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Cartella esattoriale società cancellata

6 Aprile 2020
Cartella esattoriale società cancellata

Quale responsabilità hanno i soci di una società chiusa se dovesse arrivare la notifica di una cartella di pagamento?

Le società chiudono non sempre perché i soci decidono di “andare in pensione” o di terminare l’attività. Il più delle volte, sono i debiti – ed in particolare quelli con il Fisco – ad affossare l’azienda e a consigliarne l’estinzione. È proprio in questi casi che si assiste spesso, anche dopo la cancellazione dal registro delle imprese – alla successiva notifica di una o più cartelle di pagamento da parte dell’Agente della Riscossione (di solito, si tratta di Agenzia Entrate Riscossione). Le raccomandate continuano ad arrivare alla vecchia sede o, più spesso, alla persona del liquidatore che, anche se le rifiuta, non impedisce che le stesse producano effetti giuridici.

Di qui il dubbio: quale responsabilità possono avere i soci e il vecchio amministratore nel caso di una cartella esattoriale alla società cancellata? I dubbi sono stati chiariti più volte dalla Cassazione [1] che, nel 2013, ha segnato il tracciato con una importante sentenza delle Sezioni Unite [2]. Sentenza che, proprio di recente, la Commissione Tributaria Regionale di Reggio Emilia [3] ha richiamato per decidere un caso molto simile. 

Illustreremo, qui di seguito, le istruzioni fornite dalla giurisprudenza proprio in merito alla notifica di una cartella esattoriale indirizzata a una società chiusa.

Debiti fiscali per le società chiuse

Il nostro discorso ha ragione d’essere solo per le società di capitali, ossia le Srl, le Spa e le società in accomandita per azioni (Sapa). Difatti, per gli altri tipi di società (ossia le “società di persone”, in particolare le Snc, le Sas e le società semplici) la responsabilità dei soci, pur dopo la chiusura dell’azienda, è innegabile e continua a persistere. Il particolare tipo di struttura giuridica da questi ultimi prescelto non fa alcuna distinzione tra il patrimonio della società e quello personale dei suoi membri, sicché i soci di società di persone, anche dopo la cancellazione della persona giuridica, continuano a rispondere per i debiti contratti nel periodo in cui la stessa era in vita. 

Discorso diverso sembrerebbe doversi operare per le società di capitali per le quali, come noto, esiste invece una netta separazione tra il patrimonio sociale e quello dei soci. Di norma, questi ultimi non rispondono dei debiti lasciati dalla società, né quando è in vita, né dopo la sua estinzione. Tuttavia, come vedremo a breve, questo discorso conosce un’eccezione proprio nel caso di debiti fiscali.

È valida la cartella notificata alla società chiusa?

I soci di una società di capitali rispondono dei debiti della società solo nei limiti di quanto da essi stessi riscosso a seguito della liquidazione, ossia con l’ultimo bilancio, e comunque in proporzione alle rispettive quote sociali. Dunque, se con il bilancio di liquidazione non è stato ripartito alcun utile, i soci non hanno alcun dovere nei confronti del Fisco e non rispondono delle cartelle esattoriali notificate alla società ormai estinta. 

In una Srl, prima della chiusura, viene approvato un bilancio di liquidazione che accorda, a ciascuno dei tre soci, un utile residuo di 10.000 euro a testa. Arriva una cartella da 100.000 euro. I soci sono tenuti a pagare il 30% di tale debito ma non oltre la somma di 10.000 euro cadauno, in quanto pari alla quota da questi ricevuta con la liquidazione della società.

La diretta conseguenza di tale principio è che, se il debito della società nasce dopo la formazione e l’approvazione dell’ultimo bilancio di liquidazione, i soci non sono responsabili di esso e non devono pagare alcuna somma, neanche nei limiti delle quote riscosse con la liquidazione. Se, pertanto, l’atto impositivo viene notificato alla società ormai cancellata, quando il bilancio finale di liquidazione è stato già approvato in precedenza, i soci non possono risponderne, non trattandosi di credito esistente al momento dello scioglimento. Risultato: dopo la cancellazione di una società di capitali, sono nulle le cartelle di pagamento notificate direttamente ai soci e relative ai debiti tributari facenti capo all’ente. 

Sul punto, tuttavia, esiste anche un diverso orientamento della Cassazione per cui anche in assenza di riparto di utili i soci comunque rispondono di quei debiti societari che non siano ancora definiti all’esito della liquidazione [4]. Nello specifico, la Suprema corte ha precisato [5] che «..non può essere condiviso l’orientamento secondo cui i soci subentrano dal lato passivo nel rapporto d’imposta solo se e nei limiti in cui abbiano goduto di un qualche riparto in base al bilancio finale di liquidazione. Queste conclusioni, in realtà, non sono in linea con i principi affermati dalle Sezioni unite (6070/2013). Ed invero, non esulano dalla disciplina di cui all’articolo 2495 del Codice civile i crediti oggetto di accertamento sopravvenuti alla data della cancellazione della società, in relazione ai quali sussiste la piena responsabilità dei soci. Tale responsabilità opera indipendentemente dalla mancata definitività del debito tributario al momento del riparto in base alle risultanze del bilancio finale».


note

[1] Cass. sent. n. 28809/19 e n. 31933/19.

[2] Cass. S.U. sent. n. 6070/13.

[3] Ctp Reggio Emilia sent. n. 44/2/20.

[4] Cass. sent. n. 9672/18 e 29117/18.

[5] Cass. sent. n. 17243/18.


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