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Tabulati telefonici: ultime sentenze

6 Aprile 2020
Tabulati telefonici: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: tutela della privacy; acquisizione dei dati contenuti in tabulati telefonici; limiti temporali per l’accesso ai tabulati telefonici per finalità di investigazioni difensive; reato di abuso di ufficio.

La disciplina per l’acquisizione dei contenuti di tabulati telefonici è compatibile con le norme europee a tutela della privacy? Scoprilo nelle ultime sentenze.

Utilizzazione dei tabulati telefonici: autorizzazione

La previsione, di cui all’art. 6, comma 2, della legge n. 1/2003, della necessaria autorizzazione all’utilizzo, quale mezzo di prova, del tabulato telefonico, in grado di rivelare elementi di non secondario rilievo inerenti alle comunicazioni di un membro del Parlamento, non costituisce inammissibile lesione del principio di uguale soggezione alla legge, ma attuazione del pertinente trattamento richiesto dalla garanzia costituzionale.

Corte Costituzionale, 06/03/2019, n.38

Acquisizione dei tabulati telefonici: liquidazione delle spese

La liquidazione delle spese concernenti l’acquisizione di tabulati relativi al traffico telefonico va liquidata dal «magistrato che procede», a norma dell’art. 168, TU spese di giustizia.

Cassazione penale sez. IV, 19/01/2017, n.6657

Acquisizione dei contenuti dei tabulati telefonici: tutela della privacy

In tema di acquisizione di dati contenuti in tabulati telefonici, la disciplina prevista dall’art. 132 d.lg. n. 196 del 2003 è compatibile con il diritto sovranazionale in tema di tutela della privacy (direttive 2002/58/CE e 2006/24/CE), come interpretate dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. (In motivazione, la Corte ha fatto riferimento alle sentenze della CGUE: Grande Sezione, D., 8 aprile 2014, C-293/12 e C-594/12; Grande Sezione, T., 21 dicembre 2016, C-203/15 e C-698/15).

Cassazione penale sez. V, 24/04/2018, n.33851

Valutazione degli indizi

Gli indizi, non avendo in sé la certezza della verità di un fatto, devono essere verificati nell’intero compendio probatorio. (Nel caso di specie, si trattava dell’omicidio di una giovane ragazza scomparsa all’uscita dalla palestra, dove la prova principale del processo era costituita dal profilo del DNA dell’imputato confrontato con quello rilasciato negli indumenti della vittima ed in particolare negli slip e leggins vicino alla ferita da arma bianca riscontrata nel cadavere, laddove i tabulati telefonici, le dichiarazioni della moglie, quelle dell’imputato insieme all’analisi del computer dove risultava che l’imputato aveva ricercato ragazzine con vagine rasate o ragazzine con vertigini rosse o ragazze rosse con poco pelo sulla vagina costituiscono indizi che confermano la prova.

Corte assise Bergamo, 27/09/2016, n.1

Uso eccessivo del cellulare aziendale: come giustificare il licenziamento disciplinare

Il criterio empirico della vicinanza alla fonte di prova non può essere utilizzato dal giudice per derogare al principio posto dall’articolo 5 della legge 604/1966, che attribuisce inderogabilmente al datore di lavoro l’onere di provare la sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento. Sulla scorta di tale principio la Cassazione ha annullato il licenziamento disciplinare comminato da un’azienda a un proprio dipendente per uso eccessivo del telefonino aziendale per scopi personali. Nella specie, il datore di lavoro era tenuto a presentare i tabulati telefonici per dimostrare l’abuso, ma non lo ha fatto.

Cassazione civile sez. lav., 16/08/2016, n.17108

Ricettazione e cellulare denunciato di furto

Non vi sono elementi per la riqualificazione del reato di ricettazione (di cui all’art. 648 c.p.) in quello di acquisto di cose di sospetta provenienza (di cui all’art. 712 c.p.) quando in sede di s.i.t. l’agente non è stato in grado di fornire una valida giustificazione in merito all’acquisto e/o al possesso del cellulare che risulta rubato, ma al contrario la prova della disponibilità e dell’utilizzazione ad opera dello stesso risulta dal teste escusso in dibattimento, dai tabulati telefonici, dall’intestazione della sim all’imputato e dal fatto che lo stesso, convocato presso la stazione dei carabinieri per rendere informazioni consegnava il cellulare denunciato di furto.

