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Risoluzione contratto di leasing finanziario per inadempimento

7 Aprile 2020 | Autore:
Risoluzione contratto di leasing finanziario per inadempimento

Inadempimento dell’utilizzatore nel contratto di leasing: prima e dopo la riforma del 2017.

Il contratto di leasing è una forma negoziale sempre più ricorrente, non solo per gli imprenditori (per esempio per l’utilizzo di macchinari aziendali), ma anche per i consumatori. Il leasing di autoveicoli è l’esempio lampante della diffusione di un contratto che consente all’utilizzatore di servirsi di un bene senza doverne acquistare la proprietà, fatta salva, in alcuni casi, la facoltà del riscatto.

Fino a poco tempo fa, non esisteva una normativa ad hoc che disciplinasse il leasing. Di conseguenza, tutte le soluzioni in caso di “mancato funzionamento” degli accordi tra le parti, come in ipotesi di inadempimento dell’utilizzatore per il mancato pagamento dei canoni o di responsabilità del fornitore per i difetti del bene, venivano individuate dalla giurisprudenza.

A decorrere dal 2017 [1], invece, il legislatore ha fornito una definizione del leasing e ha espressamente disciplinato il caso della risoluzione del contratto di leasing per inadempimento dell’utilizzatore. Vediamo come.

Leasing finanziario: cos’è

Il leasing finanziario [2] è il contratto con il quale la banca o l’intermediario finanziario si obbliga ad acquistare o a far costruire un bene su scelta e secondo le indicazioni dell’utilizzatore, che ne assume tutti i rischi, anche di perimento, e lo fa mettere a disposizione per un dato tempo verso un determinato corrispettivo. Il corrispettivo tiene conto del prezzo di acquisto o di costruzione e della durata del contratto.

Alla scadenza del contratto, l’utilizzatore ha diritto di acquistare la proprietà del bene ad un prezzo prestabilito oppure, in caso di mancato esercizio del diritto di riscatto, l’obbligo di restituirlo.

Dunque, nel leasing finanziario, la banca o altro intermediario abilitato ha l’obbligo di acquistare o far costruire un bene scelto dall’utilizzatore e di metterglielo a disposizione per un determinato tempo. Dall’altro lato, l’utilizzatore ha l’obbligo di pagare i canoni e di conservare e utilizzare il bene con diligenza. Infatti, al termine del contratto, egli ha l’obbligo di restituire il bene, a meno che non decida di acquistarlo, pagando il relativo prezzo finale.

Nel contratto sono, quindi, coinvolti tre soggetti: la banca o altro intermediario  (concedente), l’impresa che vende o realizza il prodotto (fornitore) e la persona fisica o azienda che utilizza il bene (utilizzatore).

Ciascuno di questi soggetti potrebbe non adempiere la propria obbligazione nei confronti delle controparti. La giurisprudenza ha, nel tempo, individuato diverse soluzioni.

Differenza tra leasing traslativo e leasing di godimento

Per anni la questione della risoluzione del contratto di leasing per inadempimento è stata fondata sulla distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento [3].

Nel leasing di godimento, l’utilizzo del bene dietro versamento dei canoni si inquadra, secondo la volontà della parti, in una funzione di finanziamento a scopo di godimento del bene per la durata del contratto. I canoni di leasing costituiscono esclusivamente il corrispettivo di tale godimento.

Nel leasing traslativo, invece, le parti prevedono che il bene potrà essere acquistato e che, quindi, è destinato a conservare alla scadenza contrattuale un valore residuo particolarmente apprezzabile per l’utilizzatore, in quanto notevolmente superiore al prezzo di opzione.

La differenza opera nel caso della risoluzione del contratto per inadempimento in quanto:

  1. nel leasing di godimento, quale contratto ad esecuzione continuata o periodica, la risoluzione non incide retroattivamente sulle prestazioni già eseguite, con la conseguenza che l’utilizzatore non può richiedere la restituzione dei canoni già versati [4];
  2. nel leasing traslativo, invece, si verifica tale retroattività, con il conseguente diritto della parte di ottenere la restituzione dei canoni versati in caso di risoluzione per inadempimento [5].

Resta fermo, in ogni caso, il diritto delle parti al risarcimento del danno.

Risoluzione del contratto di leasing dopo la legge del 2017

La Legge per il mercato e la concorrenza del 2017 ha superato la distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo ai fini della risoluzione del contratto, almeno con riferimento all’inadempimento dell’utilizzatore.

Difatti, la legge [6] ha espressamente previsto le seguenti conseguenze in caso di risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore: il concedente (banca o intermediario) ha diritto alla restituzione del bene, ma è tenuto a corrispondere all’utilizzatore quanto ricavato dalla vendita o da altra collocazione del bene.

In altri termini, il concedente deve vendere o ricollocare il bene sul mercato e corrispondere il prezzo ricavato all’utilizzatore, al netto, ovviamente, dell’ammontare dei canoni scaduti e non pagati fino alla data della risoluzione, dei canoni a scadere, del prezzo pattuito per l’esercizio dell’opzione finale di acquisto e delle spese anticipate per il recupero del bene, per la stima e per la sua conservazione per il tempo necessario alla vendita.

Se il valore realizzato con la vendita o da altra collocazione del bene è inferiore rispetto a quanto dovuto dall’utilizzatore al concedente, quest’ultimo mantiene il diritto di credito per la differenza.

Con la soluzione suddetta, il legislatore ha voluto evitare che il concedente lucrasse doppiamente, ai danni dell’utilizzatore (incassando i canoni e rivendendo il bene).

Risoluzione leasing: clausole

Il legislatore non ha previsto le cause di inadempimento del contratto, ma si è limitato a disciplinare le conseguenze in caso di risoluzione.

Spesso, la cause di scioglimento del contratto sono previste da apposite clausole negoziali, con le quali viene stabilita la gravità dell’inadempimento tale da giustificare la risoluzione (per esempio rate non pagate) o viene disciplinato, sin dall’inizio, come affrontare il rischio di determinati eventi. Per esempio, il contratto può prevedere che l’utilizzatore si assuma il rischio del perimento o del furto del bene dopo la consegna.


note

[1] Legge per il mercato e la concorrenza n. 124/2017 del 4 agosto 2017.

[2] Art. 1, c. 136, L. n. 124/2017.

[3] Cass. Sezioni Unite n. 65/1993; n. 9417/2001; n. 9161/2002; n. 6151/2003; n. 12823/20003; n. 18229/2003; n. 18195/2007; n. 13418/2008; n. 2332/2011; n. 19732/2011.

[4] Art. 1458 cod. civ.

[5] Applicazione, in via analogica, delle regole dettate dall’art. 1526 cod civ., in materia di risoluzione della vendita con riserva di proprietà.

[6] Art. 1, c. 137 e 138, L. n. 124/2017.


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