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Mantenimento: può diminuire se hai altri figli?

18 Aprile 2020 | Autore:
Mantenimento: può diminuire se hai altri figli?

Se con il nuovo partner costituisci un altro nucleo familiare, nuovo rispetto al precedente, hai la possibilità di chiedere al giudice la riduzione dell’assegno di mantenimento.

Se sei separato/a o divorziato/a e con il nuovo partner stai per avere un altro bebè, sappi che, pianti e notti insonni a parte, economicamente può andarti bene . Infatti, le legge e la giurisprudenza ti consentono di domandare al giudice di tener conto del fatto che ora dovrai necessariamente accudire altri bambini e che quindi abbassi la somma che era stata prevista per il mantenimento degli altri figli nati nel primo matrimonio, quelli per i quali ora stai pagamento già la scuola, gli sport, gli hobby. Mma determinate condizioni. Vediamo insieme quali sono.

L’assegno di mantenimento è un versamento periodico di una somma di denaro da parte di uno dei coniugi all’altro o ai figli (qualora vi siano), per adempiere all’obbligo di assistenza materiale; obbligo di assistenza materiale che nasce con il matrimonio ma non termina con la separazione dei coniugi.

L’obbligo che hai di assistere il coniuge che non ha redditi propri adeguati consiste nel corrispondere una determinata somma o voci di spesa (come affitto o spese condominiali) a cadenza generalmente mensile o con una periodicità stabilita dal giudice o dai coniugi stessi se d’accordo tra di loro.

Allo stesso modo, la legge prevede che nel caso in cui tu abbia dei figli hai anche l’obbligo di contribuire con l’altro coniuge al mantenimento dei figli nati nel matrimonio

Il nostro legislatore dispone in generale che ciascun genitore è obbligato al mantenimento dei figli, in misura proporzionale al proprio reddito.

In caso di separazione, il giudice dispone l’obbligo di corresponsione di un assegno di mantenimento, tenendo in considerazione i seguenti presupposti:

  1. le attuali esigenze del figlio;
  2. il tenore di vita tenuto dal minore in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
  3. la permanenza presso ciascun genitore;
  4. la situazione reddituale dei genitori;
  5. il valore economico dei compiti domestici e di cura assunti di ciascun genitore.

Con la legge del 2006 che ha introdotto l’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, non è stato abolito l’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento, tenuto conto delle loro esigenze di vita e del contesto sociale e familiare cui appartengono.

Per quanto riguarda la determinazione dell’assegno, è previsto che i coniugi possano accordarsi liberamente sulla sua somma e, se necessario, è il giudice a fissare la misura dell’assegno di mantenimento che uno dei genitori dovrà versare all’altro, valutando la capacità economica e considerando la complessiva consistenza del patrimonio.

Il d.lgs. 154/2013 ribadisce l’obbligo dei genitori di mantenere i figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo.

Nel caso in cui il coniuge obbligato sia inadempiente, il Presidente del Tribunale può ordinare che parte dei redditi del genitore stesso siano versati all’altro genitore a favore dei figli. Qualora il genitore continui a non pagare o si rifiutio, costui commette un reato (articoli 570 e 570-bis codice penale).

Tuttavia, il diritto per i figli a ricevere l’assegno di mantenimento può essere modificato: o meglio, il valore dell’assegno stesso può essere modificato su domanda del coniuge che deve pagare e ciò deve essere disposto dal giudice. 

La legge prevede che è sempre possibile chiedere al tribunale la revisione dell’assegno di mantenimento nel caso in cui vi sia un comprovato ed oggettivo cambiamento della situazione economica del genitore che è tenuto a versare l’assegno.

La legge prevede due ipotesi:

  1. vi sia stato un notevole incremento dei redditi di uno dei coniugi (ad es.: perché è erede di un ingente patrimonio); immaginiamo un padre che ha sempre versato l’assegno in misura superiore alla madre ma dopo un po’ di tempo la madre diventa una grande ereditiera: è chiaro che a quel punto l’obbligo di mantenimento economico dei figli dovrà ricadere maggiormente nelle tasche della madre;
  2. vi sia stato un deterioramento della situazione economica di uno dei coniugi (ad es.: perdita del lavoro, fallimento della società amministrata etc…); immaginiamo un padre che ha sempre versato l’assegno di mantenimento dei figli ma dopo un po’ va in cassa integrazione oppure l’azienda dove lavora fallisce o viene licenziato.

Ma la giurisprudenza ha valutato anche altre ipotesi che possono verificarsi nella vita di una persona: ad esempio, la creazione di una nuova famiglia con un altro partner.

La Corte di Cassazione, infatti, ha detto a chiare lettere che avere dei figli con un altro partner legittima la domanda volta a diminuire l’assegno di mantenimento [1].

Ma veniamo ai fatti: un genitore, dopo la separazione dalla moglie, aveva ricostruito la propria vita non soltanto trovandosi una nuova compagna, ma avendo da quest’ultima due gemelli.

La Corte di Cassazione ha stabilito a chiare lettere che la libertà di formare una nuova famiglia, dopo la separazione o il divorzio, è un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione.

In pratica, se un soggetto si crea una nuova famiglia (non necessariamente contraendo nuove nozze, un’unione civile o una convivenza di fatto), mettendo alla luce altri figli, è naturale che le sue spese aumentino. In questi casi, visto che il diritto a creare una famiglia è tutelato dalla nostra Costituzione [2], tale soggetto ben potrà domandare al Tribunale competente la modifica al ribasso dell’assegno di mantenimento destinato ai figli di primo letto. 

Ovviamente la domanda di revisione non può significare domanda di azzeramento: è un diritto costituzionale anche quello dei figli ad essere educati e mantenuti dal genitore divorziato, anche se quest’ultimo ha creato un nuovo nucleo familiare.

Di Vincenzo Di Ciò


note

[1] Cass. ord. n. 14175/2016 del 12.07.2016.

[2] Art. 29 Cost.


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