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Revoca ordine demolizione: ultime sentenze

30 Aprile 2020
Revoca ordine demolizione: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: reati edilizi; revoca dell’ordine di demolizione; demolizione della costruzione a spese del responsabile dell’abuso; verifica del giudice dell’esecuzione della legittimità dell’atto concessorio; rigetto dell’istanza di sospensione o revoca dell’ingiunzione a demolire.

L’acquisizione dell’opera abusiva al patrimonio del Comune

In tema di reati edilizi, dopo l’acquisizione dell’opera abusiva al patrimonio disponibile del Comune, qualora il consiglio comunale non abbia deliberato il mantenimento del manufatto, ravvisando l’esistenza di prevalenti interessi pubblici, il condannato può chiedere la revoca dell’ordine di demolizione soltanto per provvedere spontaneamente all’esecuzione di tale provvedimento, essendo privo di interesse ad avanzare richieste diverse, in quanto il procedimento amministrativo sanzionatorio ha ormai come unico esito obbligato la demolizione della costruzione a spese del responsabile dell’abuso.

Cassazione penale sez. III, 13/11/2019, n.7399

Richiesta di revoca dell’ordine di demolizione di opere abusive 

In materia di edilizia, competente a decidere sulla richiesta di revoca dell’ordine di demolizione di opere abusive contenuto in una sentenza irrevocabile di condanna è, in caso di pluralità di sentenze eseguibili nei confronti dello stesso soggetto, il giudice dell’esecuzione individuato ai sensi dell’art. 665, comma 4, c.p.p., atteso che detto ordine, pur dando applicazione ad una sanzione amministrativa, ha natura giurisdizionale ed è conseguentemente soggetto all’esecuzione in conformità alle previsioni del codice di procedura penale.

Cassazione penale sez. I, 03/10/2019, n.46612

Istanza di condono: quando è inammissibile?

In tema di reati edilizi, l’omesso adempimento, nel termine perentorio di tre mesi, circa la richiesta dell’amministrazione comunale di integrazione sostanziale della documentazione a supporto di un’istanza di condono, rende detta istanza improcedibile ai sensi dell’art. 39, comma quarto, legge n.724 del 1994 (come modificato dall’art. 2, comma 37, della legge 23 dicembre 1996 n. 662).(Fattispecie di rigetto della richiesta, formulata in sede di esecuzione, di revoca dell’ordine di demolizione).

Cassazione penale sez. III, 29/05/2019, n.30561

Revoca dell’ordine di demolizione di immobile oggetto di condono edilizio

Ai fini della revoca dell’ordine di demolizione di un immobile oggetto di condono edilizio, il giudice dell’esecuzione deve verificare la legittimità del sopravvenuto atto concessorio, sotto il profilo della sussistenza dei presupposti per la sua emanazione, dovendo in particolare verificare la disciplina normativa applicabile, la legittimazione di colui che abbia ottenuto il titolo in sanatoria, la tempestività della domanda, il rispetto dei requisiti strutturali e temporali per la sanabilità dell’opera e, ove l’immobile edificato ricada in zona vincolata, il tipo di vincolo esistente nonché la sussistenza dei requisiti volumetrici o di destinazione assentibili.

Cassazione penale sez. III, 22/05/2019, n.37470

L’accertamento del condono ambientale 

In tema di reati edilizi e paesaggistici, l’accertamento della compatibilità ambientale delle opere (cd. condono ambientale), previsto dall’art. 1, comma 36, l. 15 dicembre 2004, n. 308, comporta il venir meno del provvedimento con cui è stata ordinata la rimessione in pristino dello stato dei luoghi di cui all’art. 181 d.lg. n. 42 del 2004, ma non impone la revoca dell’ordine di demolizione, emesso ai sensi dell’art. 31, comma 9, d.P.R. n. 380 del 2001, per sopravvenuta incompatibilità, in ragione della diversità dei beni giuridici tutelati dalla materia paesaggistica e da quella urbanistica.

Cassazione penale sez. III, 22/02/2019, n.29979

L’efficacia del titolo abilitativo

In materia edilizia, il giudice dell’esecuzione – investito dell’istanza di revoca o sospensione dell’ordine di demolizione conseguente a condanna per costruzione abusiva – ha il potere-dovere di verificare la legittimità e l’efficacia del titolo abilitativo, sotto il profilo del rispetto dei presupposti e dei requisiti di forma e di sostanza richiesti dalla legge per il corretto esercizio del potere di rilascio, la corrispondenza di quanto autorizzato alle opere destinate alla demolizione e, qualora trovino applicazione disposizioni introdotte da leggi regionali, la conformità delle stesse ai principi generali fissati dalla legislazione regionale .

