva ai due terzi del valore. La somma può essere erogata cash, in contanti (purché non si superi il limite di legge di 2mila euro) o con bonifico, a scelta del cliente.

Il prestito è garantito dall’oggetto che viene dato in pegno e viene custodito dalla banca per l’intera durata del finanziamento. Il proprietario riceve i soldi e una polizza che vale come titolo per consentirgli di riscattare l’oggetto alla scadenza, restituendo il capitale e pagando gli interessi e le spese.

Questi finanziamenti hanno un termine breve, di solito fra i tre e i sei mesi e comunque mai oltre un anno; ma è possibile rinnovare il prestito alla scadenza e così proseguire il finanziamento ad analoghe condizioni.

Gli interessi, però, sono molto meno convenienti rispetto ad altre forme di finanziamento disponibili sul mercato: (il Taeg medio per un prestito a 6 mesi si aggira sul 15%); ma questi finanziamenti sono molto più brevi di quelli ordinari nei tempi di approvazione e erogazione del denaro perché non richiedono istruttorie e valutazioni sulla solvibilità del cliente, in quanto la garanzia è rappresentata dall’oggetto stesso.

Se il proprietario non riesce a restituire la somma ricevuta, la banca tratterrà l’oggetto, lo metterà in vendita all’asta al miglior offerente e si soddisferà sul ricavato. È un’eventualità rara: il 95% dei prestiti viene riscattato, solo il 5% finisce all’incanto, spiega Assopegno, l’Associazione Italiana degli Istituti di Credito su Pegno. Del resto chi ricorre a questa formula è quasi sempre convinto di poter restituire la somma finanziata e rientrare in possesso dei beni dati in pegno; per questo preferisce non venderli.

Per chi, invece, è disposto a disfarsi degli oggetti di valore, un’alternativa ai prestiti a pegno sono le case d’asta, ma in questo periodo di emergenza sono chiuse e inoltre solitamente non concedono anticipi e non acquistano in proprio; così la liquidità arriva non prima che l’oggetto sia stato messo in vendita e aggiudicato. Discorso analogo per i compro oro, che non rientrano nell’elenco delle attività aperte durante l’attuale fase di emergenza Covid-19. Leggi anche credito su pegno: come funziona.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube