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Affido esclusivo: ultime sentenze

30 Aprile 2020
Affido esclusivo: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: affidamento esclusivo ad uno dei genitori e totale inidoneità educativa dell’altro genitore; mancato rispetto dell’obbligo di mantenimento del minore; manifesta carenza o inidoneità educativa di un genitore o sua obiettiva lontananza o suo sostanziale disinteresse per il minore.

L’affidamento esclusivo

La deroga alla regola dell’affidamento condiviso può operare quando risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (nel caso di specie il tribunale ha ritenuto sussistenti le condizioni per disporre l’affido esclusivo alla madre, poiché la carenza e l’inidoneità genitoriale del padre, tali da giustificare l’affidamento esclusivo della figlia alla madre, erano rappresentati dalla violazione sistematica degli obblighi di cura e sostegno materiale e morale, attuata attraverso il mancato rispetto dell’obbligo di mantenimento della figlia minore, circostanza peraltro provata anche attraverso la produzione dei provvedimenti assunti in sede penale).

Tribunale Cosenza sez. II, 07/03/2020, n.516

L’interesse del minore

In virtù della disciplina prevista dalla l. n. 54/2006, il Giudice deve preferire la soluzione dell’affidamento condiviso, salvo che esso risulti contrario all’interesse del minore. L’affidamento condiviso, infatti, presupponendo un comune impegno progettuale in ordine alle scelte relative alla vita della prole, nonché in ordine alla cura della prole medesima nell’ambito della gestione dei vari incombenti della vita quotidiana, si pone come regola generale, rispetto alla quale la soluzione dell’affido esclusivo costituisce l’eccezione, ed è derogabile solo laddove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore.

Tribunale Monza sez. IV, 11/12/2018, n.3001

Divorzio e affido esclusivo dei figli

In tema di divorzio, a seguito delle modifiche introdotte dalla l. 54/2006 e dal d.lgs. n. 154/2013, il regime di affido esclusivo può essere disposto con provvedimento motivato solo qualora l’affidamento all’altro genitore sia contrario all’interesse del minore: dunque il legislatore ha reputato aprioristicamente più rispondente agli interessi della prole l’affidamento della stessa ad entrambi i genitori mentre per l’adozione di un diverso regime (nel caso di specie quello esclusivo) si richiede la sussistenza di ragioni che presentino detto affidamento maggiormente idoneo a salvaguardare gli interessi della prole (nel caso di specie il Collegio ha ritenuto rispondente all’interesse della figlia minore disporre l’affido esclusivo alla madre in ragione del completo disinteresse del padre, sia sotto il profilo della contribuzione al mantenimento della minore, sia in ordine alla frequentazione,oltre al fatto che il padre risultava essere divenuto irreperibile).

Tribunale Modena sez. I, 04/06/2019, n.859

Regola dell’affidamento condiviso dei figli: quando è derogabile?

La L. 56 del 2006 stabilisce che il Giudice deve preferire l’affidamento condiviso, salvo che risulti contrario all’interesse del minore. L’affidamento condiviso presuppone un comune impegno progettuale in ordine alle scelte relative alla vita della prole nonché in ordine alla cura della prole medesima nell’ambito della gestione dei vari incombenti della vita quotidiana.

L’affido condiviso si pone come regola generale, rispetto alla quale la soluzione dell’affido esclusivo costituisce l’eccezione, derogabile solo laddove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore (quali le ipotesi di manifesta carenza o inidoneità educativa di un genitore o di sua obiettiva lontananza o di un suo sostanziale disinteresse per il minore, con valutazione adeguatamente motivata dal Giudice, in positivo sull’idoneità del genitore affidatario e, in negativo, sulla idoneità educativa dell’altro genitore e sulla non rispondenza dell’affido condiviso all’interesse del minore).

Tribunale Monza sez. IV, 30/01/2020, n.206

Quando l’affidamento condiviso è pregiudizievole per l’interesse del minore?

L’unico elemento che può indurre all’affido “esclusivo” può e deve riferirsi esclusivamente all’eventuale pregiudizio che i figli subirebbero da un affido condiviso. Qualora, infatti, non si accerti che l’affido ad uno dei due genitori determini un pregiudizio a figlio, dovrà necessariamente disporsi l’affido congiunto, per far sì che i conflitti infragenitoriali non possano influire negativamente sulla prole.

