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Posso rifiutare la chemio

29 Agosto 2020 | Autore:
Posso rifiutare la chemio

Quali sono i tuoi diritti sulle terapie mediche salvavita? Ti è riconosciuta la possibilità di esprimere il tuo parere? La tua volontà è vincolante per i medici? Breve panoramica sulla normativa esistente in materia.

La ricerca scientifica non si arresta, soprattutto quando si tratta di combattere il male del secolo: il cancro. I dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità sulla quantità di pazienti colpiti da tumore, nelle sue diverse forme e sfaccettature, sono allarmanti. Anche se il numero di decessi è ridotto rispetto al passato, non esiste ancora una cura in grado di garantire la guarigione.

La sperimentazione ha fatto passi da gigante nell’ultimo ventennio e oggi ci sono delle tecniche avveniristiche che, soprattutto per alcune tipologie di cancro, hanno un ottimo tasso di riuscita. Pensa, ad esempio, alla cura del carcinoma alla tiroide che ha una percentuale di successo pari al 99%. Per altri organi, invece, la situazione continua a rimanere preoccupante e, dunque, è necessario utilizzare i farmaci oncologici indicati dai protocolli.

In tali circostanze, nella mente del paziente, si affollano moltissimi dubbi: posso rifiutare la chemio? Cosa accade se evito di sottopormi ai trattamenti consigliati dai medici? Quali sono i miei diritti?

Prima di addentrarci nella questione sotto un punto di vista squisitamente giuridico, occorre fare una precisazione. La comunità scientifica è alla continua ricerca di nuove cure salvavita e, quindi, anche nell’ipotesi di una diagnosi infausta non bisogna mai disperare. Inoltre, quando si lotta con malattie tumorali, è necessario affidarsi sempre alla medicina ufficiale e agli specialisti della materia: sono gli unici soggetti in grado di salvare la vita.

Come viene tutelato il diritto alla salute?

Come spesso accade, le prime risposte ai quesiti giuridici si trovano nella Costituzione italiana. Nel nostro caso, occorre fare riferimento alla disposizione relativa al diritto alla salute [1], ai sensi della quale nessuno può essere obbligato a sottoporsi a trattamenti sanitari se non nei casi previsti dalla legge.

Si tratta di una norma di particolare importanza, in quanto introduce alcuni principi inderogabili che devono orientare e circoscrivere l’intervento del Parlamento in materia. Il diritto alla salute, infatti, viene esaminato in tutte le sue componenti:

  • prevenzione dalle malattie: la Repubblica deve tutelare la salute dell’individuo sia nella fase fisiologica sia in quella patologia. Essa, quindi, deve scoraggiare – con ogni mezzo possibile – le condotte che possono mettere a repentaglio la vita della persona (pensa, ad esempio, alla normativa introdotta sul fumo delle sigarette);
  • adozione di tutte le procedure (diagnosi e terapia) necessarie per la cura delle patologie: i trattamenti sanitari devono essere garantiti anche agli indigenti e non possono essere imposti a nessuno salvo esigenze di tutela dell’interesse collettivo (pensa, ad esempio, ai vaccini obbligatori).

Ne deriva un dato essenziale. La regola generale, entro i limiti stabiliti per legge, è quella per cui, a prescindere dalla motivazione sottesa alla decisione, è sempre possibile rifiutare un trattamento sanitario.

E’ possibile rifiutare la chemioterapia?

La disposizione costituzionale si applica anche all’ipotesi della chemioterapia. Non esistono norme di legge che impongono ai malati di cancro di sottoporsi a tale trattamento; lo stesso vale per la radioterapia.

Più nel dettaglio, per chemioterapia si intende la somministrazione per via endovenosa (flebo) o tramite compresse di alcuni farmaci idonei a distruggere le cellule maligne. Essi, dopo essere stati testati ad alti livelli, attaccano i nuclei impazziti che vagano all’interno del corpo a causa della patologia tumorale. Gli effetti avversi sono tantissimi e spesso sono temporaneamente invalidanti (perdita di capelli, spossatezza, vomito, inappetenza e così via). Non è, quindi, una decisione che si prende a cuor leggero.

Ciononostante, se si mette sul piatto della bilancia i pro e i contro del loro utilizzo, ci si rende subito conto di come nella maggior parte dei casi sia la soluzione ideale.

Non sono pochi, però, i casi in cui il paziente ha opposto un rifiuto al proprio medico e non ha accettato la terapia prescritta. In tal caso, se l’individuo è pienamente capace di intendere e di volere, il sanitario ha il dovere di rispettare la sua decisione.

Le motivazioni che inducono il soggetto ad assumere tale posizione possono essere le più varie, ma quelle più comuni sono riassumibili in due categorie:

  1. tutela del nascituro: molte donne, quando scoprono di essere incinte, pur essendo ammalate di cancro decidono di proteggere la vita che hanno in grembo. Rifiutano non soltanto l’aborto, ma anche ogni intervento chemioterapico per tutto il periodo della gravidanza;
  2. convinzioni ideologiche: in alcuni casi, gli ammalati, in quanto soggetti più fragili psicologicamente, sono circuiti da millantatori che propongono terapie alternative e presentano i farmaci tradizionali come pericolosi per la salute e inadeguati al trattamento della patologia.

Esiste una differenza fondamentale tra le due circostanze. Nel primo caso, la futura madre acconsente – di regola – ad adottare le terapie alternative proposte dai medici in attesa di poter ricorrere ai farmaci oncologici; nella seconda ipotesi, vi è una chiusura totale rispetto alla medicina tradizionale e, quindi, un rifiuto incondizionato e irrevocabile.

E’ possibile per i minorenni rifiutare la chemioterapia?

La situazione si complica e assume contorni diversi quando il soggetto che si ammala e che ha bisogno della chemioterapia è un minorenne. Anche in tale ipotesi l’ultima parola spetta ai medici; sono loro a consigliare l’utilizzo di un trattamento rispetto ad un altro.

Non si pongono particolari problemi quando i genitori decidono di fidarsi degli specialisti e acconsentono a sottoporre il proprio figlio alle cure suggerite. Come noto, infatti, fino al compimento del diciottesimo anno di età, le decisioni più importanti per la vita dei minori vengono assunte da chi esercita la potestà genitoriale o la tutela.

Le difficoltà si presentano quando, nonostante il parere della comunità scientifica sia a favore di una terapia urgente e inevitabile, i genitori si rifiutano di far curare il figlio.

In tale ipotesi, si pone il problema di bilanciare due diversi interessi in gioco (un pò come accade per la questione delle trasfusioni di sangue dei testimoni di Geova). Da un lato, occorre rispettare la volontà dei genitori e, dall’altro, bisogna tutelare il diritto alla salute del minore, in particolar modo quando questi è in pericolo di vita. Ecco perchè, quando si presentano tali circostanze, chiunque abbia un interesse nella questione (un parente o lo stesso medico) può rivolgersi all’autorità giudiziaria perchè si pronunci sul punto. La decisione viene assunta rapidamente e, se favorevole all’operato medico, è vincolante nei confronti dei genitori dissenzienti.



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