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Ricorso contro sospensione patente

29 Agosto 2020 | Autore:
Ricorso contro sospensione patente

Quando ti metti alla guida della tua autovettura devi fare molta attenzione: metti a repentaglio la tua vita e quella degli altri. Inoltre, puoi andare incontro a multe piuttosto salate.

Il Codice della Strada prevede una serie di sanzioni che si possono applicare in caso di trasgressione alle regole. Come spesso avviene, infatti, non tutti coloro che si mettono alla guida della propria macchina sono consapevoli delle insidie cui vanno incontro. Delle volte, si agisce con superficialità nella convinzione di essere pienamente padroni del proprio veicolo. In altre circostanze, si rischiano manovre pericolose per la fretta di giungere alla meta desiderata (lavoro, scuola, supermercato).

La caoticità della vita contemporanea certamente non aiuta a evitare queste situazioni: la giornata è misurata in scadenze precise; è una vera e propria corsa contro il tempo.

Il continuo tentativo di recuperare minuti preziosi spinge molte persone a essere imprudenti. Non è da escludere, però, che in alcune ipotesi le regole di condotta vengano violate con consapevolezza e volontà (pensa, ad esempio, ai ragazzi neopatentati che per sfidare le proprie capacità superano i limiti di velocità).

Ed ecco perché sono previste delle pene per i guidatori spericolati. Le sanzioni possono essere più o meno severe a seconda della gravità della condotta posta in essere e delle intenzioni del soggetto agente. Con riferimento a quest’ultimo aspetto è molto rilevante la distinzione tra dolo e colpa quando la violazione della regola del Codice della Strada sfocia in un vero e proprio reato. Una delle misure più severe è quella che riguarda la sorte della patente di guida.

In tale articolo intendiamo, in particolare, analizzare le ipotesi di ricorso contro la sospensione della patente. Infatti, il nostro sistema giuridico prevede dei rimedi in caso di sanzioni ingiuste o sproporzionate.

Cosa si intende per sospensione della patente?

Alcuni mezzi di trasporto, per essere utilizzati, richiedono il possesso di un titolo di abilitazione alla guida che prende il nome di patente. Si tratta di un documento che viene rilasciato da appositi enti a seguito del superamento con profitto di un percorso di studi composto da una fase orale (apprendimento delle regole del codice della strada) e da una pratica (acquisizione delle abilità di guida).

In tale percorso, oltre all’aspirante guidatore che deve aver compiuto diciotto anni di età, vengono coinvolte diverse figure istituzionali:

  • scuola guida, ossia un ente autorizzato all’insegnamento delle materie oggetto degli esami orali e pratici;
  • motorizzazione civile;
  • ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Giungere alla meta è quindi tutt’altro che facile: se ti sei prefissato l’obiettivo di prendere la patente devi metterci impegno e dedizione.

Può capitare, però, che dopo aver ottenuto la tanto desiderata abilitazione, venga revocata la possibilità di mettersi sulla strada: in altri termini,  si viene puniti per aver realizzato una condotta pericolosa. In questi casi si parla tecnicamente di sospensione della patente.

Chi sospende la patente?

La sospensione della patente è una sanzione amministrativa accessoria: essa si affianca a una pena principale e non può mai essere applicata singolarmente.

A seconda della condotta posta in essere la punizione prevalente può avere natura patrimoniale (la classica multa) o carattere penale (pensa, ad esempio, al caso di omicidio stradale). In entrambi i casi il soggetto autorizzato a comminare la sospensione è il Prefetto del luogo in cui è avvenuta la violazione, su richiesta dell’autorità giudiziaria o delle forze di polizia.

Nel dettaglio, occorre seguire una specifica procedura:

  • quando la polizia accerta un’infrazione per la quale è prevista la sanzione di cui stiamo parlando, l’agente che effettua il controllo ritira la patente, ne dà menzione all’interno del verbale e rilascia un permesso provvisorio all’interessato per portare la macchina in luogo di custodia da lui indicato;
  • entro cinque giorni dal momento del ritiro, il corpo di polizia che ha adottato la misura invia la patente insieme a una copia del verbale alla prefettura competente;
  • il Prefetto, nei quindici giorni successivi, adotta l’ordinanza di sospensione e indica al suo interno il periodo di tempo per il quale si applica.

Quando non è possibile contestare immediatamente la violazione (pensa, ad esempio, al superamento del limite di velocità riscontrato con l’autovelox), la fase del ritiro è successiva a quella della notifica della trasgressione al Prefetto. In altri termini, sarai raggiunto a casa dalle forze dell’ordine o ti verrà chiesto di recarti in caserma per consegnare il tuo documento di guida.

In quali ipotesi può essere sospesa la patente?

L’elenco delle infrazioni che comportano la sospensione della patente è piuttosto lungo. La durata della sanzione varia a seconda della regola violata (si vada un minimo di quindici giorni a un massimo di cinque anni). In linea di estrema sintesi, è possibile fare riferimento alle ipotesi più frequenti:

  • superamento dei limiti di velocità;
  • guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti;
  • manovre pericolose e guida contromano;
  • incidente da cui derivi il ferimento o la morte di una persona.