Cassazione penale sez. III, 09/11/2018, n.55028

Decreto penale di condanna emesso verso più soggetti

In ipotesi di decreto penale di condanna emesso nei confronti di più soggetti per lo stesso reato, l’opposizione presentata soltanto da uno di essi comporta nei confronti degli altri, ai sensi dell’art. 463 cod. proc. pen., la sospensione della esecuzione del decreto sino all’irrevocabilità della pronuncia conseguente all’opposizione, intervenuta la quale, il decreto penale di condanna diviene definitivo anche per i non opponenti, salvi gli effetti estensivi nei loro confronti dell’eventuale sentenza di proscioglimento nei casi tassativamente enunciati dall’art. 464 cod. proc. pen.

(Fattispecie in cui la S. C. ha ritenuto immune da vizi la decisione del giudice dell’esecuzione che aveva considerato definitivo il decreto penale di condanna per il non opponente, con conseguente impossibilità per lo stesso di avvalersi degli effetti favorevoli della declaratoria di estinzione del reato per prescrizione con revoca dell’ordine di demolizione pronunciata nei confronti del coimputato opponente, non essendo tale ipotesi contemplata dall’art. 464 cit.).

Cassazione penale sez. III, 06/12/2017, n.3309

Ordine di demolizione dell’edificio abusivo e aggiunte successive alla condanna

L’ordine di demolizione del manufatto abusivo, previsto dall’art. 31, comma 9, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, riguarda l’edificio nel suo complesso, comprensivo di eventuali aggiunte o modifiche successive all’esercizio dell’azione penale e/o alla condanna, atteso che l’obbligo di demolizione si configura come un dovere di “restitutio in integrum” dello stato dei luoghi e, come tale, non può non avere ad oggetto sia il manufatto abusivo originariamente contestato, sia le opere accessorie e complementari nonché le superfetazioni successive, sulle quali si riversa il carattere abusivo dell’originaria costruzione.

(In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto che correttamente la Corte territoriale, in funzione di giudice dell’esecuzione, avesse respinto la richiesta, formulata dal proprietario del piano primo di un edificio, di revoca o modifica dell’ordine di demolizione del piano terreno, disposto con sentenza nei confronti del responsabile dell’abuso).

Cassazione penale sez. III, 27/09/2016, n.6049

L’impugnazione dell’ingiunzione a demolire 

In tema di reati edilizi, non sussiste un onere probatorio a carico del soggetto che invochi in sede esecutiva la sospensione o la revoca dell’ordine di demolizione, ma solo un onere di allegazione, relativo, cioè, alla prospettazione ed alla indicazione al giudice dei fatti sui quali la sua richiesta si basa, incombendo poi all’autorità giudiziaria il compito di procedere ai relativi accertamenti.

(In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto immune da censure l’impugnato provvedimento di rigetto dell’istanza di sospensione o revoca dell’ingiunzione a demolire, alla quale il ricorrente non aveva allegato la domanda di condono e neanche indicato gli estremi della sua presentazione o il suo contenuto, non consentendo così al Tribunale di dar corso ad una istruttoria diretta ad accertare i possibili esiti e i tempi di definizione del procedimento amministrativo).

Cassazione penale sez. III, 20/05/2016, n.31031

Rilascio di concessione in sanatoria

Quanto ai provvedimenti amministrativi adottati dal Comune ai sensi dell’art. 129 della L.P. n. 1/2008 in data 23 aprile 2013 e prodotti con l’atto di appello ed alla loro incidenza sull’ordine di demolizione, va rilevato che il rilascio di concessione in sanatoria non comporta alcuna automaticità di revoca dell’ordine di demolizione, effetto che non consegue neanche alla c.d. fiscalizzazione dell’illecito edilizio.

I provvedimenti richiamati, ferme restando le illustrate esclusioni dalla sanatoria, danno conto della esistenza del deposito di nuove domande di concessioni in sanatoria, della necessità della presentazione di documentazione integrativa da parte degli istanti, e della verifica dell’esecuzione delle prescrizioni imposte.

Corte appello Trento, 13/05/2015, n.95

Ipotesi di alterazione del paesaggio

In materia edilizia, la conferma in appello della sentenza di condanna per il reato paesaggistico, con contestuale dichiarazione di estinzione per prescrizione del concorrente reato urbanistico, non impone la revoca dell’ordine di demolizione impartito dal primo giudice, poiché esso resta assorbito nell’ordine di remissione in pristino dello stato dei luoghi.

(In motivazione, la Corte ha osservato che la sanzione amministrativa di cui all’art. 181 d.lg. n. 42 del 2004, comprendendo tutte le ipotesi di alterazione del paesaggio e comportando la reintegrazione totale del bene nell’area protetta, presenta un carattere di maggiore completezza ed effettività rispetto alla demolizione prevista in materia urbanistica).

