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Appalto di opere pubbliche: ultime sentenze

1 Maggio 2020
Appalto di opere pubbliche: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: appalto di opere pubbliche; controllo ed ingerenza della Pubblica Amministrazione nell’esecuzione dei lavori; risarcimento del danno; appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea; superamento del termine di sei mesi dall’ultimazione dei lavori per conclusione collaudo.

Appalto di opere pubbliche

In tema di appalto di opere pubbliche regolato dal d.P.R. n. 1063 del 1962, il ritardo nell’approvazione del contratto da parte dell’Amministrazione consente all’appaltatore di svincolarsi dal medesimo ottenendo il rimborso delle spese sostenute, ex art. 4, comma 4, del d.P.R. cit., ma tale istituto non trova applicazione nel caso in cui l’appaltatore, senza avvalersi di tale facoltà, dopo ave dato esecuzione al contratto chieda il risarcimento dei danni conseguenti al ridetto ritardo.

Cassazione civile sez. I, 26/02/2020, n.5141

Appalto di opere pubbliche: la responsabilità della PA

In tema di risarcimento del danno con riferimento all’appalto di opere pubbliche, gli specifici poteri di autorizzazione, controllo ed ingerenza della Pubblica Amministrazione nell’esecuzione dei lavori, con la facoltà, tra le altre, di disporre varianti e di sospendere i lavori stessi, ove potenzialmente dannosi per i terzi, escludono ogni esenzione da responsabilità per l’Ente committente.

Corte appello L’Aquila, 02/03/2020, n.363

Interessi sulle somme dovute da parte della PA

In tema di appalto di opere pubbliche, la riserva della quale l’appaltatore è onerato al fine di evitare la decadenza da domande di ulteriori compensi, indennizzi o risarcimenti, richiesti in dipendenza dello svolgimento del collaudo, non assurge ad atto di costituzione in mora, con la conseguenza che gli interessi sulle somme effettivamente dovute da parte della P.A. vanno liquidati con decorrenza dalla data della domanda introduttiva del giudizio, quale unico momento all’uopo rilevante, in quanto è allo stesso appaltatore consentito di attivarsi per la relativa proposizione.

Cassazione civile sez. I, 15/01/2020, n.727

Scioglimento del contratto d’appalto

In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, ai sensi degli artt. 23 e 25 del d.lgs. n. 406 del 1991, qualora intervenga il fallimento di una delle società mandanti, i pagamenti per lavori eseguiti in antecedenza vanno effettuati nei confronti della curatela fallimentare, con obbligo dell’amministrazione, che abbia invece pagato alla mandataria, di rinnovare tale adempimento; il fallimento della mandante, invero, pur non comportando lo scioglimento del contratto d’appalto, alla cui esecuzione resta obbligato il mandatario, determina invece, ex art. 78 l.fall. (nel testo anteriore al d.lgs. n.5 del 2006, applicabile “ratione temporis”), lo scioglimento del rapporto di mandato e il conseguente venir meno, nei suoi confronti, dei poteri di gestione e rappresentanza già in capo alla mandataria capogruppo.

Cassazione civile sez. I, 19/12/2019, n.34116

Appalto opere pubbliche con varianti 

In tema di appalto di opere pubbliche, nel caso in cui le variazioni (pur contenute entro il limite quantitativo di un quinto complessivo) comportino, nelle quantità dei vari gruppi di lavorazioni comprese nell’intervento, ritenute omogenee secondo le indicazioni contenute nel capitolato speciale, modifiche tali da produrre un notevole pregiudizio economico, all’appaltatore è riconosciuto un equo compenso non superiore al quinto dell’importo contrattuale; il notevole pregiudizio ricorre, presuntivamente, nel caso in cui la variazione della quantità del singolo gruppo superi il quinto della corrispondente quantità originaria, ma solo per la parte che supera tale limite.

In sostanza, quando le variazioni richieste dal committente eccedano di un quinto le quantità originariamente pattuite, non è necessario provare che ciò abbia determinato un notevole pregiudizio economico in danno dell’impresa, poiché la norma prefigura, in presenza di variazioni eccedenti il quinto, una presunzione “iuris et de iure” in ordine alla sussistenza del notevole pregiudizio economico.

Tribunale Livorno, 25/11/2019, n.1185

Appalto di opere pubbliche: la sospensione dei lavori 

In tema di appalto di opere pubbliche, l’appaltatore, il quale pretenda un maggior compenso o rimborso, rispetto al prezzo contrattualmente pattuito, a causa dei pregiudizi o dei maggiori esborsi conseguenti alla sospensione dei lavori disposta o protratta dall’amministrazione, ha l’onere, ai sensi del combinato disposto degli artt. 53, 54 e 64 del r.d. n. 350 del 1895, e delle norme successive in materia, di iscrivere la relativa riserva nel momento in cui emerga, secondo una valutazione propria del giudice di merito, la concreta idoneità del fatto a produrre i suddetti pregiudizi o esborsi, potendo la specifica quantificazione del danno operarsi nelle successive registrazioni.

Ne consegue che, ove la sospensione possa ritenersi illegittima o produttiva di danno sin dall’inizio, l’appaltatore deve inserire la sua riserva nello stesso verbale di sospensione e dovrà poi iscrivere regolare riserva o domanda nel registro di contabilità, quando egli successivamente lo sottoscriva, ripetendo quindi la riserva stessa nel verbale di ripresa e nel registro di contabilità successivamente firmato.

