Coronavirus: «se si allentano le misure, si rischia un rimbalzo»

5 Aprile 2020
Coronavirus: «se si allentano le misure, si rischia un rimbalzo»

Come assicurare un futuro libero dal Covid-19? La differenza tra tampone e test sierologico.

Il nuovo decreto proroga le misure di contenimento fino al 13 aprile, Pasquetta compresa. «L’epidemia per spegnersi prevede che la popolazione debba rispettare rigorosamente alcuni punti essenziali: distanziamento e isolamento sociale. Se si allentano le misure si può avere un rimbalzo». A dichiararlo al Resto del Carlino è Giorgio Palù (past president della Società europea di virologia). Il virologo ha messo a confronto le strategie dei due modelli sanitari di Lombardia e Veneto, attenendosi alle statistiche: «La Lombardia ha toccato un tasso di letalità del 14% mentre il Veneto è sotto il 5%. Questi sono numeri, ma sono anche due realtà diverse da studiare sotto il profilo demografico, come assetto sociale urbanistico e dimensione iniziale del contagio».

Emerito docente universitario a Padova, consulente del governatore veneto Zaia racconta: «Abbiamo previsto l’avvio di uno studio sulla prevalenza del virus mediante test sierologici attendibili. Una mappa che possa individuare anche dove esiste una immunità specifica. Il Veneto ha inoltre attivato un progetto di tamponi a tutto il personale medico sanitario, alle case di riposo, e ai responsabili di funzioni pubbliche essenziali. Vogliamo indicazioni sull’andamento del fenomeno, e impedire contagi di ritorno che potrebbero venire da casi sporadici provenienti da altri territori».

Come individuare i soggetti cosiddetti asintomatici?

In Veneto, continua, «riteniamo opportuno iniziare a mappare rapidamente i soggetti cosiddetti asintomatici, mediante test sierologici, da eseguire in forma estesa». «Non occorre testare cinque
milioni di veneti – precisa Palù – parlo di strati di popolazione, per valutare quante persone si sono infettate, la letalità, i tassi di morbosità, capire com’è diffusa l’immunità e come sia duratura nel
tempo».

Tamponi e test sierologici a confronto

«I tamponi hanno un limite, misurano una incidenza momentanea, la presenza del virus in quel soggetto in quel distretto corporeo. Mentre il test sierologico – spiega il virologo – a parte una finestra iniziale di tre-quattro giorni, misura gli anticorpi in un campione disangue prelevato. Anticorpi che vengono prodotti quando l’organismo ha incontrato l’aggressore».

«Hanno la capacità di rivelare in altissima percentuale i positivi, e al tempo stesso una bassa probabilità di dare falsi negativi». «I test rapidi sono quelli che prevedono di utilizzare solo una gocciolina di sangue, potrebbero essere validi orientativamente al pronto soccorso, ma non sono paragonabili ai test sierologici – conclude – Io parlo solo dei test che ho suggerito alla Regione Veneto per cui ho elaborato un protocollo assieme al responsabile regionale della Sanità».



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