La patente può essere sospesa anche quando, pur in assenza di trasgressioni, al momento del rinnovo si accerta la perdita momentanea dei requisiti psico-fisici indispensabili per la guida.

Come si ricorre contro la sospensione della patente?

Il nostro è uno Stato di diritto: ciò vuol dire che non sono ammesse situazioni di abuso di autorità e l’applicazione di misure punitive al di fuori delle ipotesi previste dalla legge. Contro la sospensione della patente sono dunque previsti una serie di rimedi che consentono all’interessato di rientrare in possesso del proprio documento o di ottenere una riduzione del periodo di tempo originariamente previsto.

In ogni caso, secondo quanto dispone il Codice della Strada, entro cinque giorni dal ritiro della patente e soltanto nell’ipotesi in cui dall’infrazione non sia derivato un incidente, il conducente può chiedere al Prefetto di ottenere un permesso di guida. Esso fa riferimento alla possibilità di mettersi su strada in determinate fasce orarie, e non oltre le tre ore giornaliere, per documentate ragioni di lavoro, se non è possibile raggiungere la sede con i mezzi pubblici.

La sospensione della patente può essere contestata dinanzi all’autorità giudiziaria oppure di fronte allo stesso Prefetto che ha adottato tale misura. La procedura e i tempi da rispettare sono diversi, fermo restando che, in attesa di giudizio, la violazione dell’ordinanza produce come effetti ulteriori:

  • l’applicazione di una pena pecuniaria (da 2.050 a 8.2020 euro);
  • la revoca della patente;
  • il fermo amministrativo dell’automobile per un periodo di tre mesi.

Ricorso al giudice di pace

Il primo passo da compiere per opporsi all’ordinanza prefettizia è quello di rivolgersi a un avvocato: si tratta, infatti, di una materia per la quale non è prevista la possibilità di difendersi da soli.

Quando si decide di ricorrere al giudice di pace occorre ricordare che è in potere di tale autorità sospendere l’efficacia della sanzione prima di decidere nel merito del ricorso. Ecco perché conviene sempre presentare una richiesta cautelare quando vi sono fondati motivi di subire un pregiudizio grave e imminente dall’applicazione dell’ordinanza.

Il termine per presentare ricorso in tale caso è quello di sessanta giorni dal momento della notifica del provvedimento al conducente.

Il giudice di pace può adottare due decisioni:

  • accogliere il ricorso e revocare l’ordinanza: in tal caso la sanzione non è più valida;
  • rigettare la richiesta;

Può anche verificarsi l’ipotesi in cui la valutazione non venga effettuata nel merito, ma si limiti al profilo procedurale. In tal caso, ad esempio, il ricorso può essere dichiarato inammissibile se non sono state rispettate le regole imposte dal codice di rito (pensa, ad esempio, alla terdività del deposito in cancelleria).

Ricorso al prefetto

Il ricorso al prefetto è sempre consentito a condizione che venga presentato entro trenta giorni dalla notifica della sanzione e che non si configuri una delle seguenti ipotesi:

  • l’opposizione è stata già presentata al giudice di pace;
  • la sanzione pecuniaria indicata sul verbale è già stata versata: si fa riferimento specifico all’ipotesi del pagamento in misura ridotta;
  • dal fatto è derivato un reato: in tal caso occorre adire l’autorità giudiziaria;
  • sono trascorsi sessanta giorni dalla data della contestazione del verbale;
  • il soggetto che propone ricorso non è legittimato in quanto sul verbale non compare il suo nome.

A differenza di quanto avviene per il giudice di pace, il conducente può agire personalmente nei confronti del Prefetto: su internet si trovano molti fac simile da utilizzare come punto di riferimento. Il ricorso, che deve essere redatto in forma scritta, datato e firmato, può essere presentato sia tramite posta ordinaria attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno sia tramite posta elettronica certificata.

L’interessato può chiedere di essere ascoltato in prefettura e deve allegare all’istanza una copia del verbale da cui si deduca l’applicazione della sanzione e l’infrazione contestata.

La domanda presentata attraverso queste modalità non sospende l’efficacia dell’ordinanza: non è, dunque, possibile chiedere un provvedimento cautelare.

Le soluzioni che si possono presentare, a differenza di quanto avviene dinanzi al giudice di pace, sono tre:

  • accoglimento del ricorso;
  • rigetto dell’istanza: la decisione deve essere notificata al ricorrente entro 150 giorni;
  • silenzio-assenso: trascorsi 210 giorni dalla presentazione della domanda di annullamento, se il Prefetto non si pronuncia, la richiesta si considera accettata.

Contro l’ordinanza di rigetto è possibile rivolgersi al giudice di pace entro 30 giorni dalla sua notifica.



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