Tribunale Napoli sez. I, 07/10/2015, n.14171

Travisamento della prova per omissione

Il vizio di travisamento della prova per omissione, deducibile in cassazione ai sensi dell’art. 606 comma 1 lett. e) c.p.p., è configurabile quando manchi la motivazione in ordine alla valutazione di un elemento probatorio acquisito nel processo e non quando difetti del tutto l’acquisizione di tale elemento da parte degli organi inquirenti. (Fattispecie in tema di mancata acquisizione di tabulati telefonici da parte della p.g. operante).

Cassazione penale sez. IV, 07/02/2013, n.50557

Ordine di esibizione dei tabulati telefonici

La domanda volta a statuire il diritto alla ripetizione delle somme indebitamente pagate per le chiamate telefoniche riguardanti numerazioni internet 701/702 deve ritenersi provato sulla scorta del comportamento processuale della convenuta compagnia telefonica la quale si è sottratta, senza giustificato motivo all’interrogatorio formale deferito al suo legale rappresentante e non ha ottemperato all’ordine di esibizione dei tabulati telefonici.

Al riguardo, l’art. 123, comma 2 del Codice della Privacy (D.LGS 30 giugno 2003, n. 196) prevede in via d’eccezione la possibilità di conservare i dati per un periodo superiore e non determinato, in caso di contestazione anche in sede giudiziale, come peraltro è avvenuto nel caso di specie in cui l’attrice ha tempestivamente contestato gli addebiti relativi al predetto traffico telefonico.

L’addebito sulle fatture contestate di un importo considerevole che si vorrebbe essere giustificato dal fatto che per un disallineamento dei sistemi informativi, erano state addebitate nelle citate fatture importi relativi ad un diverso periodo, non prova a quale arco temporale gli importi addebitati si riferissero, e soprattutto, non dimostra alcunché circa la corrispondenza tra le somme richieste e le telefonate effettuate, né in corso di causa né nell’imminenza delle contestazioni mosse dall’utente, quando sicuramente sarebbe stato più agevole estrarre i dati del traffico telefonico, atteso che nel caso di specie, non è contestato il buon funzionamento dei contatori bensì l’esistenza della prova in ordine alla misurazione stessa delle telefonate.

Tribunale Bari sez. II, 28/02/2012, n.692

Tabulati telefonici e decreto autorizzativo dell’acquisizione

La mancata allegazione agli atti del decreto autorizzativo dell’acquisizione dei tabulati telefonici non ne determina l’inutilizzabilità ai fini della decisione nel giudizio abbreviato.

Cassazione penale sez. VI, 14/01/2011, n.8353

Limiti all’acquisizione dei tabulati telefonici

Sono inammissibili e non fondate le q.l.c. sull’art. 132 codice privacy (d.lg. n. 196 del 2003) che pone modalità e limiti all’acquisizione dei tabulati telefonici nel corso di indagini di polizia giudiziaria e le forme di controllo da parte del giudice, in quanto tale norma esprime scelte di politica criminale e di ragionevole bilanciamento fra diritto individuale alla riservatezza e interesse collettivo alla repressione dei reati.

Corte Costituzionale, 14/11/2006, n.372

Tutela della privacy 

In tema di acquisizione di dati contenuti in tabulati telefonici, la disciplina prevista dall’art. 132 d.lg. n. 196 del 2003, sebbene non limiti l’attività alle indagini relative a reati particolarmente gravi, predeterminati dalla legge, è compatibile con il diritto sovranazionale in tema di tutela della privacy (direttive 2002/58/Ce e 2006/24/Ce), come interpretato dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (8 aprile 2014, C-293/12 e C-594/12; 21 dicembre 2016, C-203/15 e C-698/15), da cui si ricava solo la necessità della proporzione tra la gravità dell’ingerenza nel diritto fondamentale alla vita privata, che l’accesso ai dati comporta, e quella del reato oggetto di investigazione, in base ad una verifica che il giudice di merito deve compiere in concreto.

(In motivazione, la Corte ha precisato che la valutazione suddetta non si presta ad una rigida codificazione e non può che essere rimessa al prudente apprezzamento dell’autorità giudiziaria).