Cassazione penale sez. III, 15/01/2015, n.10032

La sanatoria giurisprudenziale

La legittimazione postuma dell’opera abusiva per effetto della c.d. sanatoria giurisprudenziale non determina l’estinzione del reato urbanistico e non giustifica neanche la revoca dell’ordine di demolizione dell’opera medesima.

Cassazione penale sez. III, 21/10/2014, n.47402



12 Commenti

  1. Il giudice può condannarti non solo a pagare una determinata somma di denaro a titolo di risarcimento o di sanzione pecuniaria, ma potrebbe anche obbligarti a demolire un immobile costruito in spregio alle norme di legge. In pratica, il giudice ha il potere di condannarti al ripristino della situazione così com’era prima della realizzazione dell’opera abusiva. L’ordine di demolizione è proprio delle ipotesi in cui è violata una norma che impedisce al cittadino di edificare; l’ordine di demolizione, però, potrebbe provenire anche a seguito di un giudizio civile in cui si è appurata la costruzione avvenuta sul fondo di proprietà altrui.

  2. un giudice ha il potere di ordinare a una persona di fare qualcosa. In altre parole, il giudice non solo può comandare di pagare un risarcimento o di scontare una pena in carcere, ma può perfino ordinare alla parte soccombente di provvedere a fare concretamente qualcosa; nello specifico, a demolire un manufatto costruito illegittimamente.

  3. se viene danneggiato un bene la reintegra può consistere, ad esempio, nella sua restituzione, nella consegna di uno equivalente o nel ripararlo; se viene leso un diritto della persona, come la sua reputazione, ad esempio a causa di un articolo di giornale diffamatorio, la reintegrazione può sostanziarsi nella pubblicazione della sentenza che riconosce l’illecito. Dunque, l’ordine di demolizione, quando sono in ballo interessi meramente privatistici e non pubblici, corrisponde a un risarcimento in forma specifica.

  4. Dinanzi a un ordine di demolizione, il proprietario della struttura abusiva ha l’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi per come erano anteriormente all’opera. Quest’ordine, che viene impartito dalla pubblica autorità, non cade mai in prescrizione: può cioè essere notificato in qualsiasi momento, anche a distanza di numerosi anni dall’illecito, persino nei confronti dei successivi titolari del bene che non hanno realizzato l’abuso.

    1. Se è vero che il reato di abuso edilizio ha un proprio termine di prescrizione (5 anni se c’è il rinvio a giudizio) spirato il quale non può più essere perseguito e punito, al contrario l’obbligo di demolizione non cade mai in prescrizione e può essere intimato in qualsiasi momento, anche a distanza di numerosi anni dall’ultimazione dei lavori, a prescindere poi dalla circostanza che, nelle more, il bene sia stato trasferito ad altri soggetti. La prescrizione di cinque anni prevista per le sanzioni amministrative non si applica, quindi, all’ordine di demolizione poiché, a differenza di tutte le altre sanzioni, non ha una finalità punitiva, ma serve per tutelare il territorio.

    2. L’autore di un abuso edilizio può ottenere la sospensione della demolizione se dimostra di aver già presentato la richiesta di sanatoria. La sanatoria può essere concessa solo a due condizioni:
      che l’immobile non fosse in contrasto con il piano regolatore vigente al momento della realizzazione dell’opera abusiva;
      che l’immobile non sia in contrasto con il piano regolatore in vigore al momento della presentazione della domanda di sanatoria, qualora mutato rispetto a quello valido all’atto della realizzazione dell’abuso.
      Per accogliere l’istanza di revoca o sospensione dell’ordine di demolizione, il giudice deve valutare il possibile esito della domanda di sanatoria presentata, nel frattempo, dall’autore dell’abuso, nonché e i tempi di definizione del procedimento amministrativo per il rilascio della stessa. All’esito di tale analisi, il tribunale può sospendere l’ordine di demolizione «solo nella prospettiva di un rapido esaurimento» della procedura di rilascio della predetta sanatoria. Sul punto leggi l’articolo Abuso edilizio: posso impedire la demolizione con la sanatoria?
      Ricordiamo che il permesso di costruire in sanatoria può essere richiesto fino alla scadenza:
      del termine per il ripristino dello stato dei luoghi di novanta giorni dall’ingiunzione;
      del termine stabilito dal dirigente o dal responsabile del competente ufficio comunale con propria ordinanza;
      del termine fissato nella relativa ordinanza del dirigente o del responsabile dell’ufficio;
      comunque fino all’irrogazione delle sanzioni amministrative.