Occorre, altresì, precisare che la valutazione dell’eventuale pregiudizio (in astratto) del minore in rapporto all’affido condiviso dovrà necessariamente prendere in considerazione il rapporto diretto genitore/figlio, e solo qualora questo rapporto diretto rechi pregiudizio al minore, solo in tal caso, si dovrà negare l’affido (anche) a quel genitore, comprimendogli il suo diritto/dovere/potestà, in favore dell’altro.

L’affido condiviso, infatti, rappresenta un valore intrinseco, sotteso al mantenimento del contatto primario del minore con il genitore, anche considerato che dal lato pratico, ogni eventuale pregiudizio, che non sia correlato ad un’inidoneità del genitore a prendersi cura del minore o ad una profonda compromissione del rapporto padre/filglio, può, in linea di principio, essere eliminato dall’intervento del Giudice nel disciplinare il mènage familiare.

Corte appello Catanzaro sez. I, 14/11/2019, n.2178

Totale disinteresse e mancanza di partecipazione alla vita del minore

È ben vero che il giudice, nel decidere sull’affidamento della prole, deve far riferimento in via prioritaria al principio della bigenitorialità con conseguente affidamento dei figli ad entrambi i genitori, mentre deve disporre l’affidamento esclusivo solo se l’affidamento condiviso risulti in contrasto con il supremo interesse dei minori, ma il provato completo disinteresse del padre ai bisogni sia morali che materiali del minore (manifestatosi in modo evidente in diversi anni), legittima la richiesta della madre di affido esclusivo. Invero l’affido condiviso presuppone la costante collaborazione tra genitori nel percorso di crescita, educativo e formativo del minore, che, in caso di disinteresse del genitore, manca del tutto, stante l’inidoneità dello stesso ad occuparsi in maniera costante del figlio.

Tribunale Vicenza sez. II, 11/11/2019, n.2328

Prevalenza dell’affido esclusivo su quello condiviso

In tema di famiglia, se il giudice vuole allontanarsi dal paradigma legale dell’affido condiviso, optando per quello esclusivo, deve sempre accertare, utilizzando i mezzi di prova del processo civile, l’importanza e il peso di ogni elemento che abbia caratterizzato la condotta genitoriale inadeguata, mentre non può limitarsi a recepire le conclusioni dei consulenti tecnici che abbiano accertato la Pas (sindrome di alienazione parentale).

Ad affermarlo è la Cassazione che torna così a definire i criteri per far valere in giudizio la Pas. Nel caso di specie, la Corte ha rinviato ai giudici d’appello la sentenza che aveva disposto l’affido esclusivo di un figlio minore al padre, stabilendo l’allontanamento dalla casa dove viveva con la madre e la collocazione per sei mesi presso una comunità dedicata alla cura e al sostegno dei minori e solo in seguito il collocamento presso l’altro genitore.

Tale decisione si era però fondata solo sul giudizio del Ctu, per il quale il comportamento della madre aveva inciso nella diagnosi di alienazione parentale del figlio nei confronti del padre. L’affido esclusivo, tuttavia, è sempre una extrema ratio e il giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti, al fine di “preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena”.

Cassazione civile sez. I, 16/05/2019, n.13274

Manifesta carenza o inidoneità educativa del genitore

L’affidamento ad entrambi i genitori, previsto come regola dall’art. 337 ter c.c., comporta l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi i genitori e una condivisione delle decisioni di maggiore importanza. Alla regola dell’affidamento condiviso, costituisce eccezione la soluzione dell’affidamento esclusivo: all’affidamento condiviso può infatti derogarsi solo ove esso risulti “contrario all’interesse del minore” ai sensi dell’art. 337 quater, co. 1, c.c.

Non essendo state tipizzate le circostanze ostative all’affidamento condiviso, la loro individuazione è rimessa alla decisione del Giudice. Di conseguenza, perché possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, occorre che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore, con la conseguenza che l’esclusione della modalità dell’affidamento condiviso dovrà risultare sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa del genitore che in tal modo si escluda dal pari esercizio della potestà genitoriale e sulla non rispondenza, quindi, all’interesse del figlio dell’adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento.

(Nel caso di specie è stato disposto l’affido esclusivo alla madre della figlia minore poiché è stata provata inequivocabilmente la carenza genitoriale del padre concretatasi in atti sessuali compiuti sulla figlia minore, condotte che hanno gravemente contravvenuto ai più elementari doveri genitoriali e che hanno comportato la condanna penale dello stesso, con contestuale interdizione dalla responsabilità genitoriale sulla figlia).