Cassazione penale sez. III, 25/09/2019, n.48737

L’acquisizione dei tabulati telefonici

In tema di acquisizione di dati contenuti in tabulati telefonici, la disciplina prevista dall’art. 132 d.lg. n. 196 del 2003, è compatibile con il diritto sovranazionale in tema di tutela della privacy (direttive 2002/58/Ce e 2006/24/Ce), come interpretate dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Cassazione penale sez. III, 19/04/2019, n.36380

L’obbligo di motivazione delle ordinanze cautelari

In tema di motivazione delle ordinanze cautelari personali, la prescrizione della necessaria autonoma valutazione delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza, contenuta nell’art. 292, comma primo, lett. c), cod. proc. pen., come modificato dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, impone al giudice di trarre dagli atti di indagine e dai mezzi di ricerca della prova le proprie valutazioni che esplicitino il concreto esame della fattispecie oggetto della richiesta di misura cautelare; ne consegue, che tale obbligo è osservato anche quando il giudice riporti – pure in maniera pedissequa – atti del fascicolo per come riferiti o riassunti nella richiesta del PM (nella specie, il contenuto delle dichiarazioni rese, gli esiti dei tabulati telefonici, delle intercettazioni e delle operazioni di appostamento e controllo), riguardando tali elementi esclusivamente i profili espositivi del fatto.

Cassazione penale sez. II, 16/12/2016, n.13838

Limiti di tempo per l’accesso ai tabulati telefonici

In tema di protezione dei dati personali, è legittimo il rigetto dell’istanza di accesso ai tabulati telefonici, da parte di privati per finalità di repressione dei reati diversi da quelli previsti dall’art. 407, comma 2, lett. a), c.p.p., inoltrata oltre i termini previsti dall’art. 132 cod. privacy (nel testo applicabile ratione temporis, risultante dalle modifiche apportate dal d.l. n. 144 del 2005).

Cassazione civile sez. I, 28/01/2016, n.1625

Tabulati telefonici e chiamata in correità

In tema di chiamata in correità, i dati emergenti dai tabulati telefonici, attestanti infruttuosi tentativi di chiamata, possono costituire elemento di riscontro esterno individualizzante alle dichiarazioni accusatorie, atteso che i contatti tra le utenze intercettate consentono di trarre dati obiettivi di riscontro, quali la frequenza e la collocazione temporale dei contatti.

(In motivazione, la Corte ha ritenuto congruamente motivata la decisione del giudice della cautela, secondo il quale i contatti telefonici erano strumenti diretti a concordare appuntamenti, in base ad un significato convenzionale attribuito ai tentativi di chiamata).

Cassazione penale sez. VI, 22/10/2015, n.45933

Richiesta di acquisizione di tabulati telefonici

Il giudice d’appello ha l’obbligo di motivare espressamente sulla richiesta di rinnovazione del dibattimento solo nel caso di suo accoglimento, laddove, ove ritenga di respingerla, può anche motivarne implicitamente il rigetto, evidenziando la sussistenza di elementi sufficienti ad affermare o negare la responsabilità del reo. (Fattispecie in cui la Corte d’appello aveva disatteso una richiesta di acquisizione di tabulati telefonici, ed aveva condannato l’imputato valorizzando le sue dichiarazioni confessorie).

Cassazione penale sez. VI, 13/12/2013, n.11907

Conversazioni intercettate e tabulati telefonici

In tema di riesame, il p.m. non ha l’obbligo di trasmettere, ai sensi del comma quinto dell’art. 309 c.p.p., i brogliacci relativi alla conversazioni intercettate e i tabulati telefonici, quando il g.i.p., ai fini dell’applicazione della misura, abbia avuto la disponibilità delle sole informative di Polizia giudiziaria nelle quali si fa riferimento a tali atti e queste siano state tempestivamente inviate al tribunale della libertà.

Cassazione penale sez. II, 26/02/2014, n.21822

L’acquisizione illecita dei tabulati telefonici delle utenze riferibili a parlamentari

In tema di reato di abuso di ufficio, il danno ingiusto può essere costituito anche dalla lesione delle prerogative parlamentari, configurabile nell’ipotesi di acquisizione di tabulati di comunicazioni relativi ad utenze riferibili a deputati o senatori, senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza ovvero mediante l’elaborazione di tali dati.

La richiesta di autorizzazione alle Assemblee parlamentari va presentata nel momento in cui emerge che le utenze telefoniche siano comunque riferibili ad un membro del Parlamento, anche nel caso in cui si tratti di intestazione formale al soggetto politico o a soggetti terzi.

