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Come si può controllare la busta paga

6 Aprile 2020 | Autore:
Come si può controllare la busta paga

Norme, procedure, consigli e avvertimenti in materia di lavoro subordinato. Come verificare la regolarità della retribuzione e la legittimità dell’assunzione.

Se sei un lavoratore dipendente hai tutto l’interesse a conoscere le procedure che il tuo datore di lavoro deve seguire per garantire i diritti che ti spettano per legge. In particolare, ti stanno sicuramente a cuore gli aspetti relativi alla retribuzione e alla situazione contributiva e previdenziale.

Iniziamo questo breve articolo facendoti presente che, a differenza di quanto avveniva in passato, oggi è molto semplice verificare la regolarità della tua posizione: è un controllo che puoi fare personalmente oppure rivolgendoti agli enti e alle figure professionali che si occupano della materia lavorativa (pensa, ad esempio, a un patronato, a un commercialista o a un consulente legale).

In particolare, attraverso le linee guida che ti forniamo di seguito, vogliamo spiegarti come si può controllare la busta paga. In molti casi, infatti, il sospetto che qualcosa non vada nasce proprio da una valutazione accurata della tua condizione economica mensile. È quindi indispensabile conoscere il significato delle varie voci presenti su tale documento di sintesi.

Addentriamoci, dunque, gradatamente nella materia, nella speranza di poterti essere utile.

Assunzione di un dipendente: tipologie contrattuali

In Italia le tipologie di attività economica sono molteplici, ma la distinzione fondamentale è quella tra liberi professionisti e lavoratori dipendenti.

Nel primo caso, colui che fornisce un servizio è autonomo rispetto a qualunque altro soggetto e, attraverso il regime fiscale della partita Iva, gestisce liberamente la propria attività (pensa, ad esempio, a un avvocato); nella seconda ipotesi il prestatore è legato da un contratto di subordinazione al suo datore di lavoro.

Il dipendente può essere assunto con diverse modalità, ma la ripartizione fondamentale è quella tra tempo determinato e tempo indeterminato, da un lato, e tra tempo pieno e tempo parziale, dall’altro.

In tutti i casi, le caratteristiche della subordinazione sono le stesse. Infatti, il dipendente:

  • si obbliga a prestare il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione del datore di lavoro;
  • deve svolgere le mansioni per le quali è assunto;
  • è inserito stabilmente nell’organizzazione della struttura lavorativa presso la quale svolge la propria attività;
  • ha l’obbligo di fedeltà nei confronti del datore di lavoro;
  • se concordato dalle parti, può essere sottoposto a un periodo di prova prima della sua assunzione definitiva.

Il contratto di lavoro subordinato è un contratto a prestazioni corrispettive: in termini più semplici, entrambe le parti si impegnano a fare qualcosa a favore dell’altra per ottenerne un reciproco vantaggio. È, dunque, evidente che il dipendente non ha soltanto dei doveri, ma ha anche molti diritti (ferie, riposi, malattia, aspettativa). Tra le situazioni più importanti riconosciute al lavoratore vi è, ovviamente, quella dello stipendio.

Il diritto alla retribuzione del lavoratore dipendente

Il nostro codice civile disciplina espressamente il diritto del lavoratore subordinato a essere retribuito: ciò vuol dire che a fronte dell’attività prestata, il datore di lavoro ha il dovere di erogare mensilmente uno stipendio al proprio dipendente.

La retribuzione deve essere proporzionata alla qualità e alla quantità di lavoro eseguito e deve rispettare i parametri indicati dai contratti collettivi nazionali del lavoro.

Grazie alle numerose battaglie condotte dai lavoratori e dalle associazioni di categoria, oggi non è più consentito versare lo stipendio in contanti, ma è necessario utilizzare uno strumento tracciabile. In particolare, a partire dal 2017 gli unici mezzi di pagamento consentiti sono il bonifico tramite codice Iban o l’assegno circolare.

Lo scopo del legislatore che ha introdotto tali vincoli è duplice:

  • evitare le assunzioni fittizie o comunque irregolari;
  • contrastare il lavoro nero e, dunque, la violazione delle norme presenti in Italia in materia tributaria, fiscale, previdenziale, contributiva e assicurativa.

Busta paga: che cos’è?

Il documento che sintetizza ogni mese la posizione del dipendente prende il nome di busta paga: in essa vengono indicate tutte le voci che si riferiscono ai singoli aspetti della condizione di subordinazione.

La retribuzione che viene erogata dal lavoratore è quella netta, ossia decurtata da tutte le tasse e le imposte che il datore di lavoro deve obbligatoriamente pagare. Questi, infatti, deve rispettare gli adempimenti burocratici richiesti dal nostro sistema tributario, dall’Inps, dall’Inail e dalle specifiche norme che si applicano alle diverse tipologie contrattuali.

La busta paga può essere rilasciata in cartaceo oppure in formato elettronico: in quest’ultimo caso è caricata sulla pagina personale del dipendente che può scaricarla attraverso le sue credenziali di accesso (username e password). In entrambe le ipotesi l’analisi di tutte le sue componenti consente di verificare se la tua condizione lavorativa è tutelata secondo legge.

Vediamo allora quali sono i requisiti essenziali della busta paga e come leggere il suo contenuto.

Come controllare e leggere una busta paga

La busta paga ha un preciso contenuto, inderogabile e uguale per tutte le categorie di lavoratori. Se hai difficoltà a comprenderne il significato puoi rivolgerti a un esperto del settore, ma sappi che si possono individuare cinque elementi fondamentali:

  1. intestazione: è la parte iniziale del documento all’interno della quale vengono indicate le generalità del datore di lavoro, quelle del lavoratore e le caratteristiche del rapporto di dipendenza (qualifica, categoria giudica, matricola, data di assunzione, data di fine rapporto per il lavoro a termine)
  2. corpo centrale: è la sezione più interessante sia per il dipendente sia per il datore di lavoro, anche se per motivi diversi; infatti, si tratta della parte in cui sono indicati gli estremi del compenso del lavoratore e dei diritti connessi alla sua attività (retribuzione di base lorda, detrazioni fiscali, trattenute, ferie godute, straordinari, assegni familiari, tredicesime e quattordicesime mensilità, premi di produttività, eventuali indennità di mansione);
  3. dati previdenziali e fiscali: fanno riferimento a tutti gli adempimenti imposti al datore di lavoro alle quali occorre prestare fede per evitare sanzioni piuttosto severe per violazione delle norme di diritto;
  4. trattamento di fine rapporto: indica gli estremi della liquidazione dovuta alla fine del rapporto di lavoro;
  5. retribuzione netta: corrisponde all’ammontare che il lavoratore percepisce effettivamente.

Secondo la normativa vigente in materia, la busta paga deve essere consegnata al lavoratore contestualmente alla retribuzione: se cartacea, il dipendente è tenuta a firmarla per dimostrare di averne preso visione, a meno che non vi siano delle situazioni irregolari o poco trasparenti. In quest’ultima ipotesi, infatti, la mancata sottoscrizione assume particolare rilievo in tribunale, almeno fino a prova contraria.



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