    1. Secondo la Corte, le opere abusive eseguite anche dopo la sentenza di condanna, se non sono fisicamente separate dall’originaria opera di cui è stata ingiunta la demolizione, vengono ugualmente investite dall’ordine di demolizione. Difatti, tale ordine riguarda l’edificio nel suo complesso, comprensivo di eventuali aggiunte o modifiche successive all’esercizio dell’azione penale e/o alla condanna.L’obbligo di demolizione – sottolinea la Suprema Corte – si configura come un dovere di ripristino dello stato dei luoghi per come erano antecedentemente; come tale, non può non avere ad oggetto sia il manufatto abusivo contestato all’origine, sia le opere accessorie e complementari nonché le superfetazioni successive, sulle quali si riversa il carattere abusivo dell’originaria costruzione. Detto in termini ancora più semplici e pratici, la demolizione ordinata dal giudice al termine del processo penale di abuso edilizio non riguarda soltanto l’immobile oggetto del procedimento, ma anche ogni altro intervento eseguito successivamente che, per la sua accessorietà all’opera abusiva, renda ineseguibile l’ordine medesimo. Non può, infatti, consentirsi che un qualunque intervento aggiuntivo, realizzato in abuso della normativa edilizia, possa in qualche modo ostacolare l’integrale attuazione dell’ordine giudiziale di demolizione dell’opera cui accede e, quindi, impedire il completo ripristino dello stato dei luoghi disposto dal giudice con la sentenza definitiva. Se così non fosse, si finirebbe per incentivare le più diverse forme di abusivismo, funzionali ad impedire o a ritardare a tempo indefinito la demolizione di opere in precedenza illegalmente realizzate.Pertanto, è legittimo l’ordine di demolizione dell’intero manufatto, anche se per alcune opere meramente complementari fosse in precedenza intervenuta revoca dell’ordine di demolizione.

  5. L’ordine di demolizione non debba essere motivato. È quindi valido se non vengono indicate le ragioni per cui il proprietario dell’opera è tenuto a rimuoverla.

    1. L’ordine di demolizione è un provvedimento tipico quando viene accertato un abuso edilizio. La demolizione di un immobile abusivo può essere disposta:
      dal giudice penale, a seguito di accertamento del reato di abuso edilizio;
      dalla pubblica amministrazione, anche quando l’abusività non integra il reato. Contro il provvedimento che ordina la demolizione è possibile fare ricorso al Tar.
      un abuso edilizio può far scattare una doppia tipologia di sanzioni:
      la condanna all’ammenda e/o all’arresto;
      la condanna a demolire l’immobile abusivo.
      Veniamo ora al problema centrale dell’articolo: come si fa eseguire una sentenza di demolizione? Mettiamo il caso che Tizio sia stato condannato a demolire l’immobile che ha illecitamente costruito su un suolo ove insisteva un vincolo paesaggistico. Tizio, in spregio a qualsiasi ordine dell’autorità competente, decide di non obbedire, continuando a godere dell’immobile. Cosa fare? Come portare a esecuzione una sentenza di demolizione?È molto semplice: se non provvede il condannato, dovrà farlo qualcun altro al suo posto e a sue spese. In altre parole, se il condannato alla demolizione non ottempera all’ordine del giudice, allora occorrerà che la demolizione avvenga con la forza, anche contro la volontà del condannato che non si rende disponibile a collaborare.In casi del genere, il giudice ordinerà che la demolizione avvenga con l’impiego degli opportuni strumenti, anche contro la volontà del condannato, e con l’intervento dell’autorità pubblica, se necessario.

    2. Va specificato che il giudice penale, oltre a dover tener conto dell’impatto dell’ordine di demolizione sulle condizioni di vita del condannato, potrebbe anche revocare la condanna alla demolizione quando ne ricorrano i presupposti.Secondo la giurisprudenza, il giudice ha l’obbligo di revocare l’ordine di demolizione del manufatto abusivo impartito con la sentenza di condanna o di patteggiamento, ove sopravvengano atti amministrativi con esso del tutto incompatibili, ed ha, invece, la facoltà di disporne la sospensione quando sia concretamente prevedibile e probabile l’emissione, entro breve tempo, di atti amministrativi incompatibili.Ad esempio, il giudice penale dovrà revocare l’ordine di demolizione se, nel frattempo, è intervenuto un atto della pubblica amministrazione che ha sanato l’irregolarità, magari conferendo all’immobile una diversa destinazione.
      Per la precisione, la revoca dell’ordine di demolizione si può avere:
      se è stato ottenuto un permesso di costruire in sanatoria;
      in presenza di una richiesta di sanatoria o di condono con accertamento da parte del giudice penale della sussistenza di elementi che facciano ritenere plausibilmente prossima l’adozione, da parte dell’autorità amministrativa competente, del provvedimento di accoglimento (in questo caso si tratta di sospensione dell’ordine di demolizione);
      quando c’è un provvedimento amministrativo che conferisce all’immobile una diversa destinazione.

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