Cassazione penale sez. VI, 22/09/2016, n.49538



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10 Commenti

  1. I tabulati telefonici registrano tutte le chiamate in entrata e in uscita, oltre a data, ora e durata della conversazione. Non è possibile ascoltare, invece, la conversazione intercorsa tra le parti, cioè le parole che gli interlocutori si sono scambiati: per fare ciò, sarebbe necessaria un’intercettazione vera e propria, la quale può essere disposta solamente dall’autorità giudiziaria ed esclusivamente per reati molto gravi.

  2. Ho iniziato a dubitare di mia moglie… anche quando si assenta senza giustificazione per dieci minuti. Il fatto è che sta ore ed ore al telefono. Dice sempre che parla con le amiche, ma cosa devono raccontarsi ogni giorno… Se sospetto della sua fedeltà, come posso fugare i miei dubbi? Come posso chiedere i tabulati telefonici?

    1. Contrariamente a quanto si possa pensare, avere i tabulati telefonici è piuttosto semplice: è sufficiente farne richiesta al proprio operatore. Il punto, però, è che solo il titolare dell’utenza è legittimato a inoltrare la domanda: in altre parole, la richiesta di tabulati telefonici può essere presentata alla compagnia solo dall’intestatario dell’utenza, ossia da colui che ha concluso il contratto di telefonia. La maggior parte delle compagnie consente di chiedere i tabulati delle conversazioni più recenti registrandosi direttamente sul sito internet e accedendo alla propria area personale. Per avere i tabulati telefonici di tua moglie potresti pensare di farti cointestare l’utenza: in questo caso, infatti, ogni intestatario può chiedere alla compagnia telefonica (di rete fissa o mobile) l’elenco delle chiamate in uscita e in entrata, anche senza il consenso dell’altro titolare. Facile, no? È un po’ come avere un conto cointestato in banca, ove ogni intestatario può accedere per avere informazioni.In caso contrario, invece, gli operatori non ti consentiranno di avere i tabulati telefonici della moglie, in quanto la normativa sulla privacy vieta la diffusione di questo tipo di dati. Dovresti solo sperare in un errore della compagnia, la quale poi incorrerebbe in responsabilità nei confronti del titolare.

    2. Se vuoi avere i tabulati telefonici di tua moglie e non sei cointestatario dell’utenza, non hai altra scelta: devi andare in tribunale. Il giudice, però, potrà farti avere i tabulati telefonici di tua moglie solamente se la tua richiesta sia rilevante, cioè se sia sostenuta da un interesse apprezzabile.Invero, è difficile che il giudice possa accordarti l’accesso ai tabulati telefonici di tua moglie solamente perché sospetti di lei o cerchi le prove del tradimento: diverso sarebbe il caso, invece, in cui la tua richiesta sia sorretta da prove inconfutabili, soprattutto se attinenti alla commissione di un crimine (pensa allo stalking o alle minacce, ad esempio). Pensa che nemmeno l’avvocato può avere i tabulati telefonici di un’altra persona, neanche se motiva la richiesta con «esigenze di giustizia» quando si tratta, ad esempio, del futuro avversario in una causa. Quindi, se non sei tu il titolare dell’utenza e non ottiene il consenso del legittimo intestatario, solo il giudice può concederti la visione dei tabulati telefonici della moglie.

  3. Durante una conversazione telefonica mi sono lasciato sfuggire parole molto pesanti verso una terza persona (non presente alla conversazione) che, appena informata del fatto, ha presentato querela nei miei riguardi: può il giudice autorizzare l’acquisizione dei tabulati telefonici e quindi delle registrazioni dei colloqui intercorsi come mezzo di ricerca delle prove per il reato di diffamazione?