Tribunale Grosseto, 14/01/2019, n.19

Incapacità di entrambi i genitori di risolvere la propria conflittualità

Posto che il decreto della corte d’appello, in tema di affidamento e di mantenimento dei figli minori, nella specie di genitori non coniugati, è ricorribile per cassazione, perché caratterizzato da decisorietà e definitività, pur se rebus sic stantibus, è conforme a legge e congruamente motivato il provvedimento che ha disposto l’affido esclusivo alla madre di una minore, ormai adolescente, con sospensione degli incontri con il padre, ma con incarico ai servizi sociali di attivare un intervento di supporto psicologico in favore della minore stessa, tenuto conto di una complessa situazione di fatto contrassegnata: a) dal fermo rifiuto di quest’ultima di incontrare il padre, b) dalla incapacità di entrambi i genitori di risolvere la propria conflittualità, nell’interesse di un sereno sviluppo della figlia, c) dalla lontananza tra il luogo di abitazione della minore e quello del padre, che obiettivamente ha aggravato la situazione conflittuale in atto, d) dall’esigenza di attendere il completamento del percorso individuale di crescita e di rielaborazione dei vissuti interiori rispetto alla figura paterna da parte della minore stessa, attraverso il richiamato supporto psicologico.

Cassazione civile sez. I, 28/11/2018, n.30826

Provvedimento d’urgenza del giudice

Il giudice può, con provvedimento d’urgenza, anche prima dell’instaurazione del contradditorio, statuire sull’affidamento di un minore, al fine di assicurargli tutela piena e immediata (nella specie, è stato disposto l’affido esclusivo alla madre di una minore, figlia di genitori non coniugati, il cui padre vive all’estero, in Guatemala, e non se ne prende cura da anni, non essendo stato possibile notificargli tempestivamente il ricorso introduttivo).

Tribunale Roma, 04/12/2017

Quando va concesso l’affido esclusivo dei minori a un genitore?

Va accolta la richiesta di affido esclusivo dei minori alla madre qualora sia accertato che il padre sia una presenza incostante (il padre si assenta per lunghi periodi per svolgere attività commerciali all’estero).

Tribunale Ravenna, 09/08/2017, n.757

Quando l’affido esclusivo è contrario all’interesse del minore?

L’affido esclusivo è contrario all’interesse del minore se il genitore non garantisce l’accesso del figlio al genitore non affidatario e tiene comportamenti ostacolanti il recupero della relazione tra il minore e il genitore non collocatario. In questi casi, è opportuno disporre l’affidamento del minore ai Servizi Sociali con collocamento presso un genitore, anche raccomandando ai genitori percorsi a sostegno della genitorialità.

Tribunale Genova sez. IV, 21/07/2017



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12 Commenti

  1. Un padre che si disinteressa del figlio, dimostrando di non tenerci perché non versa l’assegno di mantenimento, né partecipa agli eventi più importanti della sua giovane vita, come ad esempio la comunione e la cresima, non può poi pretendere l’affidamento condiviso del minore; per cui, in questi casi, il giudice può disporre l’affidamento esclusivo in favore della madre presso cui il bambino vive.

  2. La domanda di affidamento esclusivo presuppone la separazione dei coniugi; possibile, invece, la richiesta di cambio di residenza del minore; in tal caso il giudice decide nell’interesse del figlio ma col fine di conservare l’unità della famiglia.

    1. La legge non consente ai coniugi di chiedere l’affido esclusivo dei figli al di fuori di fuori di una domanda di separazione o divorzio o di modifica delle condizioni ad essi relative. Si presume, infatti, che quando la coppia di genitori è ancora unita essa debba esercitare in modo congiunto la responsabilità genitoriale sui minori, tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni della prole. Ciò vale sempre ed è tanto vero che, anche in caso di separazione o divorzio (come pure di rottura della relazione di fatto), la soluzione dell’affido esclusivo rappresenta una scelta estrema che solo il giudice può assumere (anche indipendentemente dalla richiesta della parti), motivando adeguatamente la sua decisione “in negativo”: ossia spiegando le specifiche ragioni per le quali ravvisa la inidoneità genitoriale di quel genitore che abbia deciso di escludere dal pieno esercizio della responsabilità genitoriale. In caso contrario, la regola rimane quella dell’affido condiviso.

  3. Io e mio marito viviamo da alcuni anni in città diverse per motivi di lavoro. Nostra figlia (che frequenta le scuole elementari) è rimasta a vivere con il padre ma solo formalmente, perché di fatto sono i miei suoceri ad occuparsene anche a causa di problemi di salute di mio marito. Durante la lontananza i rapporti tra me e lui si sono raffreddati e ho pensato di chiedere la separazione, ma per il momento vorrei solo avere con me la bambina ma mio marito non è d’accordo. Posso chiedere l’affido esclusivo della piccola? Che succede se i coniugi non si accordano sulle questioni riguardanti i figli?