Tribunale Catania, 21/09/2019, n.3761

Appalto di opere pubbliche: la risoluzione del contratto

La risoluzione del contratto di appalto di opere pubbliche non si sottrae alla disciplina disposta dall’art. 1458 c.c., di talché, non ricorrendo i casi specificamente regolati dalla legge e non potendo l’appalto annoverarsi tra i contratti ad esecuzione continuata o periodica, non può negarsi efficacia retroattiva alla declaratoria di risoluzione del rapporto, la quale, pertanto, operando la cessazione del contratto, determina la estinzione delle obbligazioni che da esso derivano a carico di entrambe le parti con effetto retroattivo e comporta il venir meno della efficacia alla causa giustificatrice delle attribuzioni patrimoniali eventualmente effettuate tra di esse.

Di talché, venuto meno il rapporto negoziale e, con esso, il titolo giustificativo di dette attribuzioni, non può ritenersi consentito un esame delle riserve dell’impresa formulate nel corso della sua esecuzione, né può porsi alcuna questione della loro fondatezza, posto che le stesse presuppongono un contratto di appalto valido ed operante, data la funzione peculiare di far valere nei confronti dell’amministrazione committente diritti o pretese di maggiori compensi per la sua avvenuta esecuzione, rispetto al prezzo contrattuale originario.

Consegue a quanto innanzi che non è consentito quantificare il risarcimento dei danni occorsi durante l’esecuzione di un contratto risolto per inadempimento attraverso una automatica applicazione delle riserve.

Tribunale Napoli Sez. Proprieta’ Industriale e Intellettuale, 26/07/2019, n.7533

Qualificazione della domanda dell’appaltatore

In materia di appalto di opere pubbliche, la qualificazione della domanda dell’appaltatore come volta ad ottenere non la revisione dei prezzi, che presuppone la mancanza di colpa dell’Amministrazione, ma il risarcimento del danno derivante dalla ritardata esecuzione dei lavori per causa imputabile alla committente, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario.

Cassazione civile sez. un., 29/05/2019, n.14696

Mancata o tardiva consegna dei lavori da parte della PA

In materia di appalto di opere pubbliche, nell’ipotesi in cui si verifichi la mancata o tardiva consegna dei lavori da parte della Pubblica Amministrazione, all’appaltatore non è riconosciuto né il diritto di agire per la risoluzione del rapporto contrattuale in essere, né tantomeno quello di avanzare pretese risarcitorie, con la sola possibilità di presentare un’istanza di recesso dal contratto in essere.

Ciò posto, nell’ipotesi in cui l’appaltatore non dovesse procedere con la presentazione dell’istanza di recesso, il contratto dovrà ritenersi ancora valido e produttivo di effetti, senza che si configurino ulteriori oneri in capo alla stazione appaltante. Viceversa, nell’ipotesi in cui l’istanza di recesso, seppur presentata, dovesse essere rigettata, in capo all’appaltatore si configurerà il diritto a ricevere il compenso per i maggiori oneri dovuti al ritardo nell’esecuzione.

Tribunale Roma sez. II, 19/04/2019, n.8624

Appalto di opere pubbliche: l’assenso al subappalto del committente 

Nei contratti di appalto di opere pubbliche, disciplinati dall’art. 18 della l. n. 55 del 1990 (nel testo applicabile “ratione temporis”), l’assenso al subappalto del committente non implica l’automatica ed immediata estensione dei patti e delle condizioni del contratto di appalto al secondo contratto il quale, salva l’ipotesi in cui la stazione appaltante si sia avvalsa della facoltà di provvedere direttamente al pagamento del corrispettivo al subappaltatore, conserva la sua autonomia, restando strutturalmente distinto dal contratto principale, essendo l’autorizzazione al subappalto volta solo a consentire all’appaltatore di soddisfare un interesse non ritenuto in contrasto con le finalità del contratto e dell’interesse pubblico perseguito, senza costituire un nuovo e diverso rapporto tra committente e subappaltatore.

Tribunale Roma sez. VIII, 27/11/2019, n.22806

Appalto opere pubbliche: superamento del termine di sei mesi 

In tema di appalto di opere pubbliche, il superamento del termine di sei mesi dalla data di ultimazione dei lavori per la conclusione del collaudo, fissato nell’art. 5 della legge n. 741 del 1981, fa sorgere il diritto dell’impresa alla restituzione della cauzione prestata, al pagamento immediato delle ritenute operate a garanzia ed alla estinzione di eventuali fideiussioni.

Tuttavia, la presunzione “iuris tantum” di responsabilità della committenza nel ritardo nell’espletamento del collaudo, dettato dal “favor” per le ragioni dell’impresa, se incide, alleggerendolo, sul relativo onere della prova, non per questo impedisce alla committenza di provare il contrario.

Occorre infatti distinguere tra la fattispecie del ritardo nel collaudo ed i suoi presuntivi, ma vincibili, effetti, e la diversa ipotesi della responsabilità dell’impresa per i vizi dei lavori commessi, che non è destinata ad operare, escludendolo, sul diritto alla restituzione delle ritenute in garanzia, ex art. 5, comma 4, legge n. 741 del 1981.

Cassazione civile sez. I, 13/03/2019, n.7194



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