    1. Secondo quanto previsto dal Codice sulla privacy, i dati relativi al traffico telefonico devono essere conservati dal fornitore per 24 mesi per finalità di accertamento e repressione dei reati.Pertanto, entro tale termine possono essere acquisiti dal Giudice con decreto motivato.Quindi, nel Suo caso, i tabulati del traffico telefonico relativo all’utenza in questione ben potranno essere legittimamente acquisiti entro i due anni previsti dalla legge e di conseguenza utilizzati come mezzo di ricerca della prova a Suo carico.Quanto invece al contenuto delle conversazioni, qualora sia stato registrato dalla persona destinataria della conversazione medesima, la Costituzione sancisce il principio dell’inviolabilità della libertà e della segretezza di ogni forma di comunicazione.Per questo motivo, le intercettazioni di conversazioni telefoniche sono consentite solo nei procedimenti relativi ad alcuni reati tassativamente elencati dal codice di procedura penale nel quale è previsto, tra gli altri, il reato di ingiuria ma non quello di diffamazione.Lo stesso codice per cominciare le operazioni di intercettazione e registrazione delle comunicazioni telefoniche richiede la necessaria e preventiva autorizzazione da parte del Giudice con decreto motivato.Per questi motivi tecnico-giuridici il contenuto delle Sue conversazioni telefoniche intercorse con i colleghi non può essere stato intercettato né tantomeno registrato e quindi non potrà neanche essere utilizzato come mezzo di ricerca della prova nei Suoi confronti.Quanto fin qui illustrato si riferisce alle intercettazioni e registrazioni eseguite dalla Polizia Giudiziaria tramite gli impianti della Procura della Repubblica secondo quanto previsto dal codice di procedura penale; quindi potranno essere pienamente utilizzabili e di conseguenza valutate come mezzi di prova per la decisione da parte del Giudice.Diversa è invece la disciplina relativa alle registrazioni delle conversazioni fatte da un privato tra persone presenti.Infatti sono registrazioni non provenienti da una fonte certa (ma da un privato appunto) e soprattutto non eseguite nel rispetto di tutte le garanzie di legge sopra indicate; quindi di sicuro non hanno lo stesso valore di quelle eseguite dalla Polizia Giudiziaria.Nonostante ciò, le relative trascrizioni potrebbero comunque essere acquisite nel processo penale come documenti provenienti dall’imputato liberamente valutabili dal Giudice.

  4. Se voglio ottenere i tabulati telefonici di un numero di cui non sono l’intestatario e, tuttavia, non voglio che quest’ultimo lo sappia, cosa devo fare?

    1. Hai una sola strada che è quella di presentare la domanda per il tramite dell’autorità giudiziaria, ossia del giudice. Infatti, per giurisprudenza costante, la limitazione del diritto alla privacy è consentita solo quando sia necessario far valere dei propri diritti. A tal fine, però, non è sufficiente una querela ai carabinieri, così come non è sufficiente avere in corso una causa civile. In entrambi i casi, l’autorizzazione deve passare per una previa richiesta al giudice che, a sua volta, ordinerà alla compagnia telefonica di produrre i suddetti tabulati.Il Garante della Privacy, tuttavia, ha detto che l’accesso ai tabulati telefonici di un’altra persona e il conseguente utilizzo in una causa penale, per attività difensive, può essere consentito per massimo 24 mesi. Dopo questo termine il privato non può ottenere, da una compagnia telefonica, i dati di traffico altrui (resta sempre il diritto di richiesta per l’intestatario dell’utenza).Esistono alcuni software spia, il cui uso è illegale, che – se installati sul cellulare della vittima – intercettano tutti i numeri in uscita e quelli in entrata (fornendo, così, una sorta di tabulato telefonico in tempo reale), nonché consentono di leggere gli sms e la rubrica telefonica. Alcuni di questi software sono a pagamento, altrui gratuiti.

  5. Posto che nei tabulati telefonici escono tutte le chiamate sia in entrata sia in uscita, che sono ricollegabili ad un determinato numero di telefono, compaiano anche le telefonate anonime?

    1. Ovviamente, si. Pertanto, al fine di identificare i disturbatori, per acquisire i tabulati telefonici, è possibile:
      rivolgersi direttamente al proprio gestore;
      oppure ricorrere all’uso di un particolare servizio denominato Whooming, che consente di scoprire il numero di una chiamata anonima, consultando la cronologia delle telefonate ricevute.
      Richiedere all’operatore di telefonia mobile o di rete fissa i tabulati telefonici è molto semplice, se si è intestatari dell’utenza telefonica per la quale si richiedono. Si tratta infatti, di dati sensibili che possono essere forniti solo al diretto interessato. Ogni compagnia telefonica ha sul proprio sito una pagina dedicata a questo servizio.Pertanto, l’intestatario del numero può chiedere i tabulati telefonici per se stesso, seguendo la procedura all’uopo prevista dal proprio gestore. Può farlo on-line oppure chiedendo il documento cartaceo, obbligatorio nel caso in cui la richiesta sia relativa a periodi non recenti. E’ possibile però, richiedere i tabulati telefonici anche di un’altra persona, quando si è titolari di una linea cointestata (vedi l’ipotesi di un marito e di una moglie). In tal caso per il richiedente non è necessario avere il consenso dell’altro cointestatario.

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