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Mantenimento non pagato: cosa fare?

30 Giugno 2020 | Autore:
Mantenimento non pagato: cosa fare?

Assegno di mantenimento: chi deve versarlo e quando? Quali rimedi prevede la legge nei confronti di chi non paga regolarmente il mantenimento?

La fine di un matrimonio non comporta necessariamente la fine dei rapporti giuridici tra marito e moglie: per la legge, l’unione coniugale è talmente forte da non scomparire totalmente nemmeno in caso di separazione o di divorzio. Mi riferisco ovviamente all’obbligo, per il coniuge economicamente più forte, di corrispondere il mantenimento (o, dopo il divorzio, l’assegno divorzile) per il tempo stabilito in sentenza. Sono migliaia, però, le persone che lamentano il mancato adempimento di tale dovere: nonostante i giudici  obblighino a versare mensilmente il mantenimento, molti fanno finta di nulla, credendo di non avere niente da perdere. Non è proprio così; con questo articolo ti spiegherò cosa fare per ottenere il mantenimento non pagato.

Chi non versa il mantenimento all’ex coniuge rischia precise conseguenze giuridiche: non solo civili, ma anche penali. Hai compreso bene: chi non paga il mantenimento rischia di commettere reato. Lo stesso dicasi per il genitore che, a seguito della separazione, non versa il mantenimento ai figli. Dal punto di vista meramente civile, invece, il rischio è quello di vedersi pignorato lo stipendio. Insomma, se l’argomento è di tuo interesse, magari perché ti riguarda in prima persona, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa fare nel caso di assegno di mantenimento non versato.

Mantenimento: cos’è?

Prima di illustrare come comportarsi in caso di mantenimento non pagato, è bene che ti spieghi cos’è il mantenimento e quando deve essere corrisposto.

L’assegno di mantenimento è un provvedimento economico che viene disposto dal giudice (ma può anche essere rimesso ad accordi liberamente sottoscritti dai coniugi) in sede di separazione tra i coniugi e consiste nel versamento di una somma di denaro, suscettibile di revisione nel tempo, al coniuge economicamente debole o agli eventuali figli nati dal matrimonio.

Bisogna, pertanto, distinguere due situazioni diverse:

  • assegno di mantenimento a favore del coniuge;
  • assegno di mantenimento a favore dei figli.

L’assegno di mantenimento al coniuge

Qualora uno dei coniugi non abbia redditi propri adeguati a consentirgli di conservare il precedente tenore di vita, il giudice può imporre all’altro un obbligo di versare un assegno periodico, la cui entità deve essere determinata tenendo conto dei redditi del coniuge obbligato e dei bisogni dell’altro.

L’assegno di mantenimento, però, non può essere attribuito al coniuge al quale sia stata addebitata la responsabilità della separazione: a quest’ultimo, ricorrendone i presupposti, può essere riconosciuto solo il diritto agli alimenti, cioè a ricevere periodicamente una somma di denaro nei limiti di quanto necessario al suo sostentamento.

L’assegno di mantenimento per i figli

La legge [1] stabilisce chiaramente che il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori.

Questo diritto sopravvive alla fine della relazione sentimentale tra i genitori, nel senso che i figli continuano a conservare il diritto al mantenimento anche successivamente alla loro separazione e per un periodo di tempo indeterminato, almeno fino al raggiungimento dell’indipendenza economica.

Il mantenimento a favore del figlio, dunque, è dovuto per il semplice fatto della nascita di quest’ultimo: ciò significa che, a differenza del mantenimento dovuto all’ex coniuge, per il quale occorre che il giudice rispetti una serie di criteri al fine della determinazione (redditi percepiti, assegnazione casa familiare, eventuale responsabilità della fine della relazione, ecc.), il figlio ha sempre diritto al mantenimento.

Non si ha più diritto all’assegno di mantenimento solo quando la prole è divenuta economicamente autosufficiente: ciò significa che il raggiungimento della maggiore età non esonera il genitore non affidatario dal continuare a pagare il mantenimento, né il compimento degli studi universitari.

Tuttavia, se il figlio è colpevolmente privo di lavoro, nel senso che la sua precaria condizione economica deriva da una propria responsabilità, allora il genitore potrà rifiutare il mantenimento e chiederne la revoca al giudice, salvo l’obbligo di continuare a versare gli alimenti, cioè un sussidio economico di minor entità.

Se ne vuoi sapere di più a proposito di questo specifico argomento, ti consiglio di leggere il mio articolo dal titolo Mantenimento diretto e indiretto: cosa significa.

Mantenimento non versato: come comportarsi?

Versare l’assegno di mantenimento è un obbligo che sorge direttamente dal provvedimento del giudice in sede di separazione, così come disposto dalla legge: da tanto deriva che il suo inadempimento è tutelato con specifici strumenti che possano garantire al creditore una soddisfazione più celere del suo diritto.