    1. Nel caso prospettato, è naturale che la situazione ideale sarebbe rappresentata dalla soluzione di ottenere il consenso del coniuge a detto trasferimento, atteso che il cambio di residenza del minore rappresenta una di quelle decisioni di maggior interesse che i genitori (coniugati o meno che siano) sono tenuti a prendere di comune accordo proprio al fine di salvaguardare il benessere della prole. Ove, però, l’accordo manchi, ciò non toglie che ciascuno di essi possa comunque rivolgersi al giudice.Ma in che modo? A riguardo, con una pronuncia dello scorso anno, il Tribunale di Milano ha chiarito quale debba essere la procedura da intraprendere in caso di insorgenza di contrasti tra i genitori sulle questioni riguardanti i figli. Nello specifico, il giudice meneghino ha spiegato che se (come nel caso di specie) il nucleo familiare non è ancora disgregato, va applicata la disciplina prevista in caso di “contrasti insorti nell’esercizio della responsabilità genitoriale” poiché si tratta di una norma che ha la espressa finalità di conservare l’unità familiare. Tale disciplina potrà essere invocata da un genitore (coniugato o non coniugato) sempre che, tuttavia, la coppia di genitori non abbia ancora una causa in corso (di separazione o di regolamentazione giudiziale riguardo all’affidamento della prole). Ove, tale causa sia già stata iniziata, in tal caso andrà applicata la disciplina relativa alle inadempienze o violazioni dei provvedimenti in vigore riguardo ai figli.

    1. Il procedimento da intraprendere (che, quindi, nel caso di specie è quello relativo ai contrasti riguardanti l’esercizio della responsabilità genitoriale) prevede la possibilità da parte di ciascuno dei genitori, qualora sussista un contrasto su questioni di particolare importanza riguardanti i figli (tra le quali rientra senz’altro la questione della residenza), di ricorrere al tribunale del luogo di residenza abituale del minore indicando i provvedimenti che ritiene più idonei.
      L’istanza può essere proposta senza formalità (e cioè anche senza necessità di un avvocato).
      Di seguito il giudice, sentiti i genitori e disposto l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento (capacità questa riconosciuta, di solito, ai minori in età scolare):
      – suggerisce le soluzioni che ritiene più utili nell’interesse del figlio e dell’unità familiare;
      – se il contrasto permane, attribuisce il potere di decidere (in merito alla specifica questione) a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l’interesse del figlio.

    1. Per l’eventualità in cui, invece, la lettrice decida di depositare, anziché detta istanza informale, una domanda di separazione, il consiglio è quello di valutare adeguatamente l’idea di chiedere l’affido esclusivo della bambina, atteso che, per vedersi accogliere una simile richiesta, dovrà al contempo essere in grado di provare al giudice l’assoluta incapacità genitoriale del padre; prova questa niente affatto facile e che potrebbe addirittura rivelarsi controproducente. Nel caso in cui, infatti, l’istanza di affido esclusivo si riveli del tutto priva di fondamento, il giudice potrà:
      – prendere dei provvedimenti nell’interesse della bambina che tengano in debito conto del comportamento della madre: come quello di disporre l’affido esclusivo proprio in favore del padre,
      – condannare, anche d’ufficio (cioè senza che gliene sia stata fatta una richiesta espressa) la madre al risarcimento del danno da responsabilità aggravata (con una somma determinata in via equitativa) nel caso in cui ritenga che questa abbia agito in giudizio con mala fede o colpa grave

  4. E se il padre non partecipa alla vita quotidiana della bambina?non avendo mai chiamato le tate dell’asilo per conoscere il suo percorso?si potrebbe avere l’affidamento?

    1. Per tutte le informazioni consigliamo la lettura dei seguenti articoli:
      -Affidamento esclusivo dei figli https://www.laleggepertutti.it/352122_affidamento-esclusivo-dei-figli
      -Affido esclusivo: presupposti https://www.laleggepertutti.it/277620_affido-esclusivo-presupposti
      -L’affidamento esclusivo dei figli minori https://www.laleggepertutti.it/167693_laffidamento-esclusivo-dei-figli-minori
      -Affidamento esclusivo: quando e come chiederlo https://www.laleggepertutti.it/357044_affidamento-esclusivo-quando-e-come-chiederlo

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