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Separazione: il giudice può valutare le foto del tradimento?

6 Aprile 2020
Separazione: il giudice può valutare le foto del tradimento?

Addebito separazione per infedeltà: bastano le foto con l’amante che ritraggono le due persone vicine?

Il ricorso alle fotografie come mezzo di prova di un illecito è salito agli onori della cronaca giudiziaria da quando esistono gli smartphone: la facilità con cui è possibile eseguire uno scatto in pochi attimi, a volte anche in modo furtivo, rende le immagini un valido e inflazionato strumento di tutela dei propri diritti cui un tempo non si sarebbe mai osato ricorrere. Ma che valore hanno gli scatti in una causa di separazione o divorzio ove si intenda dimostrare l’infedeltà coniugale? 

Immaginiamo una moglie che metta alle calcagna del marito un investigatore privato o la stessa amica e che questa riesca a cogliere l’uomo in flagrante durante un appuntamento con l’amante. La spia afferra il cellulare in mano e… click: la scena viene immortalata in un file potenzialmente producibile in tribunale. Ebbene, nella causa di separazione, il giudice può valutare le foto del tradimento? 

La questione è stata valutata numerose volte dalla giurisprudenza, da ultimo dalla stessa Cassazione con una recente ordinanza [1]. Ecco qual è la sintesi dell’attuale posizione dei giudici in merito a questo spinoso argomento.

Prove di un tradimento

Le prove di un tradimento sono quelle che il codice prevede. C’è, innanzitutto, la testimonianza: quella di terzi spettatori che abbiano assistito al flirt tra il coniuge e l’amante. Deve trattarsi di testimoni oculari e non di gente che riferisca le voci di corridoio: il “sentito dire”, in quanto tale, non ha alcun valore in un processo.

Anche l’eventuale investigatore privato può essere sentito come testimone per acquisire agli atti del processo ciò a cui questi ha assistito in prima persona. Difatti, il suo report, redatto su mandato del coniuge tradito, non ha alcun valore di prova documentale nel processo; l’unico modo per superare tale ostacolo e assumere le conoscenze dirette del detective come mezzo di prova è appunto l’audizione dello stesso come testimone. 

È proprio qui che si inseriscono le fotografie, scattate dagli 007 o anche dai conoscenti. La legge stabilisce che la fotografia ha valore di prova documentale – al pari quindi di un contratto o di una dichiarazione scritta – solo se non viene contestata, in causa, dalla parte contro cui essa è prodotta. “Contestazione” però non significa un generico «Vostro Onore, mi oppongo!», ma motivare le ragioni per cui la foto dovrebbe ritenersi non veritiera o comunque ingannevole, come tale non sufficiente elemento di prova. In buona sostanza, bisogna insinuare nel giudice il sospetto che lo scatto non riproduca fedelmente la verità: si pensi al dubbio sulla data in cui l’immagine è stata realizzata, sull’identità di soggetti che si vedono solo in lontananza o all’ambiguità dei gesti compiuti (un bacio sulle guancia non evidenzia necessariamente una relazione extraconiugale).

Dunque, le cose stanno nel seguente modo: se la foto non viene contestata dalla controparte, questa assume valenza di prova documentale e può fondare la decisione del giudice. Se la foto viene contestata ma la contestazione è generica, le cose non cambiano: la foto diventa fonte di prova. Se, invece, la contestazione è specifica, il giudice non può tenerne conto.

Altre prove di un tradimento sono ormai diventati i messaggi e le chat sul telefonino, acquisite con i famosi screenshot dinanzi ai quali, anche la più tradizionalista e formalista giurisprudenza si è arresi: questi possono essere fonte di prova se confermati da una consulenza tecnica. 

Perché l’addebito nella causa di separazione?

La battaglia sul cosiddetto «addebito» nei processi di separazione – ossia l’individuazione del coniuge responsabile per la fine del matrimonio – ha spesso un valore simbolico quando si rivolge nei confronti dell’uomo. Non è addebitando a questi la rottura dell’unione, infatti, che la moglie otterrà un assegno di mantenimento più alto. Il mantenimento, infatti, non è una sanzione per il tradimento o per l’abbandono del tetto coniugale, ma una misura volta a eliminare la sproporzione tra gli stipendi dei due ex coniugi. Sicché, se l’ex moglie ha un reddito più basso ed è meritevole del mantenimento (magari perché casalinga o anziana), ne avrà comunque diritto, sia con che senza l’addebito nei confronti del marito. 

Maria ha scoperto, nelle tasche del marito Roberto, un biglietto d’amore con il profumo di una donna. Maria produce questo documento in tribunale per ottenere l’addebito. Nello stesso tempo, chiede il mantenimento a Roberto di 1.000 euro al mese, in quanto questi, ricco imprenditore, può permetterselo. Il giudice ritiene la prova del tradimento insufficiente, tuttavia riconosce ugualmente il mantenimento a Maria in quanto disoccupata e casalinga. 

Addebitare la separazione a un coniuge ha però senso quando il responsabile accampa anche una richiesta di mantenimento: difatti, se si dovesse scoprire che è stato lui a decretare il fallimento del matrimonio, il giudice non potrebbe più riconoscergli gli alimenti.

Giovanni scopre che la moglie Ludovica lo tradisce. Chiede perciò la separazione con addebito a carico di quest’ultima. Ludovica, nella causa, chiede comunque un mantenimento di 300 euro in quanto titolare di un reddito di part-time. Il giudice, accertato il tradimento, le nega il mantenimento visto che è per sua responsabilità che il matrimonio è cessato.

Che tipo di fotografie servono nella causa di separazione? 

Secondo la Cassazione, per pronunciare l’addebito della separazione sono sufficienti le foto che ritraggono il coniuge con l’amante in atteggiamenti che, per comune esperienza, inducono a presumere l’esistenza di una relazione coniugale. Quindi, non è necessario lo scatto che immortali un bacio appassionato o, addirittura, la coppia mentre si apparta dentro un’automobile. Questo è quanto confermato dalla Cassazione. 

Nel caso di specie, un uomo era stato colto soltanto “vicino” a una donna in “atteggiamento puramente amicale”. Secondo i giudici supremi, le fotografie ben dimostravano la violazione del dovere di fedeltà coniugale da parte del marito”, in quanto lo mostravano “in un atteggiamento di intimità con una donna che secondo la comune esperienza induce a presumere l’esistenza tra i due di una relazione extraconiugale”.


note

[1] Cass. ord. n. 4899/20 del 24.02.2020.


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