Le conseguenze del mancato pagamento dell’assegno di mantenimento sono sia civili che penali: cominciamo con analizzare le prime.

Diffida di pagamento del mantenimento

La prima cosa che si può fare se il coniuge non versa il mantenimento alla prole o al coniuge è quello di inviargli una formale diffida scritta da parte di un avvocato.

La diffida è un atto stragiudiziale con cui si intima alla parte inadempiente di mettersi in regola con i propri obblighi; nello specifico, il legale dovrà scrivere che, se entro un breve termine non verrà corrisposto il mantenimento così come stabilito dal giudice, si procederà in sede civile e penale con gli strumenti che sto per illustrarti nei prossimi paragrafi.

Ordine di pagamento del mantenimento

Una prima forma di tutela che l’avente diritto all’assegno di mantenimento può invocare è il cosiddetto ordine di pagamento.

Secondo la legge, in caso di inadempimento, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato, che una parte di essa venga versata direttamente agli aventi diritto [2].

In pratica, la legge conferisce la possibilità a chi ha diritto al mantenimento (coniuge o figlio che sia) di chiedere al giudice che le somme che l’obbligato dovrebbe ricevere da terzi gli vengano versate direttamente, un po’ come avviene nel pignoramento presso terzi.

Tuo marito dovrebbe pagarti mensilmente il mantenimento; da un po’ di tempo, però, non stai ricevendo più nulla. Per tutelarti, puoi chiedere al giudice che ordini a colui che deve somme di danaro a tuo marito (ad esempio, il datore di lavoro) di versarle direttamente a te. In pratica, il debitore di tuo marito sarà legittimato a pagare direttamente te, creditore del mantenimento.

Il sequestro dei beni per ottenere il mantenimento

La legge permette all’avente diritto al mantenimento, nel caso in cui non stia ricevendo più nulla, di disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato.

Il sequestro conservativo è una misura cautelare che consente di aggredire i beni del debitore al fine di poter soddisfare le pretese del creditore. In particolare il sequestro rende inopponibili al creditore le operazioni compiute sui beni sequestrati.

Ciò significa che, una volta ottenuto il sequestro dei beni di colui che non paga il mantenimento, questi non potrà disfarsene liberamente. Facciamo un esempio.

Tuo marito non solo non versa il mantenimento, ma c’è anche il rischio concreto che sperperi tutto il suo patrimonio. Per evitare ciò, puoi chiedere al giudice di porre sotto sequestro alcuni suoi beni (la macchina, ad esempio), di modo che anche se egli dovesse venderla, tale operazione non sarebbe nei tuoi confronti efficace e tu potresti comunque soddisfarti su quel bene.

L’esecuzione forzata per avere il mantenimento

Accanto a questi due strumenti pensati appositamente come conseguenza del mancato pagamento dell’assegno di mantenimento, ne esiste un altro, derivante dalla natura del provvedimento che riconosce questo sostegno economico.

La decisione con cui il giudice stabilisce l’obbligo di versare il mantenimento alla prole e al coniuge economicamente più debole è un titolo esecutivo a tutti gli effetti; ciò significa che al coniuge inadempiente potrà essere notificato immediatamente atto di precetto con cui si intima di pagare quanto dovuto (maggiorato di interessi e spese legali) entro il termine di novanta giorni; in mancanza, si provvederà mediante pignoramento ed esecuzione forzata sui bene del debitore.

Questa strada è forse la più celere da percorrere, visto che non è necessario adire nuovamente il tribunale per chiedere un ordine di pagamento o il sequestro: basta affidarsi ad un avvocato per tentare immediatamente il recupero del mantenimento dovuto e non versato.

Mantenimento non pagato: denuncia penale

Le conseguenze del mancato pagamento dell’assegno di mantenimento non si fermano alle sanzioni civili: se il tuo ex coniuge non paga quanto dovuto, puoi addirittura denunciarlo ai carabinieri.

Secondo il codice penale, costituisce violazione degli obblighi di assistenza la condotta del coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli [3].

Trattandosi di un delitto in piena regola, però, affinché si possa denunciare il coniuge che non versa il mantenimento occorre che la condotta inadempiente sia necessariamente dolosa. Cosa significa?

Vuol dire che si può denunciare colui che non versa il mantenimento solamente se questi abbia consapevolezza della propria condotta e, nello specifico che:

  • sappia di essere obbligato a mantenere il coniuge e/o la prole per via di una sentenza del giudice;
  • sappia di non essere in regola con quanto stabilito dal magistrato.

Non potrà essere denunciato penalmente, e dunque non potrà rispondere del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio, colui che, essendo rimasto contumace per tutta la durata del procedimento civile, non è consapevole della sentenza che gli ha imposto di versare il mantenimento a moglie e figli.


note

[1] Art. 315-bis cod. civ.

[2] Art. 156, sesto comma, cod. civ.

[3] Art. 570-bis cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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